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CULTURA & SOCIETA'

Con l’autunno l’ischitano si rimette le scarpe nuove e butta via quelle usate. L’artigianato locale perde la figura storica del calzolaio che riparava le scarpe

SULL’ISOLA SCOMPAIONO LE “RIPARAZIONI” - RESISTE ANCORA LA VECCHIA CROMATINA – TUTTO UN MONDO OSSESSIONATO DALLE CONTINUE “NOVITA” PER UOMO E PER DONNA - E’ l’effetto del progresso, della buona economia, dove la crisi c’è, ma in pochi l’avvertono. E’ l’effetto anche della cultura dello spreco, della baldanza di non curarsi della spesa, del piacere di apparire con le scarpe nuove di acquisto, della vanità di ostentarle provando la soddisfazione di averle cambiate prima e subito. Insomma, tanta roba per affondare una categoria, quella del calzolaio di paese che fino a ieri ha fatto la storia di un mestiere apprezzato nella sua continuità e semplicità. Ciro Ferrandino l’ultimo calzolaio del quartiere di San Ciro a buttare la spugna e deceduto alcuni anni fa a 81 anni

Con l’autunno sull’isola e non solo, si mettono da parte sandali e zoccoletti e si tirano fuori le scarpe, quelle che ti calzano il piede per intero e lo proteggono dall’umido e dal freddo dell’aria aperta, anche ed per sentirsi più comodi di fronte agli effetti naturali della nuova stagione che prelude ai mesi invernali. Insomma si ricorre alle scarpe, sicuramente nuove, perche quelle già usate, specie se hanno qualche piccola mancanza, sono da buttar via. Quando si parla di scarpe oggi si pensa subito al negozio “buono” dove le scarpe hanno costi alti e quindi sono di prima qualità,che ti fanno fare bella figura.

L'ULTIMO CIABATTINO DI ISCHIA CIRO FERRANDINO SCOMPARSO SEI ANNI FA
L’ULTIMO CIABATTINO DI ISCHIA CIRO FERRANDINO SCOMPARSO SEI ANNI FA

Al calzolaio nella sua finzione di artigiano utile che ti ripara le scarpe, non si pensa più. Bisogna prendere atto che il calzolaio, sull’isola, è un altro mestiere artigianale quasi del tutto estinto. Se ne ha una traccia a Sant’Angelo, ma solo per confezionare sandali estivi per i turisti in vacanza o di passaggio, e null’altro. Oggi le scarpe, al primo segno di usura vengono buttate via e non più portate dal calzolaio. Per questo la figura, il ruolo del calzolaio del paese, della contrada e della città, il suo ruolo nel mestiere, socialmente utile, nella tradizione e nella passione, non ha più ragione di esistere. Si è perso il concetto della riparazione del proprio paio di scarpe, perche si hanno mezzi per comprarne subito un altro paio fra i modelli a scelta, E’ l’effetto del progresso, della buona economia, dove la crisi c’è, ma in pochi l’avvertono. E’ l’effetto anche della cultura dello spreco, della baldanza di non curarsi della spesa, del piacere di apparire con le scarpe nuove di acquisto, della vanità di ostentarle provando la soddisfazione di averle cambiate prima e subito. Insomma, tanta roba per affondare una categoria, quella del calzolaio di paese che fino ad ieri ha fatto la storia di un mestiere apprezzato nella sua continuità e semplicità. Oggi le nuove generazioni dell’isola d’ Ischia ed altre località benestanti, si domandano chi è, cos’è il calzolaio? Il calzolaio è un artigiano cherealizza e ripara scarpe ed accessori quali borse, cinture ed abbigliamento in pelle. Il lavoro dei calzolai è per lo più concentrato nella riparazione.

Si va dalla sostituzione del soprattacco fino alla risuolatura completa in cuoio nonché, grazie alle nuove tecniche di incollaggio, la sostituzione dei fondi completi delle scarpe da trekking (scarponi da campagna e da montagna) e delle calzature di tutti i giorni che hanno un fondo in gomma. I materiali che essi utilizzano di più sono il cuoio, la gomma e la pelle. La maggior parte dei calzolai che creano scarpe su misura utilizzano forme in legno o più comunemente in materiale plastico. Essi ricavano direttamente dalla forma il modello. Una volta estrapolato creano il modello in cartone di fibra per poi successivamente realizzare la tomaia. Ad Ischia, dagli anni ’30 fino ad un decennio fa, si è avuto una gamma di calzolai di tutto rispetto, fra quelli davvero bravi e altri al quanto bravi meritevoli della fiducia. L’ultimo degliischitani che ha retto nel mestiere con servizio e passione è stato Ciro Ferrandino il calzolaio di San Ciro in via delle Terme a porto d’Ischia, scomparso alcuni addietro a 81 anni.“In tutta la mia vita ho riparato milioni di scarpe. Ma oggi il mio è un mestiere destinato a scomparire”, aveva dichiarato Ciro prima di gettare la spugna e chiudere un’attività che aveva amato tanto e con la quale aveva ridato vita a sandali e mocassini. aveva appreso i trucchi del mestiere da Umberto De Luciano, altro storico calzolaio di Porto d’Ischia con bottega nella centralissima via Roma dove poi è nato l’accorsato negozio “Calzature Umberto” oggi rimodernato e rilanciato. Nella stessa strada negli anni ’30 si ricorda il calzolaio Pilato detto ‘U Lupo, negli anni ’40 il calzolaio Biagio Vottola personaggio intraprendente che trasformò il suo laboratorio in discreto calzaturificio dove si confezionarono i primi sandali ed i primi mocassini per quel tempo. Biagio Vottola, amico di Vincenzo Telese, partecipò come candidato al consiglio comunale di Ischia del ’46 con successo.

Infatti fu eletto consigliere mentre Telese vincendo le elezioni, divenne sindaco d’Ischia, Erano entrambi giovani: Telese continuò a fare il sindaco di Ischia per oltre venti anni, Biagio Vottola con la famiglia emigrò in Argentina sistemandosi a Mar del Plata, dove fondò la Fedreazione degli italiani col nome di “Casa d’Italia”. Sempre lungo via Roma fino alla salita San Pietro, un posto nella storia dei calzolai di Ischia degli anni ‘50 e ‘60, hanno diritto ad averlo il l’invalido Aniello Messina, Gabriele specializzato nella realizzazione di sandali, un altro Aniello e Mastu Pierino Corsi, il primo rimanendo calzolaio fino alla fine e il secondo facendo il salto di qualità con l’apertura di un nuovo negozio di scarpe rimasto in attività fin a qualche mese fa, poi la chiusura definitiva dopo tanti di onorata presenza in piazza. Ed ancora in piazza Croce prima dell’arrotino, svolgeva la sua prima attività di calzolaio negli anni ’40 e ’50 Carmine Di Manso. Ad Ischia Ponte, Calzolaio di riguardo negli anni ’40 e ’50 era Mastantunino con la sua bottega in via Luigi Mazzella nei pressi del vecchio piscinale, seguito da Mast’Andrea in via Giovan Battista Vico, da Tore ‘O Stuorto in via Luigi Mazzella, da Peppino Buono in via Seminario, Ciccio Colonna in vico Marina e poi anch’egli in via luigi Mazzella fino a quando emigrò in San Pedro di California dove ha continuato il suo mestiere di calzolaio. In pèiuazza Croce ancora prima dell’arrotino, svolgeva la sua prima attività di calzolaio negli anni ’40 e ’50 Carmine Di Manso. Infine ha operato in mestiere un’altra trentina di Calzolai sparsi per il resto dell’isola, smettendo costoro l’attività solo negli anni ’70. Chi ha raccolto il testimone, ma solo per dedicarsi al commercio delle scarpe, oggi si ritrova a gestire moderni magazzini di calzature per uomo-donna bambini con modelli di scarpe sofisticate e costose.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano Fotoreporter

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Rossy

Se queste figure storiche non esistono più ce la dobbiamo prendere solo con noi stessi. Oramai vogliamo tutto e subito. Il calzolaio e altri artigiani sono solo dei bei ricordi. Ero piccola e mi sembra di sentire mia madre ( come fosse ieri ) che mi diceva di scendere giù dal calzolaio o a portare le scarpe ad aggiustare o a vedere se erano pronte per il ritiro. Il nostro calzolaio si trovava proprio giù al nostro palazzo, quando ci entravo si respirava aria di scarpe, ed era piacevole. Posso dire anche che era diventato uno di famiglia, non era per niente un estraneo. Altri tempi che purtroppo non torneranno più.

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