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Concerti delle feste, a Fontana il Coro Ars Nova Ischia

Gianluca Castagna | Serrara Fontana – Sono insieme dal 2010. Un gruppo di amici che già cantavano in chiesa ma che desideravano allargare la propria esperienza oltre il repertorio sacro. Oggi è una corale tra le più attive, affermate e seguite dell’isola d’Ischia. Nemmeno il gelo rigidissimo di queste giornate ha fermato il pubblico, numeroso oltre ogni aspettativa, andato ad ascoltarli in concerto alla Parrocchia di Santa Maria della Mercede di Fontana per “Christmas is”, esibizione musicale che ha mescolato classici della tradizione natalizia (“O Come All Ye Faithful”, il nostro “Adeste fideles”), standard gospel (“Amazing grace”; “Down by the riverside”) ed evergreen pop (“Allelujah” di Cohen, “Love theme” di Morricone; “Feliz Navidad”) riarrangiati per un’esecuzione che valorizzi la policromia di voci.
Il coro Ars Nova  durante un momento del concerto 'Christmas is' (foto terza)Protagonista di una giornata della Befana all’insegna del canto è stato il Coro Ars Nova, ensemble oggi composto da 20 elementi (nella classica suddivisione soprano, contralto, tenore e basso) più un organico musicale che comprende batteria, pianoforte e contrabbasso. Un’esperienza non solo musicale, in sinergia con persone anche diverse tra di loro ma pronte al confronto e a tirare fuori quell’energia che si sprigiona solo dal cantare insieme. È straordinario vedere giovani, adulti e persone anche di una certa età imparare a cantare, muoversi a tempo e lasciarsi trascinare dall’espressione forse più spontanea, diretta e liberatoria: il canto.
Cantare in coro è però anche una vera e propria disciplina, dove c’è bisogno di ordine, attenzione, concentrazione, controllo, capacità di ascolto e sensibilità. E soprattutto qualcuno che aiuti le diverse voci a diventare una voce sola. A fare in modo che melodie percepite in maniera diversa da ciascuno si fondino in una sola armonia. Il maestro del Coro Ars Nova Ischia si chiama Stefano Impagliazzo, ha 45 anni e vive a Panza, come buona parte degli elementi di questa corale. Il Golfo lo ha incontrato per conoscere (e raccontarvi) meglio questa originale realtà musicale dell’isola d’Ischia.

Com’è nata questa avventura?
«Il coro è nato nel novembre del 2010, con gruppo di amici volevamo fare qualcosa di diverso dal cantare musica sacra. Affrontare un repertorio pop jazz, o anche legato alla tradizione musicale partenopea, ma adattato a una polifonia di voci. Ci incontriamo due volte a settimana qui a Panza, nella Parrocchia di San Leonardo Abate, dove proviamo per circa un paio d’ore. In questi anni abbiamo consolidato un repertorio che va dal jazz anni ‘30 a “Skyfall” di Adele».
Dove vi esibite di solito?
«Oltre alle parrocchie, in questi anni ci siamo esibiti un po’ dappertutto. Ricordo con piacere il concerto tenuto insieme al soprano Katia Ricciarelli nella tenuta dei Giardini Arimei, a Montecorvo. O i recital al Castello Aragonese, che resta uno dei nostri spazi preferiti per l’incredibile energia che si sprigiona. E ancora nella tenuta Piromallo, a Sant’Angelo, in molte strutture alberghiere dell’isola».
Più difficile cantare all’esterno o all’interno?
«L’esterno presenta indubbiamente più difficoltà. Se non c’è una buona amplificazione naturale, il suono rischia di perdersi. All’interno, invece, è più semplice, le voci si amalgamano meglio e si sente di più. Quello che manca a Ischia è una sala con una buona acustica dove poter cantare. Ecco perché ci esibiamo spesso nelle chiese, per quanto il nostro repertorio non sia sacro».
Quale è la difficoltà di un maestro nel dirigere un coro?
«Amalgamare le voci, bilanciarle e al tempo stesso farle sentire tutte. Una voce non deve prevalere sull’altra. E’ un lavoro molto delicato. Diversi elementi, con diverse estensioni vocali, cantano una stessa melodia. Quelle voci diverse devono diventare un’unica voce e le melodie, a volte molto diverse, fondersi in armonia.
Non è semplice».
La dote che deve avere una voce per funzionare in un coro.
«Capacità di ascolto. Ho tanti amici che sono bravissimi solisti, con voci fantastiche, ma non funzionerebbero in un coro perché non riescono a captare le altre voci. Facciamo tante prove proprio perché ogni elemento impari a sentire la voce vicina e allo stesso tempo non lasciarsi trascinare. Tutti conosciamo un brano, lo cantiamo a modo nostro. Quando si fa parte di un coro, e c’è un arrangiamento preparato per quell’ensemble, bisogna cantare la propria parte ascoltando contemporaneamente anche le altre, senza andare fuori tempo».
Foto secondariaCosa fa il direttore durante uno spettacolo?
«Coordina il coro, riporta il tempo, decide tutto quello che si è preparato nei lunghi mesi di prove, tira fuori l’anima. Bisogna seguire il direttore se si vogliono ottenere dei buoni risultati perché il coro traduce in canto quel che il direttore vuole trasmettere: le sfumature, i colori, i vari accenti. Che possono cambiare anche in base allo spazio dove ci si esibisce. La posizione dei coristi durante il concerto, ad esempio, non è sempre la stessa. Abbiamo una struttura di massima, chiaramente, quella a scalone. Però a volte la modifichiamo in base alla location dove ci esibiamo. Insomma una squadra che può cambiare un po’ come le squadre di calcio quando scendono in campo».
Come è nata la tua passione per la musica?
«Sempre appassionato fin da bambino. Suonavo il pianoforte, poi la passione è anadta avanti negli anni. L’ho anche lasciata per un periodo, poi ho ripreso incominciando a studiare direzione di coro, imparando come funzionava, cos’è un arrangiamento, un’armonizzazione, un contrappunto».
Inviti un giovane a far parte di una corale.
«La forza del coro non si esaurisce nella performance vocale. E’ l’unione di più persone che decidono di fare musica insieme, ma non solo. Non c’è occasione migliore per lanciare messaggi di amicizia, comunicazione e spirito di squadra».

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