CRONACA

Condoni e proposta-Rispoli, Ferrandino: «È la strada giusta, ma stop ai condizionamenti»

Il sindaco di Ischia guarda con favore alla soluzione lanciata dal professore, ma denuncia il distacco tra le istanze dei territori e la politica nazionale: «Lo snodo cruciale sta nel riuscire a innescare l’iter legislativo»

La proposta lanciata dal professor Francesco Rispoli sulle colonne de Il Golfo ha innescato un grande dibattito. L’ipotesi di portare a conclusione l’esame delle istanze di condono tramite una procedura che agevoli il lavoro degli uffici tecnici e che si basi su alcune autocertificazioni da parte dei richiedenti, è stata oggetto di analisi e di notevole interesse, anche al di fuori dell’isola. Secondo il docente universitario, una parte importante per l’approvazione di tale sistema a livello nazionale la rivestono i sindaci isolani, che dovrebbero farsi promotori di una proposta unitaria.

«C’è necessità di un norma nazionale che semplifichi le procedure, ma in generale tale norma deve rivedere il ruolo delle Sovrintendenze, è un tema cruciale»

E proprio a uno dei sindaci, il primo cittadino di Ischia Enzo Ferrandino, abbiamo chiesto un parere su tale ipotesi: «In momenti di particolare difficoltà come quello che sta vivendo il nostro Paese – ha dichiarato il sindaco – menti illuminati come quella del professor Rispoli riescono a focalizzare l’attenzione su temi di fondamentale importanza e attualità nella nostra comunità. Nella sua proposta, il professore richiama l’attenzione sulla questione dei condoni edilizi sul territorio isolano, che è un problema mai affrontato in maniera realmente risolutiva in oltre trentacinque anni. Il contribuito che egli ha manifestato è sicuramente fondato e argomentato, e merita la dovuta attenzione: senza dubbio i sindaci converranno sull’importanza del sostegno da dare a tale proposta, anche perché la soluzione prospettata rientra tra i ragionamenti già avviati da tempo nel confronto istituzionale con chi materialmente governa le leve per innescare i relativi processi o comunque per attualizzare e rendere concreto il contributo che ha portato il professor Rispoli». A questo punto Enzo Ferrandino fa una considerazione di carattere politico, che si riverbera anche sulle dinamiche legislative: «Tuttavia, dobbiamo anche essere onesti nel riconoscere che l’attuale impalcatura istituzionale, con l’attuale sistema elettorale crea comunque un diaframma, un distacco netto tra la politica nazionale e le politiche dei territori, distacco sintetizzato dall’assenza del voto di preferenza: non avendo espressioni del territorio che fungono in Parlamento da megafono delle legittime istanze che provengono dai territori, si innesca questa sorta di cortocircuito dove le idee valide e concrete trovano poi difficoltà ad avere accesso nelle aule dove si decide.

«È una democrazia a due velocità: su temi che hanno valenza regionale, oggi in qualche modo otteniamo delle risposte. Invece a livello nazionale l’iter è macchinoso, a causa di un diaframma, tra le voci dei territori e le risposte del Parlamento, con quest’ultimo che in assenza del voto di preferenza è determinato dalle segreterie di partito»

E questo è successo anche in passato, poiché a livello nazionale la politica viene diretta dalle segreterie di partito che, ahinoi, non rispondono ai territori, ma finiscono per rispondere all’opinione pubblica nazionale che in più momenti e a più riprese sul tema dei condoni si è schierata contro, apertamente e in maniera “bacchettona”. Questo è un aspetto importante che bisogna tenere in considerazione». Dunque, massimo supporto alla proposta-Rispoli, ma con un distinguo: «Come sindaci, siamo pronti come sempre, oltre che uniti, su questo tema così come su altri, a cercare di fare la nostra parte a vantaggio della nostra comunità. Il punto focale è che non siamo noi a decidere in ultima istanza. Di sicuro c’è necessità di un norma nazionale che semplifichi le procedure, ma in generale tale norma deve rivedere il ruolo delle Sovrintendenze. Il tema cruciale è questo. Di fatto abbiamo una democrazia che funziona a due velocità: su temi che hanno valenza regionale, per la tipologia di rapporto e di interlocuzione che si genera tra i territori e l’ente regionale, oggi in qualche modo otteniamo delle risposte. Cosa che invece a livello nazionale diventa molto più macchinosa, appunto a causa di quel già citato diaframma, rappresentato da una partecipazione democratica molto indiretta: con le segreterie di partito che determinano la composizione del Parlamento, quando si vota su questi temi non si segue l’impulso sano e responsabile proveniente dai territorio, ma si finisce per inseguire quell’opinione pubblica spesso vittima a sua volta di pregiudizi nei confronti delle comunità locali. Dunque senza alcun esame sui territori per comprendere la reale portata dei fenomeni, delle ragioni che li hanno innescati, ed ecco che da 35 anni stiamo ancora a parlare degli stessi problemi senza una reale soluzione». Secondo il sindaco Ferrandino lo snodo decisivo è nel riuscire a innescare l’iter legislativo: «Non possiamo pensare di essere l’ombelico del mondo: è necessaria un’iniziativa legislativa nazionale che prenda come riferimento i contributi come quello del professor Rispoli, anche perché sui temi urbanistici l’isola d’Ischia esprime competenze professionali di livello nazionale. Sempre più spesso professionisti isolani – oltre al professor Rispoli penso anche all’avvocato Molinaro e al professor Sebastiano Conte – vengono compulsati a livello nazionale per dirimere e regolamentare tematiche urbanistiche, proprio perché l’intellighenzia locale non ha riscontri altrove. Il punto focale sta nell’avere la forza di poter tramutare i contributi di grande spessore e respiro, come quello del professor Rispoli, in norme nazionali, e non è una cosa semplice. L’impegno c’è tutto, la volontà anche: dobbiamo lavorarci». Una considerazione anche sulla concertazione inter-isolana per uscire dalla crisi: «Sull’ipotesi degli Stati Generali noi come amministrazione abbiamo già innescato un’accesa dialettica con i vari attori della nostra società locale. La misura del milione e 600mila euro come crediti d’imposta è uno sforzo che l’amministrazione profonde in un virtuale tavolo di confronto con le categorie economiche e sociali del territorio proprio per innescare circoli virtuosi che possano accompagnare una ripresa del nostro territorio. Siamo in una fase iniziale, in cui noi enti locali abbiamo il problema dell’emergenza finanziaria visto che nel 2020 avremo un abbattimento delle entrate che sfiorerà il 60%, un’emergenza che stiamo cercando di fronteggiare proprio dialogando con chi governa questi processi a livello nazionale, con il Parlamento e il Governo. In sostanza, non dobbiamo ripetere gli errori di chi crede che con una protesta di piazza o dalla hall di un albergo si possano risolvere problemi di respiro nazionale».

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