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Confermata la mazzata per l’hotel Augusto, arriva anche la “condanna” della Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso della Sogeat contro una delle decisioni della Commissione tributaria regionale che aveva stabilito il diritto del Comune di Lacco Ameno ad esigere il pagamento di oltre 260mila euro per due annualità della Tarsu

Anche la Cassazione ha deciso a favore del Comune di Lacco Ameno. Come si ricorderà, l’ente di Piazza Santa Restituta qualche anno fa si era opposto alle decisioni della Commissione Tributaria provinciale, per vedere riconosciuto il proprio diritto a esigere il pagamento di una serie di tributi da parte dell’Hotel Terme di Augusto. O meglio, da parte della Sogeat srl, la società cui fa capo la nota struttura alberghiera di Lacco Ameno, che si era opposta al pagamento vedendo accolti i propri ricorsi dalla Commissione Provinciale. Tra Ici, Imu e Tarsu, l’hotel doveva al Comune la bellezza di quasi un milione di euro. Una cifra importante, a cui sarebbe stato duro rinunciare, soprattutto per un ente in dissesto finanziario come Lacco Ameno. E proprio il Comune era stato accusato, tempo fa, di aver lasciato cadere la pretesa creditoria nei confronti dell’hotel, per errore o addirittura per malafede, tesa a favorire presunti “amici”.  Voci che tuttavia furono definitivamente smentite da tre pronunce della Commissione regionale tributaria (organo che ha funzioni di appello rispetto a quella provinciale) che in rapida successione agli inizi del 2018 riconobbero  il legittimo diritto dell’ente a ergersi come creditore e dunque a pretendere il saldo delle cartelle esattoriali contestate. In sostanza, l’agente a cui il Comune trasmetteva il ruolo dei crediti,  l’Equitalia, non aveva adeguatamente documentato le proprie pretese, e la controparte ebbe così buon gioco a prevalere nei confronti del’ente nel primo grado di giudizio. Tuttavia, nel processo tributario è possibile depositare anche in grado di appello i documenti che dimostravano la regolarità della notifica e che non erano stati prodotti in precedenza. Questo facilitò il Comune che riuscì a ribaltare completamente l’esito del primo grado, vedendo riconosciute le proprie ragioni.

Nel dettaglio, la prima sentenza riguardava il pagamento di euro 316.878,08, relativamente all’imposta Ici per gli anni 2007, 2009, 2010 e 2011. Dopo che in primo grado la Commissione provinciale aveva accolto il ricorso della Sogeat, il Comune articolò il proprio ricorso su una serie di motivi supportati con dovizia di documentazione: innanzitutto gli avvisi di accertamento della cartella di pagamento impugnata erano stati regolarmente notificati alla società che controlla l’Hotel Augusto. Il Comune aveva infatti correttamente e tempestivamente notificato alla Sogeat i provvedimenti relativi all’Ici per i quattro anni in questione. Da ciò la difesa del Comune  deduceva l’insussistenza della decadenza al diritto di riscossione. La seconda sentenza concerne una somma ancor più rilevante: ben 360mila euro relativi all’Imu per gli anni 2012 e 2013. Anche in questo caso gli avvocati del Comune di Lacco Ameno documentarono la regolarità delle notifiche,effettuate a mezzo raccomandata, alla Sogeat, e analoga documentazione fu infine prodotta anche per l’ultimo provvedimento impugnato, riguardante una cartella di pagamento relativa alla Tarsu per gli anni 2008 (per una somma di Euro 121,873,65) e 2009 (per Euro 140.221,23), nel quale il Comune inoltrò la richiesta di riconoscimento dell’infondatezza dell’eccezione di prescrizione che la società debitrice aveva avanzato.

Proprio su quest’ultima decisione, relativa a un totale di oltre 260mila euro, è arrivata l’ordinanza della Sesta sezione civile della Cassazione, che ha ritenuto inammissibile il ricorso della Sogeat, di fatto cristallizzando il diritto del Comune di Lacco Ameno a esigere tale somma, pari a quasi un terzo del totale che la società che gestisce l’Augusto deve all’ente di Piazza Santa Restituta, mentre restano pendenti gli altri ricorsi contro altre due decisioni della Commissione tributaria regionale.

L’ORDINANZA. La Sogeat aveva dunque proposto ricorso per Cassazione, articolato su quattro motivi, contro il verdetto relativo alla cartella di pagamento relativa alla Tarsu per gli anni 2008 e 2009. La Suprema Corte ha respinto il primo, con cui si denunciava la nullità della sentenza «per violazione dell’articolo 301 cpc per morte del procuratore costituito del Comune di Lacco Ameno, intervenuta prima dell’udienza del 31 gennaio 2018, in quanto le norme che disciplinano l’interruzione del processo sono preordinate alla tutela della parte colpita dal relativo evento, la quale è l’unica legittimata a dolersi dell’irrituale continuazione del processo nonostante il verificarsi della causa interruttiva; ne consegue che la mancata interruzione del processo non può essere rilevata d’ufficio, né essere eccepita dall’altra parte come motivo di nullità». Con il secondo motivo del ricorso la Sogeat lamentava che la Commissione tributaria regionale abbia accolto l’appello avversario sul presupposto che le notifiche delle cartelle esattoriali prodotte in fotocopia «non fossero state formalmente disconosciute dalla Sogeat, sebbene quest’ultima avesse eccepito, sin dal primo grado, la mancata notifica di atti impositivi e relative cartelle “ribadendo, a verbale, all’udienza del 31.1.2018, la irritualità e la mancanza di conformità delle fotocopie prodotte dall’ente impositore”, lamentando sul punto vizio di violazione di legge e di omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti». Tuttavia la Commissione Tributaria Regionale, nella sentenza impugnata, ha rilevato come la memoria di costituzione della Sogeat contenesse “unicamente una mera riserva di disconoscimento della conformità delle copie agli originali” mentre “il disconoscimento non (era) stato formalizzato”. Secondo la Cassazione «la doglianza della Sogeat Srl risulta quindi inammissibile per difetto del necessario requisito dell’autosufficienza, di cui alla norma dell’articolo 366 cpc, avendo la ricorrente omesso di riportare il contenuto degli atti difensivi e del verbale d’udienza, nei quali si sostiene che sarebbe stato effettuato il disconoscimento in questione impedendo così a questa Corte di verificare la fondatezza delle sue doglianze».  Il terzo motivo di ricorso consisteva nella denuncia di “violazione di legge ed erronea/falsa valutazione  della eccepita prescrizione del diritto di credito esattoriale per mancanza di motivazione” perché la Commissione avrebbe sbagliato nel ritenere infondata l’eccezione di prescrizione del credito esattoriale “limitandosi ad affermare che rileva la circostanza di fatto secondo cui sussiste finanche una istanza di dilazione per i ruoli in causa, con un ulteriore effetto interruttivo della prescrizione». Il collegio della Sesta sezione Civile della Corte di Cassazione tuttavia ha osservato che «non è contestato che dopo la notifica della cartella il contribuente abbia effettuato il pagamento di una parte delle somme in essa portate, senza in alcun modo specificare di aver a tanto provveduto con riserva; ne consegue che sussiste, nel presente caso, riconoscimento del debito con conseguente efficacia interruttiva del termine di prescrizione». È stato ritenuto inammissibile, per difetto d’interesse, anche il quarto motivo di ricorso con cui “si reitera la ritualità della competenza territoriale del Giudice adito in primo e secondo grado atteso che la sentenza impugnata non avrebbe motivato sul punto”. Tuttavia la Cassazione ha spiegato che «la sentenza con la quale il Giudice decida, come nella specie, il merito della causa senza motivare l’eccezione d’incompetenza proposta da una delle parte, contiene una situazione implicita di affermazione della propria competenza».  Sulla base di queste motivazioni, il collegio presieduto dal dottor Antonio Greco ha respinto integralmente il ricorso, condannando la Sogeat a pagare in favore del Comune di Lacco Ameno le spese di giudizio, liquidandole in euro 5.600,00 per compensi, oltre a euro 200 per esborsi, e spese forfettarie nella misura del 15%.

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