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«Conoscere e seguire Ciampi è stato un privilegio e un’occasione di crescita»

DALLA REDAZIONE

ISCHIA – «Il tempo trascorre inesorabilmente e ogni giorno che passa trascina con sé nell’oblìo i ricordi, che affiorano sempre meno spesso e sempre più velatamente. Ho avuto il privilegio di seguire per il “Mattino” il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi , sì, dico proprio privilegio, perché è stato per me occasione di crescita professionale, culturale e politica. Crescita professionale, perché seguire il capo dello Stato impone preparazione particolare – contatti, previsioni, analisi, a volte interviste preparatorie, eccetera – alla vigilia di ogni missione. Crescita culturale, perché queste missioni comportano uno studio onnicomprensivo della situazione del Paese che il presidente visita, dell’economia, della storia, delle istituzioni, del confronto tra i partiti, tra le forze che rappresentano il potere e le sue dinamiche. Crescita politica, sia perché dietro il cerimoniale certamente molto formale il livello appunto politico è altissimo; sia perché Ciampi è forse stato dai tempi di Einaudi il migliore capo dello Stato che l’Italia abbia avuto».

A ricordare Ciampi con questo elogio a tutta voce è Almerico Di Meglio, che fu inviato per gli affari esteri e poi notista politico del “Mattino”. Un piede a Napoli e l’altro (però molto meno frequente) a Ischia.

«Pochi mesi prima dell’attacco alle Due Torri e l’inizio della guerra al terrorismo fondamentalista islamico con la campagna militare in Afghanistan, che mi portarono a Washington e New York – ricorda Almerico – accompagnai assieme al gruppetto degli inviati cosiddetti ‘presidenziali’ il capo dello Stato Ciampi in alcune sue missioni internazionali. Ma avvenne anche negli anni seguenti, se ricordo bene durante la presidenza italiana dell’Ue, prima di passare alla quotidiana nota politica nazionale».

 

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Che cosa ti colpiva di più nel presidente Ciampi?

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«Il senso dello Stato, lo spirito di servizio, il sano e sincero patriottismo in una Italia minata dalla corruzione e da un retorico internazionalismo postcomunista da bar dello sport, la consapevolezza del compito gravosissimo che aveva di contribuire a sviluppare l’Italia nel contesto dell’Europa delle nazioni – ripeto: delle nazioni, intese come patrimoni identitari – la formidabile formazione culturale umanistica e insieme scientifica, la conoscenza perennemente rinnovata dell’economia e delle opportunità ma anche delle insidie della globalizzazione… Emblematico il restauro del Vittoriano come il ridare vita alla parata del 2 giugno e l’intimare ai giocatori della nazionale di calcio di intonare l’inno di Mameli. Ma di questo sono piene le cronache. Invece…».

 

Invece?

«Invece interesserebbero forse i tuoi lettori alcuni piccoli retroscena tratti dal mio bagaglio personale, anche con qualche aspetto divertente…».

 

Ricordi tuoi?

«Sì, riguardano la missione di Ciampi in Uruguay e Argentina e quella in Russia ma per sottolineare il rapporto davvero speciale, unico, con la moglie Franca, la quale è stata notoriamente l’unica donna della sua vita. Il 14 marzo 2001 , dopo la visita in Uruguay, a Montevideo, il capo dello Stato era stato impegnato a Buenos Aires per tutta la mattinata e il pomeriggio in una estenuante serie di incontri. Infine, l’inaugurazione di una mostra aveva permesso a noi giornalisti, alle prese con un fuso orario che metteva ansia, di scrivere ed inviare gli articoli. Poi uscii dall’albergo a fare due passi per rilassarmi un po’, in una città che ritrovavo sempre affascinante, struggente come un tango. Ma dopo appena una decina di minuti mi assalì una strana sensazione, come un presentimento. Rientrai di corsa in albergo e chiesi a un funzionario dell’ambasciata se avesse visto qualche collega. Alcuni erano ancora nelle stanze a scrivere ma altri si erano accodati alla ‘first lady’ Franca in visita al liceo italiano ‘Cristoforo Colombo’. E cosa avvenne: gli studenti si lamentarono della vana attesa, quindici giorni prima, del collegamento annunciato dalla Rai con il Festival di Sanremo e Franca non solo ne condivise la delusione ma addirittura s’inalberò, con strali al presentatore, definito un ‘cretino’, critiche indirette allo stesso presidente della Rai Roberto Zaccaria e accuse dirette alla qualità delle trasmissioni della tv statale – tanto ‘volgari’ che ‘imbarbariscono’ al punto, aggiunse, che ‘spesso io e il Ciampi spegniamo il televisore’. Inutile dire che i giornalisti contribuirono non poco, con apposite domande, ad attizzare il fuoco delle polemiche. Fu per Zaccaria l’inizio della fine».

 

La first lady Franca non chiamava il marito per nome?

«No. Lo chiamava ‘il Ciampi’… Io m’aspettavo dal presidente, al riparo delle mura dell’ambasciata, una lavata di testa alla moglie. Macché! Le cosiddette fonti informate rivelarono tutt’altri toni. Ma di fronte a Franca quell’uomo austero, severo, di non troppe parole diventava davvero un agnellino. Mostrava, il Ciampi, sommo rispetto e aggiungerei anche molta benevolenza, verso la moglie. Lavate di testa memorabili ricevette invece Zaccaria”. Ricordo che la registrazione della sfuriata di Franca Ciampi al liceo impegnò ulteriormente gli inviati. Qualche quotidiano sforò l’orario di chiusura».

 

In Russia la first lady innescò altre polemiche?

«No. In Russia, quattro mesi prima, avevo avuto la prima prova della, oserei dire, mansuetudine del capo dello Stato verso la moglie. Dopo gli incontri di Mosca, a cominciare da quelli con il presidente Putin e il patriarca Alessio II, seguii la coppia presidenziale a San Pietroburgo. C’è a San Pietroburgo molta Italia, immensamente più che a Mosca, e rividi la città nei suoi antichi splendidi colori ad appena un decennio di distanza dal crollo dell’Urss e dal recupero del nome. Mi sentivo un tantino emozionato, essendo stato testimone del referendum che nel settembre del 1991 aveva cancellato Leningrado. Ma si capiva che anche Ciampi e la moglie erano affascinati dalla città. La visita all’Hermitage, uno dei musei più ricchi del mondo, fu guidata dalla stessa direttrice. Doveva essere contenuta in una intera mattinata e limitarsi alla presentazione del meglio del meglio. Ma non fu certo la direttrice la protagonista. Fu invece Franca che, venendo meno alle assicurazioni fornite al marito, lasciò alla direttrice il ruolo della… presenza. Discettò su tutto ciò che le appariva dinanzi. Col marito per nulla rabbuiato ma che, anzi, la guardava quasi rapito. E avrei giurato in cuor suo divertito».

 

E cosa pensi delle critiche di Salvini?

«Questa Europa piace meno di un tempo. Ma Salvini non ha capito che neppure Ciampi voleva che s’incamminasse su questa strada. Voleva più Europa – nell’economia, nella difesa e nelle istituzioni democratiche – ma senza perdere la ricchezza della cultura delle sue diverse identità».

 

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