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Conto corrente “svuotato” a Ischia, sfilano i testimoni

ISCHIA. Furto aggravato ai danni di un cliente della banca. È l’accusa mossa nei confronti di un cassiere della filiale isolana di un noto istituto bancario. Ieri presso la sezione di Ischia del Tribunale si è svolta l’udienza che di fatto fa entrare il processo nel vivo. Sono stati ascoltati alcuni testimoni della pubblica accusa; militari dell’arma dei Carabinieri che condussero le indagini sul campo, sulla base delle quali il cassiere venne rinviato a giudizio. L’accusa è quella di aver commesso il delitto di furto, con una doppia aggravante (articoli 625 n.2 e 61 n. 7 del codice penale) perché  quale cassiere presso l’Istituto bancario, «si impossessava di una somma di denaro di circa 21.000 euro, sottraendola dal conto corrente della persona offesa mediante l’uso di una tessere Bancomat mai richiesta e/o usata da quest’ultimo, al fine di trarne profitto con l’aggravante di aver commesso il fatto con mezzo fraudolento e di aver cagionato alla persona offesa un danno di rilevante entità».

Il furto sarebbe avvenuto nei confronti di un ignaro pensionato ischitano, il quale si recava abitualmente presso la filiale una volta al mese per ritirare denaro in contanti. Furono i figli del cliente ad accorgersi che qualcosa di molto grave era successo, in quanto sul conto erano venuti a mancare ben 21mila euro. Un ammanco apparentemente inspiegabile, perché l’ignaro cliente versava su quel conto la propria pensione e prelevava soltanto quei mille-millecinquecento euro mensili con cui provvedeva alle spese quotidiane.

A illustrare le fasi delle indagini è stata il maggiore del Carabinieri Melissa Sipala, ieri salita al banco dei testimoni e che all’epoca dei fatti comandava  la Compagnia Carabinieri di Ischia. Rispondendo alle domande del giudice e delle parti, il militare ha delineato le varie operazioni compiute, a partire dal sequestro della documentazione bancaria, all’ascolto del direttore della filiale e di alcuni dipendenti della stessa. L’ammanco era stato prodotto da frequenti prelievi, tramite bancomat, modalità mai usata dal cliente dell’istituto, che preferiva il contatto personale con l’impiegato (e dunque col cassiere poi imputato). Il giudice Capuano ha chiesto il motivo per il quale non erano state acquisite le registrazioni video che sorvegliavano il dispositivo esterno di prelievo, ma il Maggiore ha spiegato che era passato troppo tempo e i nastri erano ormai cancellati. La frequenza dei prelievi, in particolare, era del tutto anomala in quanto non era mai successo che titolare del conto prelevasse più di una volta o due al mese, mentre nel periodo sul quale si sono focalizzate le indagini (e nel quale progressivamente si materializzò l’ammanco) i prelievi si intensificarono anche a distanza di pochi giorni fino ad arrivare a due prelievi in un solo giorno.

Dopo il Maggiore Sipala, sono stati brevemente ascoltati altri due militari, i Carabinieri De Luca e Scotto Di Mase, mentre come quarto testimone della giornata ha deposto una dipendente dell’Istituto, che nel 2011 aveva appena iniziato a lavorare nella filiale ischitana della banca, con la qualifica di assistente commerciale e servizio clienti. La cassiera, visto anche il lungo lasso di tempo trascorso, spesso non ha potuto o saputo rispondere in modo preciso alle domande delle parti e del giudice. Questi ultimi si sono spesso concentrati sull’episodio del rilascio della tessera bancomat, uno strumento del tutto estraneo alle abitudini del pensionato isolano vittima del furto.

Uno dei punti focali del processo riguarda proprio la concessione e l’effettivo uso della tessera bancomat. I prelievi finiti sotto indagine coprono un arco temporale di circa due anni e mezzo, dai primi mesi del 2011 fino all’agosto 2013, quando uno dei figli del pensionato, che vivono lontano dall’isola e che si erano trovati in ferie a Ischia, aveva accompagnato il padre in banca per il consueto prelievo mensile. Al momento di ricevere copia dell’estratto conto, arrivò la sgradita e inattesa sorpresa: invece dei quasi 50mila euro che avrebbero dovuto esserci sul conto, risultavano contabilizzati solo poco più della metà. Il dato provocò l’immediata reazione dei figli, che si rivolsero al direttore di filiale, presso la quale il padre aveva acceso il conto corrente da circa un decennio. Essi ottennero copia dei movimenti effettuati sul conto, tuttavia il direttore non riuscì a trovare copia del contratto con il quale risultava essere stato rilasciato un bancomat al padre, tanto da dover sporgere denuncia di smarrimento.

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Fra l’altro, molti dei prelievi che avevano prosciugato il conto risultavano essere stati effettuati verso il tardo pomeriggio o addirittura di sera, quando il cliente di certo non sarebbe mai andato in banca (a quell’ora chiusa). Le anomalie, come detto, si accentuavano quando, dopo l’inconsueto aumento delle frequenze di prelievo dalla primavera 2011, veniva registrato l’utilizzo del bancomat a partire dal giugno dell’anno successivo. I sospetti sul cassiere imputato vennero in quanto ogni operazione è riscontrabile da dati numerici e codici che collegano ogni operazione all’addetto alla cassa che la esegue. E la stragrande maggioranza dei prelievi effettuati nel periodo “incriminato” risultarono effettuati tutti con lo stesso operatore, attualmente accusato del furto. Tuttavia, nell’udienza di ieri, la testimone che lavorò nel 2011 alla filiale isolana ha riconosciuto che il sistema di archiviazione dei contratti non era un modello di ordine e sistematicità: in sostanza, i contratti venivano accumulati sugli scaffali senza essere sistemati nei “dossier” di ciascun cliente. Di qui il possibile mancato rinvenimento del contratto con cui veniva concessa la tessera bancomat al cliente. Nella prossima udienza, fissata per la primavera, sarà ascoltata un’altra testimone, ma anche lo stesso imputato, il cui esame è stato chiesto dal proprio difensore.

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