CRONACA

Coronavirus, bar e ristoranti resistono all’epidemia

Caffè in monouso, tavolini a distanza di sicurezza e un certo calo generalizzato delle presenze, ma a parte ciò bar e ristoranti tengono ancora bene. L’ischitano, seppur con cautela e responsabilità, non rinuncia alle proprie abitudini

A Ischia, in quest’isola alle prese con il coronavirus, c’è una calma irreale. Ritmi che rallentano, abitudini che vacillano. Anche uscire con la propria metà a cena o prendere un caffè con i propri amici sta diventando sempre più un’impresa, ogni giorno che passa. A causa anche dell’ordinanza emanata dal governatore De Luca, vedremo sempre meno turisti sbarcare sull’isola e per gli isolani le occasioni di svago si stanno riducendo drasticamente. In più il decreto governativo sancisce ormai per legge l’obbligo di stare quanto più possibile lontani gli uni dagli altri. A un metro di distanza, senza baci e abbracci, lontano dai luoghi di svago come discoteche, cinema e teatri. Ma c’è chi resiste. Ci sono i bar e i ristoranti che rimangono aperti e si organizzano per venire incontro alle esigenze di socialità di chi ha proprio bisogno di staccare un po’ la spina e rigenerarsi. Nei bar di Ischia, soprattutto del comune di Forio e di quello capofila, fioccano le richieste di tazzine monouso, anche se poi, complice l’abitudine dei gesti rituali. c’è chi storce il naso è pretende l’acqua, clamorosamente in vetro.

Chi dispensa cornetti e caffè in via Alfredo De Luca ha notato un netto calo dei turisti, complice anche la progressiva chiusura dei tanti hotel situati nel cuore pulsante di Ischia. Mancano all’appello tanti ischitani, ma anche l’anno scorso, di questi periodi si è registrato lo stesso numero ridotto di consumatori. Il motivo? I festeggiamenti per San Giovangiuseppe, patrono di Ischia che proprio di questi periodi portò alla chiusura delle scuole. Il vero banco di prova, dichiarano i gestori di bar di una delle strade più trafficate dell’isola, ci sarà lunedì prossimo. La chiusura delle scuole inciderà moltissimo. Mamme, bidelli, maestre. Sono in tanti a frequentare i bar centrali. Meno preoccupazione desta l’assenza dei turisti del nord, componenti dei gruppi. Di solito poco incidono sulle entrate dei bar. Solutamente consumano in media giusto un caffè, dato che le colazioni sono garantite in hotel. Certo, ed è sotto gli occhi di tutti, alle norme igieniche basilari che bene o male seguono tutti gli esercenti aperti al pubblico, si aggiunge adesso quel grado di attenzione in più. Si disinfetta con più solerzia il bancone e si nota la presenza di guanti con sempre più assiduità.

C’è chi però decide di limitare gli assembramenti, come la fortunata pasticceria di Casamicciola Angelina Bakery. I grazioso locale fa dell’intimità uno dei suoi punti di forza. I tavolini per gustare i dolci preparati a pochi passi dal lungomare di Casamicciola sono molti vicini l’uno all’altro ed ecco che per precauzione si prendono provvedimenti drastici: «Per questo fine settimana – spiegano Angela Buono e Angelo Soria – per attenerci alle prescrizioni delle autorità ed evitare assembramenti di persone nel locale, saremo aperti solo per gli asporti e non sarà possibile sedersi per consumare.

Ci dispiace, ma ci sembra doveroso fare anche noi la nostra parte, perché solo se ognuno di noi si impegna per evitare il contatto stretto tra le persone la situazione potrà presto rasserenarsi e potremo tornare alla nostra vita di sempre. Speriamo nella vostra comprensione, ci saremo lo stesso ma con senso di responsabilità, perché dobbiamo fare un piccolo sacrificio tutti insieme».

Anche Sara Silvestri – titolare del “Break” di Ischia ha posto delle limitazioni per l’accesso al locale con un sistema di prenotazioni a fasce orarie particolarmente apprezzato dai clienti, che non hanno mancato di prenotare per il sabato sera, apprezzando i provvedimenti presi per l’incolumità dei presenti. «Ad inizio settimana – sottolinea Sara – ho lavorato bene e tenuto conto che le persone sull’isola sembrano aver risposto in maniera tutto sommato responsabile all’emergenza ho pensato di lasciare aperto il locale. Alternativa sarebbe stato chiudere, limitando i costi gestionali, ma questa sarebbe stata una scelta difficoltosa, anche per i miei dipendenti. Ho pensato quindi di rispettare le norme del Ministero della Salute limitando il numero di posti a disposizione. Ho disposto i tavoli a distanza di sicurezza e organizzando un sistema di prenotazioni a turni per evitare quella naturale calca che normalmente, dalle 21.30 alle 23.00 si crea in un locale di sabato sera. In questi ultimi giorni ho notato un calo di presenze e una maggiore richiesta di asporti, ma credo sia ancora presto per fare un’analisi completa della situazione».

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