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Coronavirus, Enzo Ferrandino: «Volevamo tutelare i cittadini, non c’è da chiedere scusa»

Una settimana di passione anche sull’isola dopo l’ordinanza firmata e poi annullata dal Prefetto con tutto quello che ne è conseguito. Microfono al sindaco d’Ischia che commenta anche i recenti accadimenti: partendo da un “dogma” sul quale non transige

Come si sintetizza una settimana trascorsa all’insegna del surreale e se vogliamo sull’orlo di una crisi di nervi? In fondo da sabato scorso ad oggi ne sono davvero successe di tutti i colori.

«Bisogna riconoscere che è esistita e continua a innestarsi una situazione di emergenza, che si ricollega alle vicende legate al coronavirus partendo dall’arrivo di turisti provenienti dalla Lombardia e dal Veneto rispetto ai quali, sul territorio, si percepiva chiara la paura di eventuali contagi. L’azione che è stata posta in essere da parte dei sindaci era finalizzata a garantire la salute dei nostri concittadini ma anche degli stessi turisti che scelgono Ischia come meta per le vacanze in questo periodo. L’iniziativa voleva limitare le occasioni di contagio: è chiaro che qualcuno l’ha letta con finalità “razziste”, ma si tratta di interpretazioni malevoli e che provengono da soggetti che magari non ci vogliono tanto bene e di fronte ai quali dobbiamo avere la forza e il coraggio di ribadire che non c’è e non ci sarà mai alcuna forma di discriminazione da parte delle amministrazioni. Anzi, l’intento era esattamente l’opposto. E poi…».

E poi?

«Parliamo di un provvedimento che aveva un lasso temporale di quindici giorni, utili a dotarci di quegli strumenti finalizzati a farci affrontare questa emergenza con maggiore serenità. Quindi, per esempio, predisporre cordoni sanitari e presidi agli imbarchi e sul territorio, potenziando inoltre la capacità ricettiva del nostro ospedale in caso di possibili casi che potevano generarsi sull’isola. Ma vorrei aggiungere ancora un’altra cosa».

Prego.

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«Presso l’ospedale Rizzoli è stata montata la tenda che servirà per trattare coloro che si recheranno a Lacco Ameno con condizioni che possano lasciar presagire il coronavirus. In fondo, mi piace sottolineare che l’azione dei sindaci è servita anche a questo».

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Ci sono stati poi una serie di episodi che caratterizzano il masochismo (e a volte la volontà ostinata di protagonismo) tipico di casa nostra. Che dire, un harakiri spaventoso…

«Chiaramente quello che è successo è lo spaccato classico dei sentimenti che erano diffusi e sono diffusi nella popolazione rispetto a questa emergenza che si è venuta a generare. Non è per nulla giustificabile quello che è accaduto nei termini e nei modi in cui è stato rappresentato (il riferimento è allo sfogo della signora contro i turisti sbarcati a Ischia, divenuto virale, ndr): anzi, abbiamo il dovere di rappresentare vicinanza e solidarietà alle popolazioni più colpite da questa emergenza sanitaria. Noi dobbiamo ribadire la nostra innata propensione all’ospitalità e all’accoglienza: abbiamo una tradizione consolidata in tal senso, e non può essere certamente cancellata da un video che mostra una signora impaurita».

Tra le iniziative che hanno fatto discutere non manca anche quella dei “vigilantes sanitari”. Il modulo che circola sul web ha indotto anche l’Asl a intervenire.

«Parliamo di fatti che dal punto logistico e normativo non hanno alcun senso né tantomeno una valenza. Siamo davanti a una boutade, che proiettata in un web senza freni e garanzie si trasforma in una notizia che può regalare uno spaccato non veritiero della nostra isola».

Rita Dalla Chiesa la sua uscita poteva e doveva risparmiarsela perché?

«E’ andata un po’ oltre il caso in se e mi spiego meglio. La signora che ha parlato a porto d’Ischia è assolutamente da condannare, senza se e senza ma, perché una persona civile non può condividere quello che è successo, a prescindere che si parli di un ischitano, romano, veneto o lombardo. Insomma, prenderla a esempio per manifestare eventuali doglianze è un qualcosa da evitare. Ho già commentato questo episodio, ed ho invitato Rita Dalla Chiesa a venire a Ischia per poter toccare con mano la nostra ormai consolidata capacità di accogliere tutti: lo abbiamo sempre fatto e continueremo a farlo».

La sanificazione e l’igienizzazione delle scuole, al netto dei costi che ricadranno sui bilanci degli enti locali, è davvero così utile e indispensabile?

«Sicuramente può avere effetti positivi, regalare maggiore tranquillità a noi genitori che frequentano scuole e luoghi pubblici dove si pratica attività sportiva. Non sarà certo l’elemento risolutore, ma studiare e fare sport in ambienti più garantiti dal punto di vista sanitario certo non farà male, mi pare ovvio».

Con i sindaci impegnati solo dietro questa emergenza, l’impressione è che il coronavirus non abbia rallentato soltanto economia e turismo, ma anche l’attività amministrativa. O è soltanto un’impressione?

«Ci sono state delle giornate che obiettivamente sono state dedicate alla tematica, per fortuna in particolare nel fine settimana e dunque in fasce non lavorative. Ma l’amministrazione comunale di Ischia già da martedì era tutta concentrata su quelli che erano i temi attuali sul territorio. In questi giorni ci siamo ad esempio soffermati sull’ultimazione del progetto che presenteremo per la Riva Destra del porto».

Tu e i tuoi colleghi sindaci siete stati accusati di non aver chiesto scusa. Come rispondi dinanzi a questa considerazione?

«Noi abbiamo un quadro che, da un punto di vista istituzionale a livello nazionale, è stato caratterizzato dall’adozione di una serie di atti di variegata natura, simili a quelli che i sindaci isolani avevano predisposto nell’ordinanza poi annullata dal Prefetto: l’obiettivo, in un caso come nell’altro, era quello di comprimere l’ipotesi di propagazione del contagio del virus. Io penso che quando un sindaco si fa carico di assumersi la responsabilità di adottare i provvedimenti del caso a tutela della salute dei cittadini, non debba chiedere scusa a nulla e a nessuno. Il problema oggettivamente esiste, abbiamo avuto presidenti di Regione che in via precauzionale ed adottando la nostra medesima impalcatura formale hanno adottato gli stessi atti, sempre richiamando il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri. In alcuni casi c’è stata una presa di posizione del Prefetto, in altri no: ma questo appartiene a quella che è una peculiarità tutta italiana sotto questo punto di vista. Ma il quadro normativo che si è venuto a generare, unitamente alle modalità con cui il Governo centrale ha inteso affrontare la questione, dimostra che abbiamo fatto bene in quel momento a non tirarci indietro».

Ci saranno ripercussioni sulla stagione turistica o si spera che magari tutto passi in fretta?

«Sicuramente ci saranno delle flessioni, ma sono anche convinto che man mano che ci allontaneremo temporalmente da questa fase di emergenza e l’infezione farà il suo decorso, le conseguenze negative andranno a scemare. Ma oggi, d’altronde, anche se ci rechiamo a Roma, Firenze o Milano ci accorgiamo a occhio nudo di una evidente battuta d’arresto delle presenze turistiche. Ma il vento cambierà, bisogna avere fiducia».

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