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CRONACA

Coronavirus, le testimonianze degli ischitani al Nord d’Italia

Lucia, Domenico, Giovanna sono solo alcuni dei tanti isolani che vivono e lavorano al Nord, li abbiamo raggiunti per sentire il loro stato d’animo in questa enorme emergenza

Ci riportano la loro testimonianza, ma ci chiedono di parlare del tema con cautela. C’è un atteggiamento positivo da parte degli ischitani che in questo momento difficile della storia mondiale si trovano al nord d’Italia, chi in un paese focolaio, chi a pochi km da dove è avvenuto il contagio. Sono tranquilli e non temono il virus: ciò che fa paura è la psicosi generale che ha colpito l’intera popolazione. Supermercati assaltati, mascherine e disinfettante terminato, e la vita sociale, quella vera, che si ferma. Stand by per concerti, eventi, scuole e tutto ciò che concerne lo stare insieme.

Gli ischitani che si trovano nello scacchiere Italia tentano di continuare a vivere una vita normale, in attesa di disposizioni emanate dalla loro Regione, ma soprattutto senza andare nel panico. A 20 km da Milano dove il Coronavirus ha ucciso un uomo di 80 anni, c’è Domenico ischitano trapiantato al Nord dove ha un’azienda legata all’organizzazione di eventi, per ora tutti sospesi. «Sono a mezz’ora da Milano, a Busto Arsizio, – ci dice Domenico – qui in provincia di Varese la situazione è abbastanza tranquilla anche se i supermercati sono stati presi d’assalto. Le scuole sono chiuse e la psicosi è abbastanza nell’aria.Milano, dove ha sede la mia azienda, al momento è totalmente bloccata, moltissimi eventi sono stati sospesie molte aziende compresa la mia sono preoccupare di questa situazione di incertezza. Oggi a lavoro é stata una giornata strana. Aspettiamo domani per capire come si evolvono le cose. Viaggiamo a vista e attendiamo di capire come si evolveranno le cose. Sono estremamente positivo e non sono preoccupato del virus, ma piuttosto della reazione alla paura delle persone».Nel Veneto, invece, si è trasferita Giovanna, 32 i casi confermati fin ora nella sua Regione. «Qui tutto bene, – dichiara a Il Golfo – in realtà la situazione è un po’ degenerata più a causa dell’ansia e della psicosi che ne sta derivando, che dal virus in sé. Le scuole sono state preventivamente chiuse, annullati i vari eventi culturali e sportivi.

Noi abbiamo adottato misure di normale sicurezza. Onestamente non mi sento di esprimere un giudizio perché non sono un medico, mi attengo solo alle fonti ufficiali, sto evitando di leggere i social perché ognuno si sente in diritto di sparare la propria, ma a volte senza cognizione di causa e si genera solo un enorme psicosi collettiva». E poi c’è Lucia che insegna a Prato, in Toscana. Lì non c’è stato alcun caso di persone affette da Coronavirus, né decessi, ma la popolazione cinese è da tempo la stragrande maggioranza. Nella sua scuola sono state adottate delle misure precauzionali già da tempo. Con una circolare del 3 febbraio il Dirigente Scolatico ha chiesto alla popolazione scolastica di far arieggiare spesso le aule, di lavarsi le mani accuratamente, di coprire le vie aeree in caso di tosse o starnuti e di gettare i tovaglioli di carta nei cestini dopo ogni utilizzo. Per tutti gli studenti rientranti da viaggi occorre presentare il certificato medico. «L’ultima circolare – fa sapere la prof ischitana – è di oggi. La scuola non ha chiuso per il Carnevale e, per ora, non chiuderà per il Coronavirus. Alle disposizioni annunciate a gennaio ci è stato chiesto di consumare il momento della ricreazione all’interno del proprio piano o al massimo in giardino. C’è psicosi sui pullman e nei supermercati. Seguiamo le indicazioni che ci sono state date e cerchiamo di stare tranquilli, anche se la situazione nei supermercati è da spavento. La gente fa le scorte di cibo». L’animo positivo dei nostri amici ischitani ci rincuora, qualche altro è, invece, in viaggio di piacere a Venezia per il Carnevale e poi in Toscana. Dai racconti che vediamo sui social sembrano non preoccuparsi affatto di ciò che sta affliggendo l’Italia e l’isola che, per la prima volta, si trova a vivere da protagonista in un’emergenza mondiale.

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