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Coronavirus, una domenica senza acquasanta e scambio della pace

Tra i provvedimenti inviati al clero ischitano dal Vescovo con un sms nella serata di sabato anche l’obbligo di distribuire la Santa Comunione solo sulle mani

È stata una domenica strana quella appena trascorsa. Il Coronavirus fa paura anche a Ischia e a riportare gli isolani al centro dell’epidemia mondiale non è solo la notizia dei 100 e più turisti lombardi pronti ad approdare a Ischia per le vacanze, ma anche le indicazioni del Vescovo diffuse sabato sera. Le acquasantiere devono essere vuote. Niente acqua Santa all’ingresso delle chiese.

E’ questo uno dei provvedimenti inviati dal Vescovo con un sms a tutti i preti e i monaci dell’isola nella tarda serata di sabato che l’indomani avrebbero aperto le Chiese ai fedeli isolani. “A partire da oggi, domenica 23 febbraio 2020, fino a nuove indicazioni, in via del tutto prudenziale, si distribuisca la Divina Eucarestia ai fedeli esclusivamente sul palmo della mano e si eviti di invitarli allo scambio della pace. Si chiede inoltre che le acquesantiere siano svuotate per impedire ai fedeli di segnarsi con l’acqua santa.Si invitino i fedeli a pregare affinché sia debellata in tempi brevi l’epidemia del coronavirus.Si preghi per il popolo cinese e per le popolazioni coinvolte, in Italia e in altre parti del mondo.Mentre si suggerisce di osservare le normali precauzioni sanitarie, si evitino inutili allarmismi al fine di non ingenerare forme incontrollate di paura.S. Maria, salute degli infermi, interceda per tutti noi!”.

Questo il messaggio diffuso dal Vescovo Pietro Lagnese. E ieri, l’occhio dei fedeli, appena entrati in Chiesa, cade proprio lì, all’interno di quelle enormi conchiglie di marmo poste all’ingresso di quel Santuario dove ci si è riuniti a pregare. Dall’altare è sempre il prete di turno a chiedere ai fedeli di non scambiarsi il segno della pace, un gesto abituale, fortemente significativo per un Cristiano che, adesso, deve essere evitato. Qualcuno potrebbe aver starnutito nelle mani e trasmettere il virus, influenzale o no, a qualche altro. Durante l’omelia non si può fare altro che invitare alla preghiera, che il buon Dio illumini le menti di chi è a lavoro per trovare un vaccino, che sani chi è infetto in Cina, come in Italia. Sembra di essere al centro di un romanzo distopico, uno di quelli che annunciano la fine del mondo. Ci si guarda intorno a ogni colpo di tosse, qualcuno prova a sdrammatizzare, ma la paura c’è ed è palpabile. Prima della distribuzione dell’Eucarestia l’annuncio dell’ultimo provvedimento, “la Santa Comunione sarà distribuita solo sulle mani, no direttamente in bocca. Questo per evitare il contatto della mano del prete con le labbra di uno o di un altro”.

Alla fine della celebrazione ci si guarda intorno tutti un po’straniti. Il coronavirus, ma soprattutto la sua diffusione nella nostra penisola, sta cambiando le abitudini di ciascuno. Un ultimo annuncio, quello di un pellegrinaggio verso Assisi a metà marzo. “Sfidiamo la sorte”, dice il prete sull’altare. In Sacrestia gli chiediamo se non è paragonabile, il pellegrinaggio, a una gita scolastica.In Consiglio dei ministri sono stati, infatti, adottati provvedimenti urgenti e straordinari sul Coronavirus. Le misure approvate consentono la sospensione delle uscite didattiche e dei viaggi di istruzione delle scuole, in Italia e all’estero. La risposta è che fin quando non sarà chiesto di stoppare anche i pellegrinaggi dall’alto, l’unico modo per non partire è quello di non raggiungere il numero di partecipanti. Intanto la preoccupazione è per il servizio prestato in Ospedale. Pare siano diversi i casi di polmonite in cura presso il Presidio Sanitario Anna Rizzoli, l’unico della nostra isola. Il timore è che saranno invitati a non distribuire più l’Eucarestia o, peggio ancora, a non prestare conforto a chi è costretto a un letto d’Ospedale.

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