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Corruzione e manette, il venerdì nero di Procida

Di Guglielmo Taliercio

PROCIDA – Quanto accaduto nella giornata di ieri si è rilevato una vera e propria “bomba atomica”, un risveglio amaro, soprattutto perché deflagrato in un luogo tranquillo e sonnecchioso, quale è l’isola di Graziella, decisamente poco incline ai riflettori accesi della cronaca giudiziaria. Già dalle prime luci dell’alba, in modo particolare a quelli che si alzano di buon mattino per assolvere alle rispettive faccende, è risultato chiaro che qualche cosa di grosso si stava agitando in paese, anche in considerazione del dispiegamento di uomini e donne dell’arma dei Carabinieri, in divisa e in borghese, tra il personale della locale stazione e quelli sbarcati da una motovedetta nel porto di Marina Grande verso le 5,30, che è difficile far passare inosservati.

Non c’è voluto molto, quindi, in un territorio di appena tre chilometri quadrati, per far si che la notizia, passando di bocca in bocca o attraverso i normali strumenti di comunicazione, si propagasse diventando come un’onda di tsunami e, quando sono iniziate ad arrivare le conferme ufficiali e, successivamente, le motivazioni, un sentimento, prima di tutto umano, di profondo disorientamento si è diffuso nella comunità, forse pensando, anche, all’inevitabile risonanza mediatica che, fatti di questo tipo, purtroppo innescano.

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