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Cosa accade in “comune”?

 

di Graziano Petrucci

Premessa 1. Terremoto atto 5. Si dice che il confine tra genio e follia sia labile, molto. Altre volte, invece, diventa facile notare il recinto che sembra netto e può essere insuperabile quanto lo steccato per un gregge di pecore. E gli amministratori dell’isola d’Ischia qualche volta ce ne fanno menzione, sia del primo sia del secondo status, fornendoci la prova che su quel limite sono abituati a camminare con disinvoltura e magari a saltellare, con amministrazioni e assessori al seguito, novelle fate e folletti dei boschi, quando serve, un po’ di qua e un po’ di la. Quante volte è successo di osservarli leggiadri mentre fluttuavano da un’estremità all’altra per risolvere problemi comunitari e bisticci. Tanto da suscitarci un sentimento strano di approvazione o farci restare affascinati e prigionieri di quel desiderio di cui dovrebbero essere portatori sani. Una virtù, quasi, che ha per base la voglia di mostrare all’isola intera che, poi, quel confine in fondo per loro non esiste. E pure stavolta la dimostrazione sulla presenza di una certa genialità originale, folle, cammina sui carboni ardenti dell’urgenza spinta com’è dalla brama di vedersi riconosciuta quell’affidabilità che ha il compito, forse ingrato, di spingere il mondo isolano a credere – specie per chi non la vede- che si tratta della forza motrice del “genio”. Per niente barbosa ma creativa oltre che salda nutrice di soluzioni ordinarie fatte passare per eventi del secolo e, perciò, tutto, proprio tutto, compone quel clima surreale di ordinarietà straordinaria. Pensate ai suggerimenti venuti da ogni parte della società – e non ci vuole poi chissà quale genio ma solo normale buon senso – sulla costituzione di una task force di professionisti cui delegare la realizzazione di un piano regolatore inter comunale, oppure un regolamento unico sui taxi o far fronte “comune” al problema del traffico o a quello dei rifiuti. Proposte puntualmente disattese o non accolte per le quali ancora stiamo aspettando un destino “comune” se non altro sulla discussione di temi sensibili che forse saranno affrontate in una seduta, permanente un giorno, tra le sei amministrazioni. Mercoledì mattina, il 27 settembre, c’è stato un gran giorno da ricordare. Presso la sala consiliare del Comune di Lacco Ameno si sono riunite– in seduta collettiva – Casamicciola, Lacco Ameno, e Forio. C’è del genio, ammettiamolo, nel voler mettere assieme (era ora!) tre particelle di un’isola che non può, e non dovrebbe, essere lasciata al pressapochismo, in particolar modo in situazioni di totale emergenza. In questo gran consiglio a metà, forse si è discusso di terremoto e linee guida da adottare allo scopo di segnalare un modo unitario, e serio ci si augura, per fronteggiare i danni provocati dal sisma. E la follia? Sta nell’altra metà della mela, o dell’isola se preferite. Lacco Ameno ha ospitato nel suo palazzo municipale solo le delegazioni dei tre comuni citati, magari avrà fatto capolino qualche esponente delle restanti amministrazioni in modo non ufficiale, ma all’appello sono mancate Ischia, Barano e Serrara Fontana. La follia, perciò, sta tutta nel nome. Isola di “Ischia”: femminile, facile da ricordare per i turisti mentre noi ce ne dimentichiamo perché focalizzati sulla frazione o su una parte di essa, quota di un comune, e che di norma corrisponde alla mentalità ristretta del luogo. E come chiamare i figli di tale follia – inutile dire che a volte i ruoli si alternano tra i comuni- se non “ischioti”, in altre parole persone con caratteristiche di alto valore quali opportunismo, strafottenza e personificazione di difetti che si riferiscono alla suddivisione in feudi e delimitazioni mentali, o familiari, rispetto alla necessaria collaborazione sulla quale si discute da cinquant’anni e non se n’è venuto mai a capo. Vuoi per indifferenza, vuoi per inadeguatezza, interessi di bottega o incapacità. La stessa incapacità che sembrerebbe aver dimostrato il vice sindaco di Casamicciola, delegato dal sindaco Castagna non intervenendo, pur essendo presente, a una riunione presso la terza commissione “attività produttive” della Regione Campania nei giorni successivi al sisma perché non sapeva cosa dire e, perciò, lasciando scoperta l’audizione del suo comune sui danni del terremoto. Oppure dell’incapacità, sempre di Casamicciola ma il discorso può estendersi e alternarsi al resto dei comuni, nel fornire i dati aggregati sul terremoto al nostro opinionista Mizar che ne aveva fatta richiesta. Ciò che mi chiedo può apparire scontato: è mai possibile che “Ischia”, che rappresenta un solo territorio, benché divisa in sei zone, sia incapace di esprimere qualcosa di valido e non parziale se non i medesimi problemi che continuano a determinare e limitarci su rotta e visione parcellizzata, e allo stesso tempo non sia in grado di realizzare un quadro d’insieme evitando di collassare su se stessa e crollare rovinosamente al suolo portando con sé comuni e persone in una guerra tribale tra noi (e il resto del mondo), che ci farebbe bene evitare?

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