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Cosa sappiamo dell’evoluzione della nostra specie

Se discutiamo oggi riguardo l’evoluzione della nostra specie con una persona non esperta del campo, potremmo sentire termini come “Homo sapiens sapiens” oppure “Homo sapiens arcaico”. Questo tipo di linguaggio nasce da un’ipotesi riguardo l’evoluzione umana: il “paradigma della specie unica”, basata al contempo sulla teoria dell’evoluzione multiregionale. Suddetta teoria (proposta dal paleoantropologo americano Milford H. Wolpoff nel 1988) dichiarava che, successivamente alla comparsa del genere Homo in Africa e con l’espandersi delle popolazioni in tutta l’Eurasia ed Africa, l’evoluzione avrebbe seguito linee parallele nelle diverse regioni, che si sarebbero mantenute in contatto riproduttivo attraverso l’azione del flusso genico (ergo lo scambio riproduttivo tra membri di popolazioni diverse ma contigue). Questo presuppone che una specie umana polimorfa e ampiamente distribuita si sarebbe evoluta gradualmente seguendo traiettorie regionali; quindi, avremmo avuta una singola specie che evolve nel tempo (anagesi) originata da H. erectus e che si sarebbe differenziata in “H. sapiens arcaico”, H. sapiens neanderthalensis” e “Homo sapiens sapiens”.

Questa teoria è stata però “scalzata” da quella della singola origine africana di H. sapiens, dato che questa è ampiamente supportato da ciò che ci “dicono” le prove fossili e genetiche. Secondo quest’altra teoria, la nostra specie sarebbe comparsa in Africa circa 200.000 anni fa per poi diffondersi su tutto il pianeta nei millenni successivi e soprattutto, a partire da circa 80-60.000 anni fa, avrebbe sostituito le altre specie umane (che erano quindi presenti nel momento in cui compariva la nostra specie), senza incrociarsi in modo significativo con esse. L’origine africana di H. sapiens è provata, oltre che dalle prove fossili, anche da analisi genetiche che mettono in mostra come tra le popolazioni africane la variabilità è maggiore se paragonata a quella che ci sta tra le popolazioni di altre zone del mondo: ciò ha fatto nascere il termine “Eva nera”, dato che le analisi sono basate sul DNA mitocondriale, che viene trasmesso solo per via materna e quindi non si ricombina al momento della fecondazione. La presenza di questa variabilità è significativa, dato che di solito essa è maggiore nelle zone di origine delle specie.

Nel momento in cui la nostra specie nasceva erano presenti altre specie umane (genere Homo); inoltre, mentre ci diffondevamo fuori dall’Africa avevamo “concorrenti” anche se alcune specie quasi coeve erano estinte (prima che H. sapiens cominciasse a diffondersi fuori dall’Africa almeno 5 specie umane vivevano sul globo contemporaneamente). Nel momento della nostra espansione, in Asia erano ancora presenti H. floresiensis (vissuta fino a 50.000 anni fa, detto “lo Hobbit”, la specie umana che sotto pressione evolutiva era andata incontro al cosiddetto fenomeno del “nanismo insulare” residente sull’isola di Flores, Indonesia) e, forse, gli ultimi esemplari di H. erectus; in Europa H. neanderthalensis (vissuto fino a 40.000 anni fa) era padrone, con dubbi riguardo la posizione ed il ruolo dei cosiddetti “Denisovani” (vissuti, forse, fino a circa 40/50.000 anni fa) conosciuti solo da 3 molari di tre periodi diversi ed una falange: i Denisovani sembrerebbero, dalle pochissime informazioni che abbiamo, una specie a se stante.

Il come siamo riusciti a vincere la competizione e far estinguere i nostri concorrenti (per esclusione competitiva non possono esserci specie con “ruoli ecologici” uguali nella stessa zona) è ancora soggetto di discussioni molto accese, soprattutto quando si tira in mezzo lo “scontro” con gli uomini di Neanderthal: essi avevano capacità cerebrali simili alle nostre (sebbene con un assetto cranico diverso); ci trovavamo nell’ultima glaciazione quaternaria (ed i Neanderthal erano ben adattati ai climi glaciali); avevano sviluppato una loro tecnologia e (forse) un loro pensiero simbolico. Una delle ipotesi plausibili è che i Neanderthal durante la glaciazione erano oramai pochissimi e ciò abbia portato ad uno svantaggio competitivo contro di noi. Altre teorie parlano di un vero e proprio genocidio (anche se alquanto lungo, dato che le due specie sono coesistite nello stesso territorio per almeno 2 millenni) o addirittura di “annessione” nella nostra specie (questione altamente dibattuta e controversa e che quasi riporta in auge la teoria multiregionale). Unica certezza in tutto ciò è che H. sapiens rimane l’unica specie del genere Homo non estinta e quella che ecologicamente ha avuto più successo, a discapito delle altre (umane e non).

*BsC in STeNa e specializzando in Scienze della Natura presso “La Sapienza” di Roma

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