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Così parlò Ignazio Di Lustro: «Io, indipendente, punto ad un ricambio generazionale»

di Francesco Castaldi

FORIO – Il suo esordio quale candidato in pectore di questa società civile che si oppone politicamente a Francesco Del Deo – e anche alle esperienze politiche del passato – è avvenuto un po’ in sordina, non fosse altro perché non era stato preannunciato che lei sarebbe stato presentato al pubblico e alla stampa. Prima ancora di calarci nel discorso politico, vorrei che lei facesse un passo indietro e tracciasse un suo profilo.

«Dopo aver conseguito la maturità classica e aver frequentato per un periodo l’università, ho iniziato a lavorare a Napoli, dove mi sono trovato molto bene. Successivamente venni a conoscenza di una ricerca che stavano facendo a Milano in Fiera, ho partecipato e ho preso il posto di responsabile del quartiere. Dopodiché ho fatto velocemente carriera fino a diventare direttore delle operazioni e amministratore delegato di una controllata. Direttore delle operazioni significava gestire 150-180 dipendenti su trecento, stare nel comitato di direzione. Poi ho avuto l’incarico di gestire l’avvio del nuovo quartiere fieristico: ho partecipato alle modifiche progettuali e alla definizione delle modifiche progettuali dell’offerente, alla realizzazione e completamento del quartiere, che era sotto la mia responsabilità. Poi l’ho gestito per un po’ di anni, dopodiché sono andato via e ho fatto l’amministratore delegato di una società, di un fondo venture capital sociale, che stava aprendo dei centri medici a basso costo a Milano. È un’attività che ancora oggi ha grande successo. Dal momento che però ho trovato lavoro in Expo, ho lasciato questa opportunità e ho accolto quella di Expo, dove ho fatto un discreto percorso. Nella prima fase mi sono occupato di tutta la parte progettuale del modello di gestione operativa del sito, il disegno generale dei servizi eccetera. Poi non ho ricoperto quella carica, ma quella di responsabile salute e sicurezza. Avevo tutto il facility aziendale, tutte le attività esterne ad Expo e parte delle attività interne al sito nel semestre espositivo. Con il lavoro di sicurezza, intervieni un po’ dappertutto, quindi condizioni     e indirizzi le modalità di tutte le attività e dei servizi».

Al termine di questa esperienza lei è tornato sull’isola. E invece di fare il “Cincinnato” ha deciso di tuffarsi in una nuova avventura, questa volta di natura politica.

«Non ho deciso, sono stato un po’ coinvolto da queste persone senza connotazioni politiche partitiche – imprenditori, professionisti eccetera – che dopo dei sondaggi da loro effettuati mi hanno convinto a poter essere un candidato. Naturalmente io gli ho detto una serie di condizioni e modalità, che sono poi quelle che ho espresso in quel comunicato stampa che avete pubblicato».

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Vito Iacono l’ha definita come «la migliore sintesi» tra le varie forze che fanno parte di questa nascente coalizione.

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«Sul tema politico è vero che bisogna costruire una coalizione, e i presupposti sono quelli che anche la vecchia politica possa presentare dei giovani, di cui io faccio il coordinamento. Guardi, io non ho velleità di apparire o di costruirmi un’attività per il futuro, non è questo che mi interessa. Vorrei che ci fosse veramente un cambio generazionale. Ho un figlio di 36 anni, e ho frequentato molto i suoi amici, gli amici di Gaetano Di Lustro e altri ragazzi foriani, figli dell’avvocato Barti Regine. Devo dire che sono dei ragazzi molto interessanti e vivaci d’intelletto. Considerato il fatto che il paese versa da tanto tempo in una situazione di immobilismo, perché non attuare un ricambio generazionale? Con questo non voglio puntare il dito contro Franco Regine e Francesco Del Deo, che sono miei amici e con i quali ho sempre avuto un’interlocuzione molto friendly. Tuttavia ritengo che sia il momento di favorire un ricambio generazionale. E questo per allontanarsi dalla politica del “quanti voti porti?”, che non mi è mai piaciuta».

Però lei sa bene che la politica, soprattutto a livello locale, segue le logiche della tribù, del clan di appartenenza. Da un lato è giusto portare avanti certi ideali e progettualità che coinvolgano anche i giovani, dall’altro è opportuno pensare alle strategie da attuare per ottenere i consensi.

«Non c’è dubbio che si seguano le logiche tribali e del clan. Però mi permetta di dire che bisogna lasciar fare ai giovani. La cosa che mi ha sorpreso alle scorse politiche è che il Movimento Cinque Stelle, pur senza una presenza organizzativa, è stato il partito maggiormente votato. Questo che cosa vuol dire? Che c’è un’istanza di cambiamento molto forte: bisogna cavalcare quest’onda. L’unico modo per cavalcarla e non farsi travolgere – i Cinque Stelle non hanno ancora una connotazione consolidata – è che i giovani, anche se eredi della “vecchia politica” – colgano quest’occasione, e lo facciano in modo indipendente dal passato e prendano in mano la responsabilità della gestione del paese. Io non voglio far altro che coordinarli, dargli spazio e indirizzarli. Qualora dovesse andare in porto questo progetto, naturalmente la giunta deve diventare il luogo in cui si decidono le cose con i giovani. Ciascuno avrà il suo incarico, e lo porterà avanti indipendentemente. Oggi non mi pare che questo accada, non mi pare che ci sia una reale delega. Il sindaco ha molto potere sulla giunta, e non so quanta libertà lasci a questi giovani. Ripeto: ho conosciuto delle persone interessanti, veramente interessanti…».

Lei quindi punta non solo ad un ricambio generazionale, ma anche a rivedere radicalmente il ruolo del sindaco: un coordinatore che, alla luce delle proprie esperienze, fornisca degli indirizzi e degli input alle nuove leve.

«Mi piacerebbe favorire questo cambio generazionale, con dei giovani che meritano di essere messi alla prova. Nei primi tempi potremmo affiancare loro un tutor, un senior advisor, che li aiuti a fare le cose. Io non sono un grande esperto di amministrazione della cosa pubblica, ma ho lavorato in una S.p.A. che, essendo proprietà del pubblico, doveva rispondere ai criteri della gestione del bene pubblico. È chiaro che questi giovani, sui meccanismi che oggi regolano la macchina comunale, ne sapranno più di me. Io sono anche veloce ad apprendere e a fare sintesi. Ma quando in un’azienda gestisci duecento persone, non puoi fare il “one man band”: devi costruirti una gerarchia con deleghe, dai gli indirizzi, ci sono dei momenti di coordinamento in cui si definiscono le cose, ciascuno si prende il ruolo. Il compito dell’advisor è quello di controllare che ciascuno faccia quello che è stato concordato in maniera pulita, non commista».

Entro il 12 maggio andranno consegnate le liste. Non le chiedo di rivelarci anzitempo i nomi e i cognomi delle persone che faranno parte di questo progetto, quanto piuttosto di farci un identikit delle intelligenze che potrebbero fare al caso vostro.

«Non ci sono ancora tutti, ne stiamo discutendo. Sicuramente siamo alla ricerca di giovani laureati, che però abbiano un minimo di esperienza politica o lavorativa. Ancor meglio con attività politica alle spalle o con interesse nei confronti della politica. E ancora: i giovani commercialisti, i giovani ingegneri, i giovani avvocati, i giovani imprenditori. Insomma, giovani che abbiano delle potenzialità e che possono assolutamente crescere. Penso a persone che non abbiano più di quarant’anni: gente, insomma, che ha già una propria consolidata personalità ma che ancora deve spiccare il volo».

Lei è stato presentato al pubblico da Franco Castagliuolo e Vito Iacono, due personalità ben note a livello isolano. C’è chi sostiene che il vostro gruppo sia caldeggiato anche da personaggi come Graziella Orlacchio.

«Non è proprio così. Graziella Orlacchio fa più capo ad Antonio Trofa e a Franco Regine. Per quanto mi è dato sapere, all’interno di questo gruppo ci sono due possibili candidati a sindaco: Graziella Orlacchio e Pasquale Capuano, che mi hanno fatto entrambi un’ottima impressione. La Orlacchio mi è sembrata un po’ più autonoma intellettualmente nella candidatura, mentre Pasquale – anche in virtù dell’esperienza vissuta – più figlio del sistema politico. Due persone sicuramente competenti, ma la Orlacchio è più vicina al mio pensiero. Con questo e altri tavoli abbiamo cercato di interloquire: è un dialogo non facile e non so a che cosa possa portare».

In questi giorni si stanno rincorrendo varie voci: alcuni sostengono che Franco Regine stia trattando con Del Deo, altri che il “Baffo” si stia sentendo con Vito Iacono…

«Il panorama non è ancora chiaro. Tuttavia, se l’interlocuzione con Franco Regine, Antonio Trofa e altri non dovesse andare in porto, la cosa non ci sconvolge particolarmente. Ci sarebbe piaciuto che dei vecchi politici indicassero la nuova generazione loro erede e me la affidassero. È questo il senso dell’interlocuzione con gli altri tavoli: non è una negoziazione del tipo “tu mi porti cento voti, io ti do l’assessorato”. Non è questo il tema. Potremmo anche decidere di andare da soli, cercare di avere interlocuzioni e aggregare persone e non più gruppi politici. Mi piacerebbe far passare un’idea: se ci si riesce è bene, altrimenti mi interesserò ad altro».

Il detto popolare dice: «Tentar non nuoce».

«Il nostro tentativo parte già da basi solide. Sia Franco che Vito hanno un discreto seguito, e questo è già un buon punto di partenza».

Quindi siete fiduciosi di potervela giocare.

«Ce la giocheremo. Vediamo cosa si riesce a consolidare nelle prossime due settimane».

Facendo gli opportuni scongiuri, ipotizziamo che la mattina dell’11 giugno lei diventi sindaco: quale sarà il suo primo atto?

«Prima del voto – e quindi già in campagna elettorale – oltre a presentare le liste indicheremo una possibile giunta, non fosse altro per una questione di trasparenza. Rispondendo alla sua domanda, i temi gravi da affrontare sono innanzitutto i rifiuti e la depurazione. È necessario che dal dialogo tra giunta e tecnici escano fuori delle soluzioni di breve periodo, che inevitabilmente scontenteranno qualcuno. Un’area che non dia fastidio a qualcuno, in particolare se non gestita bene, è difficile da reperire. Quest’ultima non può stare lungo la via di Citara: ci vuole un’area dove i camion possono essere lavati, perché la puzza – passando lì vicino – è insopportabile. L’altro tema che deve essere necessariamente recuperato è quello relativo alla depurazione. A detta di tecnici che hanno affrontato questa tematica, il fatto di spostare il depuratore e di pensare ad una sua riprogettazione crea un grosso problema. Mi riferiscono che fonti della Regione avrebbero detto che se si fosse persa questa occasione, per i prossimi trent’anni sarebbe stato molto difficile fare un depuratore. Il fatto che Francesco (Del Deo, ndr) abbia deciso – per motivi anche ragionevoli – di non farlo realizzare nel punto che era stato stabilito, ci espone ad un rischio molto forte, e che non possiamo permetterci di correre. Al di là di tutto, riconosco che negli ultimi anni il paese ha avuto un netto miglioramento: lo trovo più pulito, più ordinato. Trovo che la vita, anche quella notturna e sociale, si sia finalmente vivacizzata. E questo non è un male, soprattutto per i nostri giovani e per il turismo. A Ischia i mesi di gennaio, febbraio e marzo sono sempre stati “terribili”: quest’anno, invece, il paese mi è sembrato più vivo, e questo nonostante le condizioni climatiche non sempre ottimali».

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