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“Costagliola Di Fiore era capace di intendere e di volere”

Di Francesco Ferrandino

ISCHIA. Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di primo grado nei confronti del Maresciallo Michele Costagliola Di Fiore, sottufficiale del corpo di Polizia Municipale di Ischia accusato di peculato. Come si ricorderà, il vigile aveva sottratto alle casse comunali nell’arco di cinque anni una cifra vicina ai 90mila euro, pressoché interamente dilapidata al gioco d’azzardo: Di Fiore è infatti colpito da “ludopatia”, la dipendenza patologica dal gioco. Di fronte alle richieste del pubblico ministero (4 anni e sei mesi di reclusione), la difesa del maresciallo aveva infatti invocato l’assoluzione per difetto di imputabilità dovuto all’incapacità d’intendere e di volere o, in subordine, l’applicazione delle attenuanti generiche con una pena sostitutiva o la sospensione condizionale, proprio alla luce dello stato psichico sofferto dall’imputato, incensurato. Il giudice Mario Morra, ha invece accolto quasi interamente le richieste del pubblico ministero, dichiarando la colpevolezza del vigile, pur riconoscendo le attenuanti generiche e riducendo la pena (la difesa aveva infatti chiesto e ottenuto il rito abbreviato che diminuisce la pena di un terzo), che si sono tradotte nella condanna di quattro anni di reclusione e al pagamento delle spese processuali. Il sottufficiale, com’era prevedibile, è stato sottoposto anche alla pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici, ed è stato quindi dichiarato concluso il suo rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione. La sottrazione della rilevante cifra alle casse comunali, denaro che proveniva dalla riscossione delle sanzioni inflitte per le infrazioni al Codice della Strada, ha indotto il magistrato all’altrettanto prevedibile confisca dei beni dell’imputato per riparare al danno. Circostanza che, nelle motivazioni, viene riconosciuta come improbabile dallo stesso giudice, attese le condizioni economiche del Costagliola, che è eufemistico definire critiche. Il giudice ha totalmente escluso lo stato d’incapacità di intendere e di volere dell’imputato al momento della commissione dei fatti, protrattisi nell’arco di quasi cinque anni. Nessun rilievo concreto è stato attribuito dal magistrato ai referti medici attestanti l’attuale stato di depressione patito dal sottufficiale, anche perché durante l’interrogatorio del Gip, avvenuto lo scorso primo dicembre, egli avrebbe dimostrato di comprendere appieno la gravità e la portata dei fatti criminosi commessi, che il giudice Morra ha ricapitolato. L’indagine su Costagliola prese infatti l’avvio la scorsa estate, quando una serie di accertamenti di carattere amministrativo-contabile arrivò a individuare un “buco” di alcune migliaia di euro sul totale delle somme ottenute dalle riscossioni delle contravvenzioni nel corso del primo semestre del 2015. Immediatamente il vigile fu collocato in ferie, mentre ai controlli della commissione di disciplina si aggiunsero le indagini della Procura (a cui era stata indirizzata formale denuncia). I relativi accertamenti, diretti dal Pubblico Ministero Alfonso D’Avino, permisero di stabilire con certezza che le somme sottratte dal maresciallo Costagliola Di Fiore non si limitavano ai pagamenti dell’anno in corso, ma si spingevano indietro nel tempo: nel quinquennio 2011-2015, le indagini hanno accertato che Costagliola si era appropriato della somma complessiva di euro 87.245,68 suddivisa per le varie annualità. Da quanto emerso si evince quasi l’esistenza di uno “schema” usato dal Maresciallo nel “distrarre” le somme raccolte con l’attività di vigilanza stradale. Nel primo anno, infatti, sembra che sui 42.745,62 euro che andavano destinati alle casse comunali, il pubblico ufficiale abbia “trattenuto” indebitamente la somma di 8.649,36 euro, mentre nel corso del 2012, su un incasso vicino ai 50mila euro, il Vigile si sarebbe appropriato di quasi 20mila euro. La stessa somma veniva sottratta anche per l’anno successivo, mentre l’apice veniva toccato nel 2014 quando, secondo la Procura, su oltre 91mila euro incassati dalle contravvenzioni, il Maresciallo si sarebbe impadronito di oltre 35mila euro. Una progressione preoccupante, che andava in parallelo con la caduta nel vortice della dipendenza dal gioco, bloccata dai controlli intervenuti lo scorso luglio. Il Costagliola aveva infatti anche ammesso che, una volta resosi conto della “voragine” creata nelle finanze pubbliche, aveva cercato inutilmente di ottenere prestiti per colmarla. Nelle motivazioni della sentenza il giudice, come detto, riconosce tuttavia l’impossibilità allo stato attuale di dare esecuzione pratica al sequestro e alla confisca, considerando che il maresciallo non è proprietario di alcun bene immobile o mobile (fatta eccezionale di un ciclomotore). Il magistrato ha comunque riconosciuto espressamente “il verosimile disagio determinato dalla dipendenza dal gioco”, illustrando i motivi logico-giuridici della quantificazione della pena, stabilita inizialmente in 5 anni per l’appropriazione più grave (quella del 2014), ridotta di un anno per le attenuanti generiche, aumentata poi a 6 anni a causa delle altre appropriazioni di denaro, infine riducendola definitivamente a 4 anni, proprio grazie alla scelta del rito abbreviato. La difesa di Costagliola, come da noi riportato già in seguito della lettura del dispositivo, inoltrerà appello contro la sentenza.

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