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CRONACA

Covid-19, Casamicciola cerca strutture per la quarantena

Il Comune intende individuare un edificio e adibirlo all’accoglimento dei cittadini di ritorno sull’isola dopo una prolungata assenza. L’ipotesi è allo studio, ma vanno sciolti alcuni interrogativi di ordine logistico

Il comune di Casamicciola cerca immobili o strutture ricettive dove accogliere in quarantena i cittadini che arrivano dalla terraferma dopo un’assenza prolungata. Alcuni alberghi in via informale avrebbero già aderito all’iniziativa, che è sul tavolo all’esame del sindaco Castagna e della giunta. Le motivazioni sono varie: innanzitutto il numero sempre più elevato di persone in auto isolamento, ma non solo. Va considerato che molti lavoratori isolani, compresi quelli che hanno prestato la loro opera nel settore turistico in altre regioni d’Italia o all’estero, che stanno tornando sull’isola perché anche altrove le attività stanno rallentando o chiudendo a causa della pandemia, o anche quelli del settore marittimo.

Con questa misura si vuole anche evitare che si verifichino casi come quello di Barano, dove un giovane isolano, tornato da un lungo viaggio in Asia, si era subito messo in quarantena volontaria nella propria abitazione, ma questa attitudine aveva finito per provocare il contagio della madre.

Questo è un caso emblematico: moltissimi, se non tutti, nel caso di una quarantena volontaria non hanno altra alternativa che restare in un’abitazione che è condivisa con altri familiari, moltiplicando al massimo livello la probabilità di contagio tra i propri cari.

Tuttavia, ci sono diversi interrogativi da sciogliere circa l’effettivo realizzarsi di questo progetto. Interrogativi legati soprattutto agli aspetti logistici relativi alla permanenza di soggetti in condizioni cliniche differenti. Ad esempio, tra le persone che sarebbero accolte nella struttura potrebbero trovarsi soggetti positivi benché asintomatici al virus, e altri non ancora contagiati ma che data la comunanza degli ambienti lo potrebbe diventare. Non solo: in queste strutture andrebbe organizzata un’apposita e adeguata mensa per i pazienti. Questi ultimi non potrebbero rimanere confinati in camere anguste per settimane, ma finirebbero per frequentare ambienti comuni, con i rischi del caso. Comunque, l’iniziativa è al vaglio dell’esecutivo: una volta individuate le possibili soluzioni a questi e ad altri interrogativi, si potrebbe passare in tempi molto brevi all’esecuzione: il virus, come testimoniano le tristi statistiche quotidiane, non attende le lungaggini amministrative.

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Rossy

Ma le strutture non potrebbero essere alberghi chiusi?

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