Statistiche
ARCHIVIOARCHIVIO 3ARCHIVIO 5POLITICA

Cpl Concordia, sulla requisitoria del pm pende l’incognita dell’astensione  

Il processo per le presunte tangenti durante la metanizzazione dell’isola d’Ischia è entrato nella fase decisiva. Stamane presso la prima sezione, collegio b del Tribunale di Napoli, è in programma quella che nel vecchio codice di procedura penale era indicata come la requisitoria del pubblico ministero. La dottoressa Celeste Carrano riassumerà e preciserà i capi d’accusa contro gli imputati, l’ex sindaco di Ischia Giosi Ferrandino e l’ex responsabile dell’ufficio tecnico Silvano Arcamone, per poi formulare le proprie richieste per l’applicazione delle sanzioni di legge al collegio giudicante presieduto dal dottor Francesco Pellecchia. Tuttavia, il programma ora esposto potrebbe essere disatteso: in questi giorni è in corso l’astensione della Camera penale di Napoli e delle altre Camere Penali distrettuali,  a causa delle disfunzioni riguardanti il Tribunale di Sorveglianza e ai suoi uffici distaccati, e tale circostanza potrebbe avere ripercussioni sul calendario d’udienza che a fine ottobre le parti avevano concordato. In quell’occasione venne stabilito che  dopo le conclusioni odierne del pubblico ministero, alle difese degli imputati sarebbe toccato formularle nell’udienza del 19 dicembre. Tutto dipende da stamane: se gli avvocati non garantiranno lo svolgimento dell’udienza, verosimilmente si dovrà procedere alla fissazione di almeno un’altra data. Il 26 ottobre il dibattimento si chiuse con il rigetto di tutte le residue richieste del pubblico ministero.

L’accusa aveva infatti facoltà di chiedere ai magistrati giudicanti l’ammissione di nuove prove secondo quanto previsto dall’articolo 507 del codice  di procedura penale, ma il collegio presieduto dal dottor Francesco Pellecchia ritenne insussistenti i motivi a base delle richieste. La prima era relativa a una nuova deposizione di Giulio Lancia, responsabile di cantiere e capo commessa della società Cpl Concordia per la Campania, che era già stato ascoltato lo scorso 28 febbraio come “teste assistito”, in quanto imputato in un procedimento connesso, riguardante la metanizzazione dell’agro aversano. Lancia negò ogni favoritismo da parte dell’amministrazione guidata da Giosi Ferrandino. Su tale richiesta il Tribunale ritenne che il teste avesse già ampiamente deposto. Il pubblico ministero chiese inoltre di ascoltare in qualità di testimone anche Nicola Monti, dipendente della società Ambrosino. Per tutta risposta il collegio ritenne che il signor Antonio Pinto, titolare della società, avesse già ampiamente deposto sui rapporti con la Cpl Concordia. Il pubblico ministero Celeste Carrano si vide respingere anche la richiesta di ascoltare alcuni operai della Cpl addetti alle opere di metanizzazione, i quali avrebbero dovuto riferire in merito alla famosa convenzione stipulata tra la società emiliana e l’Hotel Le Querce, l’albergo della famiglia dell’allora sindaco di Ischia Giosi Ferrandino, con la modalità “vuoto per pieno”, che secondo l’accusa avrebbe celato lo scambio di favori alla base della presunta corruzione tra il primo cittadino e la cooperativa. Tuttavia secondo il Tribunale l’istanza del pubblico ministero era troppo generica e finì per essere respinta.

L’ultima richiesta, che ebbe lo stesso destino, era quella relativa al riascolto della nota conversazione telefonica in cui l’avvocato Massimo Ferrandino, fratello dell’ex sindaco del Comune capofila, avrebbe pronunciato la frase “ha detto Giosi che andiamo tutti in galera”. Nell’udienza del 24 gennaio la difesa aveva invece evidenziato come non fosse affatto sicura l’attribuzione a Giosi di tale affermazione, e che anzi in uno dei verbali di trascrizione il nome era dichiarato come “parola incomprensibile”. L’accusa avrebbe desiderato che un perito procedesse a una nuova analisi della telefonata intercettata, ma il Tribunale ritenne esauriente l’istruttoria sul punto. Nessuno si sbilancia, ma il progressivo sgonfiarsi delle accuse nei procedimenti connessi, ad esempio nel ramo modenese dell’inchiesta, induce nelle file della difesa un cauto ottimismo sull’esito finale del processo. Inutile ricordare anche le vicissitudini di uno dei testimoni-chiave dell’accusa, l’ufficiale del Noe Scafarto accusato di depistaggio oltre che di falso e rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma su Consip, che di fatto hanno indebolito l’impianto accusatorio nel processo che vede coinvolto l’ex primo cittadino di via Iasolino.

Articoli Correlati

0 0 voti
Article Rating
Sottoscrivi
Notificami
guest

0 Commenti
Inline Feedbacks
Visualizza tutti i commenti
Back to top button
0
Mi piacerebbe avere i vostri pensieri, per favore commentatex