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Dalla coppa di Nestore ai fratelli Sanfilippo, così Villa Arbusto celebra il vino

Domenica 11 alle 21 la rappresentazione di “Di vino, di mare e di zolfo”, che ripercorre la disavventura dei siciliani, giunti sull’isola per salvare i suoi vigneti

 

A margine tour nel Museo alla scoperta del rapporto tra Ischia e la vite

DALLA REDAZIONE

LACCO AMENO – C’è la Coppa di Nestore, che con la sua iscrizione – tra le più antiche testimonianze alfabetiche della storia dell’umanità, un vero e proprio inno al vino  – impreziosisce il Museo archeologico di Pithekoussai. E c’è il profumo della vendemmia, che inizia in questi giorni ad ammantare le colline e le campagne dell’isola d’Ischia. Non poteva esserci cornice migliore per la rappresentazione di “Di vino, di mare e di zolfo”, lo spettacolo che domenica 11 settembre (ore 21) conclude il cartellone di “Metamorphosis. I miti, i luoghi, la memoria”, il progetto che – ideato dall’assessorato alla Cultura del Comune di Lacco Ameno con  la direzione artistica di Salvatore Ronga – ha accompagnato gli spettatori per tutta l’estate con una serie di performance teatrali e musicali, installazioni artistiche e multimediali, seminari e conferenze.
E a una vicenda in parte inedita che risale all’Ottocento è dedicato lo spettacolo teatrale in programma domenica, con drammaturgia e regia di Salvatore Ronga, musiche originali di Antonio Monti e contributi audiovisivi di Radiotreccia Tv: i protagonisti sono i fratelli Sanfilippo, che introdussero a Ischia il metodo della solforazione, salvando così interi vigneti colpiti dalla crittogama. Una vicenda riportata da Giuseppe D’Ascia nella sua monumentale «Storia di Ischia». L’azione drammatica si sostiene sull’intreccio di più linee espressive – la musica, l’invenzione teatrale, sequenze audiovisive, la letteratura di viaggio e la narrazione orale. Dai versi incisi sulla coppa di Nestore (che rivivono singolarmente attraverso il dialetto “iscaiuolo”: “Chisto è ‘o bicchiere mio, chi beve ‘a sto bicchiere, arrassusia, ‘nschitto l’afferra freva e sfrennesia p’ ‘a cchiù bella d” ‘e belle ‘ncurunata“) ai canti di Ingeborg Bachmann, l’azione si sviluppa intorno al tema del vino e della vite. Viaggiatori di ieri, strappati alle pagine dei taccuini ischitani di Berkeley, di Nicolovius e dei coniugi Bret Harte, dialogano con i contadini di oggi, attraverso contributi audiovisivi in cui gli ultimi testimoni di una tradizione millenaria raccontano la fatica e la bellezza del rito della vendemmia, la magia di un passato che ci sembra remoto e che invece si rinnova ancora oggi.
A margine dello spettacolo, secondo il fortunato canovaccio di “Metamorphosis”, il Museo archeologico rivive attraverso un percorso didattico e informativo, che stavolta esplora – per restare in tema – la cultura del vino (mostrando, dai corredi del simposio alla vasca per la pigiatura, i reperti legati alla lavorazione dell’uva) e l’insediamento di Punta Chiarito, sul versante sud-occidentale dell’isola. Qui è stato scoperto un villaggio greco risalente al periodo compreso tra VIII e VI secolo avanti Cristo, contestuale a Pithekoussai: molti reperti sono esposti in una sala dedicata all’interno del Museo archeologico di Napoli, mentre la Soprintendenza, come spiega la responsabile Costanza Gialanella, « ha più volte sollecitato il Comune di Forio a trovare la via del rilancio e della valorizzazione dell’area».
E chissà che l’appuntamento di domenica non contribuisca a riaccendere i riflettori su un patrimonio dal potenziale ancora inesplorato.
Grazie anche a una recita corale collettiva che, raccontando un tassello  dell’isola, può contribuire a comporre il mosaico identitario di un territorio fortemente legato, da sempre, alla coltivazione della vite.
Sul palcoscenico si alterneranno gli interpreti (Marina Ascione, Leonardo Bilardi, Milena Cassano, Domenico D’Agostino, Giovangiuseppe D’Ambra, Rosanna Nocera, Lorenza Romano e Roberto Scotto Pagliara), accompagnati dal coro, composto da Daniele Boccanfuso, Giulio Cigliano, Davide Cipolletta, Irene Esindi, Mario Fusco, Stanislao Morgera, Eleonora Onorato, Ilaria Postiglione e Alessandra Toscano.
Anche stavolta, dunque, nell’atteso ultimo atto di una manifestazione che ha creato attenzione intorno a Villa Arbusto, gli spazi che custodiscono i preziosi frammenti della millenaria storia dell’isola d’Ischia diventeranno a loro volta luoghi di spettacolo e cultura attraverso, con l’obiettivo – che ha animato l’intero cartellone di “Metamorphosis” – di contribuire alla promozione del Museo Archeologico di Villa Arbusto e alla diffusione della conoscenza del suo ricco patrimonio espositivo.  “Con il nostro impegno – conferma Ronga – la collezione archeologica del museo si è configurato come sistema organizzato di testimonianze del passato, ma anche come luogo della memoria dove recuperare l’origine di consuetudini e usi antichi, come quelli della pesca e della navigazione, e in questo caso della coltivazione della vite e della convivialità, le cui tracce permangono e si trasformano nel tempo fino a definire ancora oggi l’insieme della nostra identità culturale”.
“Il nostro obiettivo – spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Lacco Ameno, Cecilia Prota – era quello di incentivare e valorizzare le attività connesse alla importante sede di Villa Arbusto, ben consci delle potenzialità di una delle eccellenze culturali dell’isola d’Ischia e, direi, dell’intera Campania”.

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