CULTURA & SOCIETA'

Dalla curiosità alla consapevolezza, due classi della Scotti in visita al Quirinale

L’8 aprile 2026 non è stato un giorno qualunque per i ragazzi della 3F e della 3G dell’Istituto Comprensivo Ischia 2 – Giovanni Scotti. Una mattina come tante, almeno all’inizio: sveglia all’alba, zaini in spalla, qualche sbadiglio trattenuto, il brusio leggero tipico di chi si ritrova prima di un’esperienza nuova senza sapere esattamente cosa aspettarsi. Ma sotto quella normalità si percepiva già qualcosa di diverso, come una curiosità viva, quasi elettrica, che attraversava il gruppo.

Il viaggio verso Roma è stato un lento avvicinarsi a un luogo che, per molti di loro, fino a quel momento era esistito solo nei libri o nei telegiornali. Il Quirinale non era più solo il “Palazzo del Presidente”, ma diventava una meta concreta, reale, quasi misteriosa.

Ma cosa si prova ad entrare in un luogo così simbolico, uno dei più rappresentativi delle Istituzioni italiane?

All’arrivo, la prima impressione è stata il silenzio. Un silenzio diverso da quello scolastico, non imposto ma naturale, quasi rispettoso, che invitava all’attenzione e all’ascolto. I ragazzi si sono trovati immersi in uno spazio che sembrava richiedere proprio questo: fermarsi, osservare e lasciarsi coinvolgere. Gli sguardi si alzavano verso i soffitti, si soffermavano sui dettagli, sulle sale, sugli arredi che raccontavano una storia lunga e complessa.

La curiosità iniziale si è trasformata presto in partecipazione attiva. Le guide parlavano, ma erano gli studenti a dare vita alla visita con le loro domande, le considerazioni, i commenti sussurrati tra compagni. C’era chi rimaneva colpito dalla maestosità delle stanze, chi dai racconti storici, chi invece si soffermava su particolari più piccoli, quasi nascosti. Ognuno trovava il proprio modo di entrare in relazione con quel luogo.

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Non è mancato il confronto, spontaneo e genuino. E proprio in questi scambi è emersa forse la scoperta più significativa della giornata: la consapevolezza che quei luoghi appartengono a tutti, che la storia e le istituzioni non sono qualcosa di distante, ma parte della loro vita di cittadini. Il tempo, durante la visita, ha assunto una dimensione diversa, non più scandito dalla campanella o dall’orologio, ma dalle emozioni e dalla voglia di capire. Anche i ragazzi più silenziosi si sono lasciati coinvolgere, mostrando interesse con uno sguardo più attento, un passo più lento, una domanda inaspettata.

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Un ruolo fondamentale lo hanno avuto le docenti Stefania Napoleone e Marianna Fermo, che hanno accompagnato gli studenti con attenzione e sensibilità, sostenendo e promuovendo con convinzione questa iniziativa e rendendola un’occasione formativa di grande valore.

Al termine, tornando verso casa, l’atmosfera era più raccolta, forse più consapevole. Le voci erano meno caotiche, ma più dense di contenuti: si commentava ciò che si era visto, si cercava di mettere ordine tra le impressioni, di trasformare l’esperienza in qualcosa di personale. Quella dell’8 aprile non è stata soltanto una visita didattica, ma un’occasione di crescita. Un momento in cui la scuola è uscita dalle aule per diventare incontro vivo, concreto.

E forse, tra qualche anno, ripensando a quella giornata, qualcuno di loro ricorderà non solo la bellezza del Quirinale, ma la sensazione precisa di aver compreso, per la prima volta, cosa significa davvero essere parte di una comunità più grande e responsabile, capace di riconoscersi nei valori della storia, della democrazia e della partecipazione.

E se c’è un insegnamento che tutto questo lascia è che, in un tempo segnato da conflitti, da identità che sembrano smarrirsi e da una realtà sempre più attraversata dall’intelligenza artificiale e dal virtuale, esperienze come questa diventano essenziali. Riportano al centro ciò che è reale, umano e condiviso. Perché è proprio da qui che passa il futuro: dalla capacità di riconoscere ciò che ci unisce, prima ancora di ciò che ci divide.

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