CRONACAPRIMO PIANO

Dalla rissa a Ischia alla sparatoria in ospedale

Emergono particolari inquietanti dopo che il video che documenta un agguato nel cortile del Pellegrini che si consumò lo scorso 16 maggio: la genesi di questo ed altri episodi è riconducibile all’isola

Il video è stato reso noto soltanto di recente, ma racconta qualcosa di assolutamente raccapricciante. C’è un fuggi fuggi generale di giovani, e una persona che inizia a sparare all’impazzata. Attenzione, ci troviamo a Napoli ma non in uno dei quartieri a rischio o magari in qualche paesino dell’hinterland, ma addirittura nel cortile dell’ospedale Pellegrini di Napoli.

A “guastare” i rapporti tra due clan rivali fu una violenta rissa consumatasi all’interno ed all’esterno di una discoteca nell’agosto dello scorso anno, al termine della quale i carabinieri denunciarono sei persone. La voglia di farsi “giustizia privata” ha poi causato nel tempo una inaudita spirale di violenza

Quell’agguato fu ripreso lo scorso mese di maggio da alcune videocamere ed è diventato di dominio pubblico adesso che è stato assicurato alla giustizia colui che si ritiene fosse l’uomo armato che seminò il panico rischiando di fare una strage, ossia il 22enne napoletano Vincenzo D’Avino, ritenuto vicino ad uno dei clan camorristici che opera nei Quartieri Spagnoli di Napoli. Una vicenda consumata al di là del mare ma che ha dei risvolti che riguardano da vicino anche la nostra isola e ci metteremo poco a spiegare il perché. Ci sono una serie di storie che muovono questi clan rivali, che si intrecciano sempre e che partono proprio da Ischia. E’ agosto del 2018, quando all’esterno di una nota discoteca di Ischia scoppia una rissa violentissima, che poi avrebbe scatenato una sorta di effetto domino, una reazione caratterizzata anche dalla presenza di numerose armi da fuoco. L’episodio accaduto sull’isola è ampiamente documentato nell’informativa di reato redatta dai carabinieri del Comando Provinciale di Napoli, che hanno condotto le indagini coordinati dai pubblici ministeri Celeste Carrano e Urbano Mozzillo con il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli.

Gli inquirenti sono chiari ed espliciti nello spiegare che un gruppo di giovani di cui faceva parte la famiglia Masiello avrebbe dato vita ad una rissa con un altro gruppo nel quale vi era un giovane appartenente ai Formicola di San Giovanni a Teduccio. Non è un caso che l’informativa ricordi testualmente come “poche ore dopo si è consumata la vendetta, con l’esplosione di colpi d’arma da fuoco da parte di una ventina di giovani in moto provenienti dal quartiere dei Formicola. Insomma, le mazzate ischitane avevano messo in moto un meccanismo perverso che si è procrastinato nel tempo fino ad arrivare all’incredibile episodio occorso nella notte tra il 16 e 17 maggio. Che oltre a D’Avino, per la cronaca, ha condotto in carcere altre due persone.

All’epoca dei fatti l’incredibile episodio di violenza accaduto ad Ischia non passò certo inosservato, tutt’altro. Dopo la rissa i carabinieri della Stazione di Ischia e del Nucleo Operativo Radiomobile, diretti rispettivamente dai luogotenenti Michele Cimmino e Sergio De Luca, iniziarono immediatamente a cercare di capire cosa potesse aver generato una tale spirale di violenza dapprima all’interno del New Valentino e poi all’esterno del locale di intrattenimento – con Piazzetta dei Pini che tra lo stupore e lo spavento dei presenti si è trasformò. il dato che maggiormente allarmò sin da subito era legato alla “caratura” di diversi personaggi coinvolti in questa brutta storia, che già secondo le prime indiscrezioni dell’epoca parevano essere esponenti anche di un certo calibro della malavita partenopea.

I militari dell’Arma non soltanto ricostruirono il cerchio ma identificarono quasi tutti i partecipanti alla scazzottata in discoteca, favoriti anche dal fatto che in molti casi, come detto, si trattava di soggetti conosciuti alle forze dell’ordine. A dare un valido e onesti contributo alla causa, come spesso accade in casi del genere, anche le videocamere di sorveglianza interne ed esterne, Nell’imminenza dei fatti, per la cronaca, i carabinieri denunciarono sei persone all’autorità giudiziaria, tutte con l’accusa di rissa. Nell’individuazione delle persone coinvolte nella rissa, emerse che si trattava di due distinte frange di napoletani, riconducibili rispettivamente ai Quartieri Spagnoli ed alla zona Mercato.

Personaggi poco raccomandabili, e questo spiegherebbe anche perché due feriti, padre e figlio, dopo essere stati medicati al Rizzoli non intesero sporgere querela recandosi in caserma. Insomma, si valutava evidentemente l’ipotesi di ricorrere alla “giustizia privata”. Ma nessuno, poco più di un anno fa, avrebbe mai immaginato che la stessa avrebbe cagionato una tale spirale di violenza.

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