Dalla terraferma “centauri pasquali” sulla nostra isola: ma che turismo è?
L’arrivo di una primavera più calda si è unito alle festività pasquali favorendo un enorme afflusso di motociclisti sulla nostra isola. Sulla statale le moto hanno aperto il gas per provare la potenza dei motori. Ma le strade dell’isola non sono da scambiare per delle piste

Giorno di Pasqua ad Ischia tra scambio di auguri e affettuosi baci e abbracci delle persone che sono in strada e nelle piazze a godersi una giornata da trascorrere con tanta serenità, baciata da un primo caldo sole primaverile e poi, proprio complice un tempo così mite, ci sono “loro”: tute e giubbini rigorosamente in pelle nera, ginocchiere e scarponi da pista e sguardi nascosti sotto caschi aerografati, in sella a moto potenti che fanno frastuono anche da ferme. Sbarcati in mattinata e ovviamente provenienti da fuori regione, formano un bel gruppo compatto. Sette, forse otto o nove, occupano lo spazio esterno di un bar. Pochi minuti, poi balzano in sella, si alzano i toni dei motori che cominciano a rombare e le moto puntano verso la statale, per quella che dovrebbe definirsi una “passeggiata domenicale”. Ma non è proprio così: il loro pane si chiama velocità, ebbrezza, azzardo, affrontare le curve della strada con la voglia di bruciarle, anche se non si conoscono bene. Da copione il gruppo apre il gas e si dispone in un lungo serpentone roboante, piegandosi quasi in coro dove appena si può, in quelle onde di asfalto che si susseguono, in un continuo incedere che sa di libertà, di vento tagliato a metà, ma anche di vita poggiata su due ruote e una marmitta bollente. Sorpassi ben oltre i 50 Km orari, strisce continue longitudinali superate alla grande in un ego ipertrofico che permette di tutto perché ci si sente investiti dal dono del brivido. Qualcuno dovrebbe dire loro che le curve vanno invece godute con lo stimolo della prudenza e che le strade di Ischia non sono Silverstone, ed ancora che l’unica pista che abbiamo è quella di ghiaccio, piccola e ristretta che montiamo nelle festività di Natale. Sta di fatto che le telecamere sono spente e, davvero, non si riesce proprio a crederlo: abbiamo spento gli strumenti più utili per il controllo della velocità impegnandoci a trasformare le strade in vie del cielo. E a proposito di cielo è interessante leggere qualche augurio speciale che appare su diversi gruppi che hanno un’altissima opinione delle loro qualità di pilota: “ a voi tutti anime libere, domani sarà una Pasqua speciale e piegheremo come non mai per inseguire il nostro sogno”. Frasi che esprimono una certa preoccupazione per chi vuole ancora rimanere con i piedi poggiati per terra.
La testimonianza di Claudia e di Gianni
Nella mattina di Pasqua, Claudia, giovanissima, 15 anni e mezzo, non era di certo partita per affrontare quello che tra poco le sarebbe accaduto. In sella al suo “cinquantino” procedeva da Ischia verso Casamicciola quando, nella parte in salita, quasi all’altezza del primo belvedere, sente arrivare alle sue spalle da molto lontano il ruggito di motori potenti e capisce che si tratta di moto che vogliono spazio, che hanno bisogno di strada. Il gruppo dei centauri è folto, si capisce dal tono dei motori che diventa sempre più assordante. Claudia è spaventata: si sente, su quel suo fragile motorino, come un cerbiatto rincorso da un branco di lupi. Non sa che fare: il forte rumore la spaventa ed ha paura di voltarsi. Rallenta, poi decide di fermarsi. Le moto arrivano : sette, forse otto, sono potenti, colorate, e soprattutto velocissime. Quei bolidi le passano a meno di mezzo metro di distanza mentre il cuore le batte all’impazzata. Pochi secondi ma che durano una vita, fortunatamente quella che le rimane ancora tra le mani. “ Mi sono sentita gelare – racconta Claudia – una moto con una valigia sul lato mi ha quasi sfiorata. Dopo che mi hanno superato mi sono seduta qualche minuto sul muretto. Un’esperienza bruttissima. Non la auguro a nessuno”. E poi segnaliamo anche l’esperienza vissuta da Gianni, sempre in quella mattina di Pasqua e sempre sulla statale mentre, a bordo della sua auto citroen, procedeva verso Forio. “ Ero all’altezza del negozio di elettrodomestici Futura quando un gruppo di moto mi ha prima tallonato per circa un centinaio di metri per poi sorpassare aprendo il gas . Volevano pista e io ero un intralcio. Dovrebbero darsi una calmata”. Queste le testimonianze che avvalorano un dato di fatto, anzi un problema serio : ospitiamo un po’ tutti su questa nostraisola d’incanto e non abbiamo avuto il coraggio di fare distinzione, di fermare le inopportunità. Siamo di certo contenti di accogliere ospiti che vogliono godere i nostri luoghi per alcuni giorni in serenità, con molta educazione e garbo ma negli stessi giorni chiudiamo gli occhi a chi rumoreggia sulle nostre strade con motori roboanti, pregiudica una circolazione veicolare sicura, sfida la tragica statistica e che, nella maggior parte dei casi, come unica ricchezza, lascia sull’isola nella sua “gita domenicale” il prezzo di un caffè da 1 euro e 20 cent , forse un aperitivo o, meglio che vada, un pranzo da 30 euro. Lo stesso carburante viene oculatamente fatto in terraferma perché la colonnina segna di meno. Ma che turismo è? Forse sarebbe il caso di guardare alla nostra vicina Capri, a quelle che sono le sue politiche di turismo, al divieto assoluto di sbarco e circolazione di moto ed auto sull’isola se non esclusivamente di proprietà dei residenti e questo da aprile a inizi novembre di ogni anno. Là si è detto veramente STOP, le strade di Capri non sono il posto per chi apre di più il gas, e chi vuole correre lo faccia in pista. Capri merita di essere attraversata con rispetto.







