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D’Amore e l’assenza di risposte alle rivendicazioni degli isolani

di Stefano Arcamone

Il dialogo diretto con i cittadini da parte di una istituzione va sempre inteso come momento di riflessione e di costruzione di un percorso condiviso e di una coscienza collettiva. La lettera aperta ai cittadini di Antonio D’Amore rappresenta una gradevole continuità d’azione da parte del direttore dell’Asl Na 2. Fin dal suo insediamento, infatti, D’Amore ha mantenuto una linea di trasparenza costante, interloquendo tanto con la classe dirigente dell’isola che con le sue associazioni.

C’è però un confine che non va superato, ed è quello della propaganda politica, prerogativa, quest’ultima, che non può appartenere a chi riveste un ruolo tecnico. D’Amore, da direttore dell’Asl, insiste nel ricordare lo stato di abbandono nel quale versava il comparto sanitario delle isole all’epoca del suo insediamento. Ebbene, è trascorso un anno da allora, com’egli stesso ricorda, e sarebbe stato lecito attendersi qualche risposta a qualcuna delle mille problematiche della sanità isolana piuttosto che un superfluo quanto stantio appello al cambiamento che può essere reso possibile, secondo D’Amore, solo «dalla collaborazione tra tutti coloro che come noi hanno a cuore il bene comune».

Non ci risulta che sulla sanità esista qualcuno che non abbia a cuore il bene comune. E abbiamo la certezza che già prima dell’insediamento di D’Amore fossero migliaia le persone che protestavano per le condizioni pietose in cui verteva il comparto sanitario isolano, trovando negli organi di informazione – e ci sono centinaia di pagine d’archivio a testimoniarlo – degli efficaci amplificatori della protesta.

Ecco perché la lettera aperta ai cittadini delle isole, che giunge a meno di dieci giorni dallo sciopero proclamato per il prossimo 14 ottobre, appare piuttosto povera nei contenuti e, soprattutto, priva di credibilità.

Sarebbe stato più costruttivo, forse, inoltrare ai cittadini delle isole un manifesto programmatico con il quale indicare tempistiche e modalità di risoluzione di alcuni dei 19 punti critici che sono alla base della manifestazione indetta dal Cudas. Altra precisazione doverosa: il Cudas, nonostante D’Amore non lo nomini mai nemmeno per sbaglio, non è un’associazione a fini politici gestita da qualche detrattore di De Luca, Topo o D’Amore, ma un comitato unitario nel quale si riconoscono tutti i cittadini delle isole, indipendentemente dal colore politico di appartenenza.

Ecco, se proprio collaborazione costruttiva deve essere, allora D’Amore inizi a dare qualche risposta ai problemi dell’isola. Dopo l’incontro con i sindaci, il direttore generale dell’Asl aveva incassato il plauso delle isole e una convinta apertura di credito. Sono trascorsi tre mesi da quel giorno e poco o nulla è cambiato. Sarebbe forse il caso di lavorare di più e parlare di meno?

 

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