POLITICA

Danni pesanti, summit a Ischia per trovare la “quadra”

Le amministrazioni del Cratere e i tecnici della struttura commissariale si sono incontrati a Palazzo Reale per discutere la bozza della nuova ordinanza sulla cosiddetta ricostruzione pesante

Entra nel vivo il dialogo tra Comuni e commissario in vista dell’emanazione dell’ordinanza per la cosiddetta ricostruzione “pesante” dopo il terremoto, di cui oggi cade il secondo anniversario. Ieri mattina a Palazzo Reale presso la struttura commissariale allestita sull’isola si sono riuniti i sindaci dei comuni coinvolti nel sisma, Giovan Battista Castagna, Giacomo Pascale e Francesco Del Deo, accompagnati dai consiglieri delegati e dai componenti dei rispettivi uffici tecnici, insieme ai tecnici guidati dall’ingegner Sabato.

Il documento sarà valutato dagli uffici tecnici comunali che elaboreranno le eventuali proposte di modifica da apportare al testo presentato ieri mattina

Il commissario Schilardi arriverà oggi. L’oggetto della riunione era la bozza documentale dell’ordinanza che in autunno dovrebbe vedere la luce. La discussione è entrata subito in “medias res”, con i sindaci che hanno posto sul tavolo la questione della delocalizzazione, incluso l’annesso incentivo economico da stabilire per chi sceglie volontariamente di ricostruire lontano dalla zona rossa, ma a quanto si è appreso la misura sarà oggetto di un apposito e autonomo provvedimento. In questo caso, come hanno spiegato i tecnici della struttura commissariale, le ordinanze emanate per le emergenze sismiche dell’Italia Centrale possono essere da esempio solo parziale, in quanto per evidenti questioni di spazio la delocalizzazione è più agevole da realizzare in quelle regioni rispetto alle anguste aree dell’isola.

La bozza d’ordinanza sulla ricostruzione per i danni “pesanti” sarà composta da un’introduzione illustrativa, e da 21 articoli con due allegati. Si tratta di un documento tipicamente tecnico, anch’esso impostato sulla falsariga di quelli adottati in altre regioni. Una differenza è costituita dal fatto che la futura ordinanza regolamenterà la ricostruzione sia delle abitazioni sia delle attività produttive, viste le dimensioni tutto sommato contenute del sisma, rispetto a quelle, molto più ampie, dell’Italia Centrale, che ha coinvolto aziende dotate di enormi capannoni industriali.

I contributi che spetteranno ai cittadini con abitazioni distrutte o gravemente danneggiate verranno quantificati confrontando il computo metrico con un costo di riferimento. Naturalmente, si dovrà fare riferimento ai danni concretamente riportati, pur tenendo presente il computo metrico.

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Una caratteristica del tessuto sociale isolano, emersa anche in questo frangente, è quella della eccessiva “litigiosità” dei nostri concittadini, caratteristica “endemica” ma che le vicende del sisma hanno esacerbato. Il fenomeno si amplifica nei casi di edifici con più unità abitative (condominio), sia in caso di abitazioni vicine (consorzio). In entrambi i casi è necessaria la nomina di un amministratore, ai fini della procedura.

Durante la riunione si è parlato anche di quelle abitazioni situate nelle zone più alte dei Comuni del cratere, soggette a più alta amplificazione degli effetti di sito e a rischio frane.

Sul punto è stato sollevato dai sindaci il problema del vincolo idrogeologico da superare, in quanto non sarebbe chiaro da quale ente sovraordinato dovrebbe arrivare il relativo parere per consentire l’avanzamento dell’istanza di sanatoria. Una circostanza che di fatto blocca la pratica. I tecnici della struttura commissariale hanno suggerito la strada della conferenza dei servizi, ma sul punto ci sarà ancora da discutere.

Durante la riunione si è molto discusso di casi particolari che potrebbero presentare complicazioni tecniche. In particolare, nei casi di demolizione e ricostruzione, la prima operazione sarebbe da considerare implicita, in quanto molti edifici pur apparentemente rimasti in piedi vanno completamente abbattuti, e la legge lo consente, a dispetto dei timori di chi ritiene che la normativa vigente vieti tale operazione.
In tale ambito, è emerso anche il problema della rimozione dei puntelli, particolarmente sentito nell’area di Piazza Maio. Le amministrazioni locali facevano infatti notare che in alcuni casi la rimozione dei puntelli potrebbe arrivare al punto da impiegare una somma di denaro tale da vanificare quella ottenuta col contributo di ricostruzione. Secondo i tecnici della struttura commissariale, bisognerà valutare caso per caso.

Altro capitolo sensibile, quello dei costi unitari a cui riferirsi per quantificare l’entità del contributo di ricostruzione. Anche in questo caso il riferimento sono quelli praticati nell’Italia Centrale, ma con una maggiorazione massima del 35%. Sul punto si è discusso per cercare di capire in concreto quando poter praticare tale maggiorazione, facilmente comprensibile in materia di costi di materiali e forniture, meno per altri elementi, come le operazioni di scavo.

Un’altra misura significativa è quella che, in caso di demolizione e ricostruzione, prevede che almeno  il 30% del contributo sia dedicato alla parte strutturale dell’edificio, per evitare negligenze che portino a una costruzione inadeguata dal punto di vista della sicurezza e della vulnerabilità sismica.

L’incontro, terminato intorno alle 13.30, è la prima tappa dell’interlocuzione che porterà all’ordinanza definitiva. Ora, gli uffici tecnici prenderanno adeguata visione della bozza e segnaleranno eventuali miglioramenti. Si sta valutando anche l’ipotesi di una riunione collettiva tra gli esponenti dei tre utc per arrivare più velocemente a una sintesi in vista del successivo incontro coi tecnici della struttura commissariale, e arrivare così in poche settimane al provvedimento definitivo.

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