CRONACA

La curiosità Quando De Luca contestò la nomina di Marcello Feola

È assordante il silenzio del presidente della Regione Campania, Roberto Fico, sul cambio al vertice della ricostruzione a Ischia: Marcello Feola ha sostituito Giovanni Legnini come commissario straordinario, ma la vicenda ha subito acceso tensioni politiche che ben oltre l’isola.

Marcello Feola era già stato nominato commissario del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, ma la Regione Campania, all’epoca guidata da Vincenzo De Luca, aveva impugnato la nomina davanti al TAR, insieme a quella del commissario del Parco Nazionale del Vesuvio. La motivazione era chiara: secondo De Luca, le nomine erano avvenute senza la necessaria intesa con la Regione, come previsto dalla normativa vigente. Il governatore aveva già espresso dubbi sulla procedura, affermando che “nominare un commissario non deve essere un modo per raggirare le regole”.

A intervenire più direttamente fu Piero De Luca, deputato PD e figlio del governatore, secondo cui i decreti ministeriali “non soltanto sono politicamente sbagliati, ma sono anche nulli e dunque totalmente illegittimi, in quanto gravemente viziati da assoluta carenza di attribuzione”. Piero De Luca richiamò inoltre la sentenza della Corte Costituzionale n. 27/2004, secondo cui la nomina dei commissari dei Parchi deve avvenire d’intesa con i presidenti delle Regioni interessate.

Dal canto suo, Marcello Feola aveva sempre sostenuto la necessità di una riforma normativa: affidare completamente al Ministero le nomine dei vertici dei Parchi, senza intesa con le Regioni.

Il TAR Campania accolse il ricorso della Regione e quindi di Vincenzo de Luca, dichiarando illegittime le nomine e ordinando al Ministero di sottoporre una nuova terna di candidati, con l’approvazione della Regione. Dopo questa decisione, furono nominati: Raffaele De Luca, presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, già commissario e poi confermato presidente permanente e Giuseppe Coccorullo, presidente del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

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La vicenda evidenzia le difficoltà politiche legate alle nomine dei Commissari e lascia in ombra il ruolo del nuovo presidente regionale, Roberto Fico, sollevando interrogativi sulle sue capacità politiche.

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