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«De Siano rinuncerà, Enzo è inadeguato, Gianluca non è solo»: il ritratto di “Bambeniello”

DI GAETANO FERRANDINO

L’ultima volta che ne abbiamo discusso mancava un anno alle elezioni e dunque per ovvi motivi gli scenari erano inimmaginabili, non a caso ti chiedemmo di vestire i panni di vate. Ora però solo sei mesi ci separano dalle elezioni amministrative, guardandoti intorno si comincia a muovere qualcosa?

«In questo preciso momento non si sono ancora ipotizzati scenari. Ci sono delle configurazioni che potrebbero trovare concretezza nel giro di sessanta giorni, diciamo che fino al termine delle festività natalizie non si muoverà nulla. La battaglia per le prime posizioni e per il ‘giro’ inizierà dopo la befana».

Una novità rispetto a sei mesi fa c’è, negli ultimi tempi sembri quasi uno di quei pezzi da novanta del calciomercato che in estate vengono costantemente affiancati a questo o quello schieramento. Ricordo quando addirittura Antonio Buono ti definì arruolato con l’attuale maggioranza…

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«Prendo atto delle dichiarazioni rese all’epoca da Antonio Buono, ma voglio precisare che io non sono un calciatore che può essere acquistato al calcio mercato. Salvatore Mazzella non è in vendita, se vado a giocare lo faccio per il bene di Ischia e perché ho interesse a che questo paese si risollevi e torni ad essere punto di riferimento e protagonista. Purtroppo, negli ultimi due o tre anni c’è stata una spaventosa decadenza: non c’è entusiasmo, voglia di fare, idee, i giovani scappano anche perché non pungolati a dare il loro contributo. Eppure quelli di casa nostra, credimi, sono preparati».

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L’atteggiamento critico di Salvatore Mazzella non sembra quello di chi sarebbe pronto a sposare la causa giosiana, come si vocifera da più parti.

«Ripeto, non sposo nessuno, per un motivo molto semplice. Ho una famiglia, un lavoro che mi gratifica e mi tiene impegnato costantemente, quindi immagina se mi faccio incantare dalle sirene o aspetta il suono del flauto per uscire dal cesto…».

Diamo un’occhiata ai personaggi in campo,  e in particolare ai papabili candidati a sindaco. Partiamo da Enzo Ferrandino.

«L’ho detto e lo ripeto. Non lo vedo proprio. In un anno non ha mai dato nemmeno per un secondo l’impressione di poter essere un leader, perché non ha avuto la capacità di imporre una discontinuità amministrativa. Guarda le ultime vicende: la reazione impulsiva denotano in maniera inequivocabile una mancanza di lucidità. Dodici mesi sono sufficienti per fare tante cose, invece non ha prodotto nulla. Fare l’ordinario significa soltanto correre dietro ai problemi, non certo amministrare un paese. Ecco perché mi sembra inadeguato”.

Quindi tu come aspirante sindaco proprio non lo vedi?

“Analizziamo lo stato dell’arte. Mi risulta che l’attuale maggioranza non abbia espresso ancora un candidato, dunque non posso esprimermi in merito. Posso giudicarlo per quello che ha fatto, e mi pare ovvio che la mia valutazione certamente non può essere lusinghiera”.

Guardiamo un po’ all’attuale sindaco.

“Giosi Ferrandino, naturalmente, è fuori dai giochi. E’ chiaro che avrà interesse a mantenere un piede nel palazzo con degli uomini fidati, non so se riuscirà o meno a formare una lista. Certamente non gli mancano mezzi e capacità, in fondo ultimamente (da almeno qualche mese) sta facendo il sindaco a tempo pieno. L’unica cosa che mi dispiace è il fatto che continui a rifuggire il confronto in consiglio comunale”.

Non è un paradosso questo?

“Io lo trovo molto anomalo, perché quello che mandò a dire e lesse in consiglio dopo le vicende personali (dalle quali mi auguro venga fuori nell’interesse suo e del paese) è l’esatto contrario di quello che poi ha fatto. Ritengo che nella vita bisogna essere coerenti e portare avanti la propria posizione o avere il coraggio di ammettere che si è voluto modificare il proprio pensiero. Ma poi, fare i bandi di concorso a Natale, quando siamo a sei mesi dalle elezioni, è un patetico specchietto per le allodole. Non è una bella figura, si potevano preparare in tempi non sospetti, adesso si cerca di mettere il carro davanti ai buoi. Forse bisogna firmare cambiali o consegnare assegni in bianco?

Rispetto a sei mesi fa Domenico De Siano è più lontano da Ischia o più vicino?

“Guarda, qui il ragionamento deve essere minuzioso e articolato. Parliamo di un politico di rango nazionale che ha fatto il consigliere comunale, il sindaco del suo paese, il consigliere provinciale, il consigliere regionale, per un certo periodo il deputato ed attualmente è senatore della Repubblica oltre che coordinatore regionale di Forza Italia, e cioè una delle venti figure su scala nazionale con si confronta Silvio Berlusconi. Mi sembra difficile che chi ha fatto un percorso del genere all’improvviso opti per un reset e decida di provare a fare il sindaco d’Ischia”.

La sua discesa in campo però potrebbe essere il viatico per conquistare il cosiddetto comunello, non trovi?

“Non la vedo in questo modo, credo che al massimo potrebbe avere l’interesse a essere sindaco del Comune unico: ecco quell’operazione avrebbe un senso. Cimentarsi in una campagna elettorale in un paese di 18.800 abitanti, francamente, la vedo come una diminutio vista la sua esperienza ed il suo palmares”.

C’è poi Gianluca Trani, demonizzato dall’attuale maggioranza ma che ormai sembra aver rotto gli indugi.

“Gianluca, eletto la prima volta nel 2007, si riconferma nel 2012 e assume l’incarico di presidente del consiglio comunale, che svolge appieno e con professionalità. Si arriva al 2014 quando ci sono le elezioni europee e diventa all’improvviso il capro espiatorio della mancata elezione di Giosi Ferrandino. Ora, obiettivamente, sembra un po’ riduttivo che dalla sera alla mattina questa maggioranza trovi Gianluca Trani corpo estraneo dalla sua maggioranza, dopo che ne è stato parte organica per quasi otto anni. Non si capì perché dovesse andare via…”.

Che risposta ti sei dato?

“Forse non era ben visto dal gruppo, ma i paletti a quel punto andavano messi prima. Ma se ha condiviso e contribuito a creare un percorso, perché poi non ritenerlo più organico? Insomma, sembrava quasi che facesse ombra a qualcuno”.

Oggi come giudichi le sue velleità?

“Sono legittime, assolutamente. Ognuno può avere legittime aspirazioni: lui, oltretutto, non lo vedo affatto isolato, anzi dialoga con parecchi e anche con l’attuale gruppo di opposizione. E’ un discorso da fare, in divenire, da sviluppare, ma una cosa è certa: Trani non è affatto un uomo solo, anzi si confronta e si muove su più fronti. In fondo, da soli è impossibile vincere…”.

Una consiliatura che volge al termine, e nel corso della quale Salvatore Mazzella è stato più volte accostato alla maggioranza. Ormai siamo ai titoli di coda, possiamo dire che sei rimasto fedele al mandato che ti hanno conferito gli elettori, come peraltro avevi ripetutamente promesso. Quello con i colleghi della minoranza è un percorso che proseguirà o cambierà qualcosa?

“Il futuro non lo conosco, posso soltanto guardare indietro e verificare cosa è stato fatto e cosa è successo. Guardo il presente e per il futuro mi auguro qualcosa di diverso da questa maggioranza. In fondo, dopo dieci anni con questa amministrazione al timone, credo sia quasi fisiologico voltare pagina, immagino che anche i cittadini abbiano l’aspettativa di vedere facce nuove e di rimando idee nuove”.

Nel tuo, di futuro, ti vedi invece più nei panni di attore o di spettatore?

“Cerco di essere sempre realista e guardo le cose con un certo distacco. Vedo la mancanza di progettualità, non c’è nulla di nuovo, solo un’occupazione di spazi di potere per il potere a prescindere dalle appartenenze politiche.  Non vedo la politica finalizzata al bene comune, ma ogni intervento è sempre e soltanto mirato al consenso personale del singolo consigliere. E questa è una cosa gravissima, aberrante, perché il paese di questo modus agendi non si troverà nulla. E’ sempre il beneficio collettivo che fa aumentare quello dei singoli…”.

Un cambiamento, dal punto di vista matematico, lo porterà la doppia preferenza di genere e di conseguenza le quote rosa in un consiglio comunale che attualmente ne è sprovvisto.

“Ricordo che negli anni ’80 avevamo delle donne in gamba nel civico consesso, auspico che il sesso gentile possa dare la sua mano a risolvere i problemi del paese. Mi auguro che siano pronte ad impegnarsi in questa competizione e non vestano il ruolo di riempitivo nelle liste, ma sappiano essere protagoniste”.

Domanda a bruciapelo: Giosi Ferrandino candiderà Enzo Ferrandino, opterà per il caularone bis con De Siano o ancora sceglierà una terza via?

“Io sono realmente convinto che in questo momento il sindaco d’Ischia non abbia deciso ancora cosa fare. Aspetterà gli eventi, a gennaio forse tirerà le somme e romperà inevitabilmente gli indugi. Il tattico puoi farlo finchè sei nel porto, quando ne esci e sei in mare aperto devi prendere una direzione. Adesso può attendere solo perché tutte le barche sono ancora in rada. Ma al momento opportuno le decisioni saranno dei gruppi non dei singoli. Varrà per Giosi, per me, per Gianluca Trani, per chiunque”.

Credi in un bipolarismo o immagini una maggiore frammentazione?

«No, penso che ci saranno più candidati alla carica di sindaco, e questo tutto sommato è un bene. Sarebbe la cosa migliore, in democrazia si sceglie così. Ricordo le elezioni del 1998, del 2002 in particolare con tre candidati che si presero una grande spinta. Dal 2007 in poi non c’è stata storia, prima per l’esperienza traumatica del sindaco Brandi e poi per l’anomalia del caularone cinque anni dopo. In tanti dimenticano che Ferrandino e i suoi non avrebbero vinto senza le due liste del centro-destra. Io sapevo che andavo incontro a una sconfitta, ma non intesi rinunciare ai miei principi. E mi piace ancora oggi sottolineare un aspetto».

Quale?

«Le liste che mi sostenevano conquistarono 2.200 voti, io invece 3.000 preferenze. Fu un attestato di stima, da parte degli ischitani, che mi inorgoglì davvero tanto…».

Insomma, possiamo dire che, qualora dovesse essere della partita, certamente non avrebbe intenzione di perdere due volte di fila?

«Beh, qui più che a un auspicio vorrei rifarmi a una statistica. Che racconta che io non ho mai perso due volte di fila. E stavolta, se dovessi gettarmi nell’arena, lo farei con un carico di energie superiore a quello del passato»

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