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Decreto e condoni, anche con “Le iene” la musica non cambia

ISCHIA. Cambiano gli attori, ma la trama e la musica resta la stessa. Il servizio televisivo relativo alla situazione ischitana post sisma, andato in onda domenica sera nel programma “Le Iene”, non è stato di diverso tenore rispetto ai precedenti reportage realizzati da altri media nazionali. Il taglio conferito al servizio è chiaramente accusatorio: Ischia è l’isola degli abusi, il terremoto ha fatto crollare case abusive costruite per giunta con materiali scadenti, lo Stato sta varando un ennesimo condono edilizio per l’isola. Insomma, secondo la trasmissione di Italia 1, il decreto varato dal Governo in via di conversione in legge all’esame del Parlamento è l’espediente per favorire i “furbetti” che vogliono approfittare del terremoto per gabbare la comunità sfruttando il drammatico momento d’emergenza. Cambiano i giornalisti che a turno sbarcano sull’isola, ma la solfa è sempre uguale. In particolare, l’inviato de “Le iene”, Filippo Roma, ha incentrato l’intero reportage sulla presunta contraddizione del vicepremier Luigi Di Maio: quest’ultimo, subito dopo il terremoto che colpì Ischia nell’estate 2017, ribadì in un comizio pubblico che non avrebbe mai firmato una proposta di legge contenente un condono edilizio per Ischia, altrimenti egli si sarebbe iscritto al Pd. Secondo la trasmissione, il decreto per le emergenze e la ricostruzione di Genova, di Ischia e dell’Italia centrale, conterrebbe una sanatoria indiscriminata, dunque una gaffe di Di Maio, al quale la troupe ha cercato ironicamente di consegnare una tessera del Pd. Di più: la troupe televisiva ha intervistato numerosi cittadini in giro per l’isola, ma in televisione sono state trasmesse soltanto pochissime frasi da parte di persone che non avevano sufficiente preparazione sull’argomento per controbattere alla tesi pre-fabbricata (per rimanere in tema edilizio) che Filippo Roma e gli autori della trasmissione volevano che filtrasse sugli schermi. La prova è che durante i dieci minuti scarsi del servizio sono stati completamente eliminati gli interventi più meditati e articolati, tra cui quello dell’avvocato Molinaro, che è stato ascoltato da Filippo Roma venerdì scorso, spiegando nel dettaglio i motivi per cui il decreto, e soprattutto il famoso articolo 25, non va classificato come un nuovo condono bensì come una velocizzazione dell’esame delle istanze di sanatoria presentate decenni fa dai terremotati, allo scopo di agevolare, a chi ne ha diritto, l’ottenimento del ristoro economico. Tutto fiato sprecato, tutto inutile: in trasmissione non si è visto né sentito nulla. Anche lo stimato allenatore calcistico isolano Giuseppe “Billone” Monti era stato intervistato dalle “Iene”, ma del suo intervento non c’è stata alcuna traccia. Lo stesso Billone ha poi chiarito com’è andata: «Questo signore (Filippo Roma, ndr) è venuto a Lacco Ameno due giorni fa, ha fatto alcune interviste a persone del posto, compreso me; io avevo spiegato che il decreto su Ischia non era un condono ma fissava solo i criteri affinché ai cittadini che avevano avuto danni dal terremoto venissero esaminate velocemente le richieste fatte in base ai condoni del 85-94 e 2003 per ottenere la concessione in sanatoria ed accedere ai contributi oppure ricevere un diniego e che la cosa riguardava solo i terremotati e non i 28mila di cui parlavano quei falsi del Partito Democratico. Ebbene, costui, che altro non è un servo del padrone insieme a i suoi colleghi, ha tagliato alcune interviste fra cui la mia. Hanno mandato in onda solo quello che serviva a screditare Di Maio e tutti gli isolani facendoci passare per imbroglioni e lestofanti», ha concluso Monti con amarezza. Come lui, tanti altri cittadini hanno reagito con rabbia al servizio che ha irradiato nelle case degli Italiani un’immagine completamente negativa dell’isola. L’abusivismo è un problema, ma ancora una volta sono rimaste frustrate le speranze di chi si attendeva un minimo di imparzialità da coloro che invece erano sbarcati sull’isola con un obiettivo già definito: niente e nessuno avrebbe potuto distoglierli dal realizzare per l’ennesima volta il ritratto, sempre di moda, di Ischia come simbolo nazionale dell’abusivismo.

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