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Decreto, notte di lavoro: ormai ci siamo

ISCHIA. La grande paura è passata, se vogliamo definirla tale. Ma in realtà è durata molto poco. Fatto sta che per l’effetto Genova per qualche ora si è temuto il peggio anche per il decreto Ischia, contenuto nello stesso documento. Martedì, come ricorderanno i nostri lettori, è arrivato il colpo di scena che nessuno si aspettava. Succede che tra qualche voce che non riportava costi ma semplicemente puntini sospensivi e la Ragioneria Generale dello Stato che parlava di mancanza di coperture finanziarie, all’improvviso il decretone che doveva essere firmato dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, si arena. E così c’è voluta una notte di lavoro per trovare non certo quattro spiccioli, ma qualcosa come seicento milioni di euro. Necessari proprio per Genova, tra ricostruzione del ponte e aiuti a cittadini e imprese. Anche perché c’era da fare i conti con la società Autostrade che per ovvi motivi non si accollerà i costi del viadotto dopo essere stata esclusa per decreto dalla ricostruzione. Alla fine, comunque, come dicevamo le coperture sono state trovate e nel contempo è stata evitata una figuraccia che avrebbe avuto del clamoroso.

A posteriori intanto circolano una serie di indiscrezioni che riferiscono come i tecnici della ragioneria avessero rimarcato a più riprese una serie di lacune contenute nel decreto invitando a riscrivere il testo e correre le stesse, soprattutto nel campo in cui non si faceva riferimento preciso ed inequivocabile alle coperture e agli oneri finanziari. Il lavoro in ogni caso è stato fatto e il decreto è tornato alla base con la firma che potrebbe essere arrivata già nella tarda serata di ieri. Ormai ci siamo, il passaggio in Gazzetta Ufficiale è praticamente scontato. Poi, però, la battaglia sarà soltanto all’inizio.

Gaetano Ferrandino

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