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Decreto Sisma, al senato gli emendamenti made in Ischia

La proposta parte dal sindaco di Casamicciola Giovan Battista Castagna, ha assicurato pieno sostegno anche il senatore forzista Domenico De Siano: obiettivo, assicurare agli isolani pari dignità

Arriveranno oggi al Senato le proposte di emendamento elaborate sull’isola di Ischia. Si tratta di due emendamenti che andrebbero a modificare il cosiddetto ‘Decreto Sisma’ approvato nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati. Le proposte, elaborate dai sindaci dei Comuni del Cratere e dal Commissario straordinario per la ricostruzione Carlo Schilardi, nonché dalla Regione Campania tratteranno un tema in particolare: il riconoscimento dei fondi per coloro che hanno subito danni dal sisma relativamente ad immobili condonati. Il riferimento è al decreto legge del 18 aprile 2019 numero 32, convertito nella legge numero 55 del 14 aprile 2019 n. 55 ovvero quello relativo al sisma di Catania e di Campobasso. All’articolo 12 comma 7, la norma recita: “Nel caso in cui, sul bene oggetto di richiesta di contributo, sia pendente una domanda di sanatoria, il procedimento per la concessione dei contributi è sospeso nelle more dell’esame delle istanze di sanatoria e l’erogazione dei contributi è subordinata all’accoglimento di detta istanza”. Per il terremoto ischitano, invece, il famigerato articolo 25 della legge 109, ovvero della norma che ha legiferato sul sisma che ha colpito l’isola nel 2017, prevede che i terremotati non abbiano diritto ad alcun finanziamento relativo alla parte condonata del proprio immobile ancorché legittimata. “A Catania e Campobasso la norma dice l’esatto contrario di ciò che prevede per la nostra isola”, ci conferma il sindaco di Casamicciola Giovan Battista Castagna che promette battaglia in Senato. “La nostra proposta è quella di prevedere parità di trattamento tra i terremotati dell’isola di Ischia con quelli di Catania e Campobasso”.

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Ha assicurato il proprio sostegno all’emendamento anche il Senatore di Lacco Ameno Domenico De Siano. “Presenterò degli emendamenti per eliminare un’eventuale ingiustizia presente nel testo approvato alla Camera. È palese che non è possibile che il nostro ordinamento con una legge possa prevedere che i terremotati di Catania e Campobasso possano ottenere i fondi anche per gli immobili condonati e sull’isola di Ischia no. Mi sembra ovvio. Ma non solo è questo il punto da emendare”. Per il sindaco di Casamicciola c’è anche da modificare la parte relativa alla pianificazione del territorio. “Non siamo d’accordo con la norma nel punto dove attribuisce alla Regione la centralità della nella pianificazione. Il rischio è di ingessare tutto”.

La proposta che questa mattina sarà presentata in Senato prevede la pianificazione urbanistica “a cura del commissario straordinario per la ricostruzione in accordo con Comuni e Regione”, così come previsto per il sisma del Centro Italia. Sul punto, invece, è più sereno il commissario straordinario per la ricostruzione che getta acqua sul fuoco. “Già alla Camera – spiega Schilardi – sono state accolte alcune istanze che avevamo proposto come la semplificazione delle procedure ed un ristoro per coloro che durante il sisma hanno perso totalmente le proprie attività imprenditoriali”. “Ma non basta”, incalza “Abbiamo delle perplessità, sul mancato finanziamento per coloro che hanno subito danni durante il sisma al proprio immobile condonato”.

Schilardi è sceso in campo in prima persona: “Ho fatto presente che ci sono delle perplessità. E con Regione Campania, sindaci e parlamentari del territorio al di là di ogni colore politico, abbiamo lavorato per eliminare questa limitazione. La norma sulla ricostruzione post sisma a Catania e Campobasso, infatti, non prevede questa limitazione che invece è contemplata per i cittadini di Casamicciola e Lacco Ameno”. “Lo reputo un dovere morale”, chiarisce Schilardi. E conclude: “Meno soldi si danno alla gente, e meno si ricostruisce. È impensabile, infatti, fare una ‘ricostruzione dei poveri’”.  Il decreto sisma sarà al vaglio della commissione Ambiente al Senato prima dell’approvazione definitiva a Palazzo Madama entro il 23 dicembre.  

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