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CULTURA & SOCIETA'

Degrado e pandemia accolgono il ritorno dei “sacri” venerdì del Cretaio. Al centro della tradizione la chiesetta del crocifisso e le allegre scampagnate.

LA STORIA O LEGGENDA DI UN ASINO CHE PORTAVA IN GROPPA UN CROCIFISSO, ARRICATO AL CRFETARIO SI FERMO’ E SI RIFIUTO’ DI PROSEGUIRE LASCIANDO CADERE PER TERRA IL CROCIFISSO. IN QUELLO STESSO LUOGO I BOSCAIOLI DEL CRETAIO VI COSTRUIRONO LA CHIESETTA PER DARE “DIMORA” AL CROCIFISSO ABBANDONATO. Per i Venerdì della Via Crucis, la Preside della Scuola Media G. Scotti di Ischia prof.ssa Anna Di Meglio Baldino permetteva ad una sola classe per volta di partecipare alla mezza giornata ricreativa al Cretaio accompagnata dai prof. Garufi e Ugga. Gli storici “filoni” studenteschi del Mattei di Casamicciola che trasgrediva meglio della Scuola media Scotti di Ischia

Ormai i tradizionali venerdì della Via Crucis, legati ai riti pasquali sono iniziati. Il prossimo venerdi cosiddetto del Cretaio sara’ il quarto.,. Essi precedono la Settimana Santa e la Pasqua di Resurrezione,che verranno e sono corrispondenti alle 14 “stazioni” della “Via Dolorosa” in cui sono rappresentati i momenti di passione e calvario di Cristo fino alla morte in Croce.

CRETAIO ANNI '50 - COMITIVA DI ISCHIA IN SCAMPAGNATA DANZANTE IN UNO DEI VENERDI' DELLA VIA CRUCIS
CRETAIO ANNI ’50 – COMITIVA DI ISCHIA IN SCAMPAGNATA DANZANTE IN UNO DEI VENERDI’ DELLA VIA CRUCIS

Ma sono stati e sono anche i venerdì della Via Crucis della storica chiesetta del Cretaio, dove ci si recava per fede e per svago, potendo godere tra l’altro del bellissimo bosco circostante per la programmata scampagnata fino al cratere di Fondo Ferraio. Questo luogo, oggi trasformato, ma con la sola chiesetta restaurata ed aperta al culto dei fedeli, conserva una storia del passato che riguarda alcune generazioni di isolani che l’hanno vissuta. Ma il passato non si dimentica, e noi qui vogliamo ricordarlo . Dagli anni ‘50 in poi, gli ischitani di fede cattolica praticanti o poco praticanti, avvertivano con largo anticipo l’annuale ricorrenza della Settimana Santa, preludio alla Pasqua, contando i venerdì della Via Crucis per scegliere uno o più di uno di essi per la escursione con gli amici di scuola al Cretaio.

CRETAIO ANNI '50 GIOVANI ISCHITANI CON FIDANZATE SORELLE E MAMME IN GITA GIOIOSA NEI BOSCHI DELLA CHIESETTA
CRETAIO ANNI ’50 GIOVANI ISCHITANI CON FIDANZATE SORELLE E MAMME IN GITA GIOIOSA NEI BOSCHI DELLA CHIESETTA

Il significato religioso, rappresentava il pretesto per vivere i venerdì quaresimali, tra fede più o meno superficiale e senso della tradizione intenso e aperto pure ad altre forme di partecipazione, tra svago e preghiera, come per dire: sacro e profano. Insomma i venerdì quaresimali prima della Pasqua, per comitive di ischitani , scolastiche e non, erano dedicati ad una particolare zona di richiamo agreste e ad una chiesetta in loco con un secolare Crocifisso, dalle piaghe rosse evidenti e dal volto straordinariamente sofferente. Parliamo dell’antica chiesetta del Cretaio nel vasto e folto bosco di Fiaiano, tra i Comuni di Barano e Casamicciola con giurisdizione Barano. La Chiesetta col suo leggendario Crocifisso, negli anni passati, è stata meta di numerose comitive di ischitani che a modo loro, santificavano il Venerdì quaresimale della Via Crucis recandosi nel tempietto, per prendere parte al rito religioso officiato dal sacerdote celebrante.

CRETAIO OGGI - CUCINA DEL FOCOLARE FRA GLI ALBERI DEL CRETAIO SOSTITUISCE LE VECCHIE MERENDE
CRETAIO OGGI – CUCINA DEL FOCOLARE FRA GLI ALBERI DEL CRETAIO SOSTITUISCE LE VECCHIE MERENDE

Finita la funzione quelle persone, ragazzi ed adulti, che avevano affollato la chiesa nell’ora precedente, lasciavano il posto ad altri gruppi animati dalla stessa devozione, e così per tutta la giornata, in modo che, chiunque si fosse recato al Cretaio in uno degli attesi Venerdì Santo, avrebbe assolto al personale dovere della propria visita all’antica e tradizionale chiesetta, con la opportunità di poter dire di avervi partecipato. Dopo la funzione religiosa, le comitive in gita, uscite all’aria aperta e profumata dei primi odori della fresca primavera, popolavano, a gruppi sparsi, l’intero bosco, improvvisando allegri pic nic fra gli alberi con ricche merende per lo più a base di frittate, salcicce, friarielli, formaggi, torte e frutta varia. Non mancava lo strumento musicale per eccellenza, la chitarra con la fisarmonica, che nelle mani di esperti suonatori e cantanti per l’occasione, offrivano insieme le note giuste di una musica che serviva a tenere oltre modo su di giri, i gruppetti di giovani e meno giovani annidati fra alberi e i cespugli di quello che un tempo era lo scenario naturale tutto verde del Cretaio di un’altra epoca, e diciamo anche, di un’altra vita.

FONDO D'OGLIO POCO DISTANTE DAL CRETAIO
FONDO D’OGLIO POCO DISTANTE DAL CRETAIO

Il periodo di maggiore frequentazione del Cretaio risale agli anni ’50 e ’60 allorquando i gitanti di quel tempo sapevano lasciare il segno meglio delle generazioni precedenti, che pure si portavano al Cretaio con lo spirito di vivere l’esperienza e l’emozione della Via Crucis, poiché, oltre alla prospettiva di consumare la propria particolare colazione seduti per terra, sotto gli alberi e fra il fogliame di quel luogo così incantato e riposante , sullo sfondo si attestava il richiamo mistico della secolare chiesetta con il suo storico Crocifisso. Alle scuole medie Giovanni Scotti di Ischia , come al Liceo ed al Ginnasio, l’autoritaria e di buon cuore, Signora Preside Anna Di Meglio Baldino, autorizzava una sola classe per volta a beneficiare del Venerdi del Cretaio ed accompagnata per altro, da due professori disponibili. Il più delle volte l’onere, se così possiamo definirlo, toccava ai prof. di disegno Amedeo Garufi e di educazione fisica Ugga o alle sorelle professoresse Anna e Ida Buono.

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GITA AL CRETAIO DEL 1959
GITA AL CRETAIO DEL 1959

Ogni anno all’avvento del Primo Venerdì della Santa Via Crucis, si entrava in odor di Cretaio o “Rotaro”. A volte erano gli stessi professori ad offrirsi per procurarsi una bella giornata ricreativa. Al di fuori della scuola, tra i ragazzi e le ragazze scattavano le prime mobilitazioni organizzate. Si marinava la scuola per macchiarsi, per modo di dire, della colpa del classico “filone” che a scuola, nessuna giustifica serviva per coprirlo. Il fenomeno del filone a scuola si intensificò con l’entrata in scena dell’Istituto Tecnico Enrico Mattei per ragionieri e geometri a Casamicciola. Si faceva filone per ritrovarsi fra gli alberi del Cretaio in quei magici Venerdì di Quaresima, a mescolare religione e mondanità nel segno di una giornata allegra diversa dalle altre. Il fascino e l’assalto al Cretaio o Rotaro, per molti giovani di diversi decenni fa, sono stati anche propiziatori di un agevole trampolino di lancio di tante storie d’amore, nate nella spensieratezza e la bellezza di quelle irrinunciabili gite tradizionali e sfociate in sani e felici matrimoni da cui è fiorita la generazione di oggi.

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GRUPPO NEI BOSCHI DEL CRETAIO ANNO 1962
GRUPPO NEI BOSCHI DEL CRETAIO ANNO 1962

La quale, con entusiasmo diverso, in un contesto sociale diverso e in un Cretaio che non è più lo tesso di prima, non tiene più il passo alla tradizione come è stato fatto per il passato. Quei pochi che oggi vanno al Cretaio, trovano la chiesetta completamente restaurata e funzionante di tutto punto la domenica e nei Venerdì della Via Crucis. Ma trovano anche un’ambientazione degradata, deturpata e scippata di tutti i connotati naturali che un tempo non molto lontano l’intera zona del Cretaio, fino a Fondo Ferraio, vantava e che aveva fatto felici i loro genitori, i loro nonni. Oggi quella Chiesetta, la Chiesetta del Crocifisso come in tanti amano chiamarla, è lì a dominare un paesaggio, uno scenario agreste colpito a morte dove nemmeno i ricordini d’amore incisi a mano sulla pietra di tanti anni fa sparsi fra i cespugli e lasciati alla carezza ed al bacio del tempo, sono scampati allo scempio. C’è oggi la troupe di famiglia orfana del compianto Riccardo D’Ambra scomparspda qualche anno, con il proprio locale il Focolare ad aver raccolto il testimone di quanto è rimasto. Ne difende la storia nmel ricordo e nel risdpetto del proprio geneitore che non nc’è più, e magnifica la gastronomia ispirata in massima parte ai prodotti della sua terra.

IL CRETAIO OGGI E LO SCOMPARSO RICCARDO D'AMBRA
IL CRETAIO OGGI E LO SCOMPARSO RICCARDO D’AMBRA

Organizza escursioni guidate per i sentieri di un Cretaio diverso dove per fortuna il verde c’è ancora e resiste forte a chi, privo di scrupoli e di coscienza, vorrebbe cancellarlo del tutto. Naturalmente il Tempietto ha una sua storia che va raccontata. La chiesetta dedicata al SS. Crocifisso resiste da poco meno di trecento anni, con varie ricostruzioni e restauri. Fu fatta costruire dal nobile isolano Francesco Menga nel 1731, fu distrutta dal terremoto del 1883 e in seguito, ricostruita. Presenta una semplice struttura architettonica con un solo altare di marmi policromi ed una sola navata, dominata da un gran crocifisso ligneo di pregevole fattura, datato 1700. Don Attilio Buono, ha raccontato, che la chiesetta fu costruita perché un giorno era partito da Casamicciola un asino recante in groppa un Crocifisso (l’attuale). L’asino si fermò in un grande frutteto nel quale si buttò a terra e si rifiutò di proseguire. Così sul posto gli abitanti decisero di costruire una cappella che racchiudesse il Crocifisso. Al suo interno vi sono delle lapidi che ricordano le tappe storiche. Il Comune di Barano l’ha espropriata ai proprietari, restaurata e restituita alla fede di quanti vogliono recarsi (come da tradizione) tutti i venerdì di Quaresima per i riti sacri.

L'ANTICA CHIESETTA DEL CRETAIO APERTA OGGI AL SACRO RITO DELLA VIA CRUCIS
L’ANTICA CHIESETTA DEL CRETAIO APERTA OGGI AL SACRO RITO DELLA VIA CRUCIS

Nel pomeriggio dell’ultimo venerdì della Quaresima si suole celebrare una toccante funzione, con gran partecipazione di popolo: è una Via Crucis che parte dalla chiesetta e si snoda per la via Cretaio fino alla parrocchia di Maria SS. Madre a Fiaiano. Il mito del Cretaio anticipa la descrizione del D’Ascia e va oltre la data della pubblicazione del suo libro “Storia dell’Isola d’Ischia” (1864), monumentale lavoro editoriale da cui chiunque ha attinto. Esso viaggia attraverso gli anni che sono seguiti fino ai giorni d’oggi, dove in quella piccola e mistica chiesetta, da sempre si sono celebrati gli attesi venerdì della Santa Via Crucis che precedono la Pasqua. Il mitico Cretaio, meta di allegre comitive di tutte le epoche, protagoniste di memorabili scampagnate per rispettare una tradizione che non esula dal senso religioso, conserva il suo ruolo storico soprattutto nei ricordi di chi ha goduto del suo fascino, specie nei tempi in cui la sua natura era intatta e il profumo della sua vegetazione era avvertito da lontano.

L'ANTICO CROCIFISSO DEL '700 NELLE CHIESETTA DEL CRETAIO PER LA VIA CRUCIS
L’ANTICO CROCIFISSO DEL ‘700 NELLE CHIESETTA DEL CRETAIO PER LA VIA CRUCIS

Giuseppe D’Ascia provò l’esperienza del Cretaio in groppa ad un asino Lasciando ai posteri questa sua testimonianza: “Era il 30 aprile dell’anno di grazia 1859, verso le prime ore del mattino, io sollecito montavo un piccolo asino a pelo nero, tratto a nolo, e m’inoltravo per la nuova strada, se pur con maggiore proprietà non si voglia chiamare nuova traccia, del Monte Rotaro, anticamente chiamato il Cretaio, cioè, luogo cretoso; quale traccia in varie tese s’interna e si protende, per lungo e per largo, sulla china che guarda il settentrione per addolcire il sentiero. Salendo per quelle tese e giravolte, fissai lo sguardo alla parte che guarda il Mezzogiorno, in mezzo ad una florida vegetazione, alternata da ben disposti ed accavallati vigneti, piantati in fila su quelle capriciosette colline, ai cui lembi sorgevano, dei fitti selveti che, scendendo lunghesso a precipizio, inerpicavansi fra le curve dei ciglioni della Valle di Lerce, coronando le alture del Rotaro ed adombrando la base di esso: offrivano così allo stanco agricoltore riposo e sollievo nelle ore canicolari.”

A leggere le parole del D’Ascia scritte 150 anni fa che descrivono un Monte Rotaro, ossia il Cretaio “in mezzo ad una florida vegetazione” fa venire la pelle d’oca se si pensa come sia diventato il “Rotaro” oggi. La vecchia chiesetta, del resto anche restaurata, sfida il tempo e la deturpazione del luogo. Domina la pseudo “piazzetta” circondata da una miriade di case abusive costruite senza criterio tecnico ed ambientale fra quegli alberi in boschetti che un tempo erano rifugio festoso e spensierato di allegre comitive di adulti, ragazzi e ragazze e bambini per la tradizionale gita al Rotaro. Tempi belli e lontani che possono essere rivissuti solo riesumando qualche vecchia fotografia ingiallita che ti riporta ad un passato che non potrà tornare più.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano Fotoreporter

antoniolubrano1941@gmail.com

info@iaschiamondoblog.com

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