POLITICAPRIMO PIANO

Del Deo e la parola d’ordine: «Si riparta dalla prevenzione»

La frana del 26 novembre, le sue ferite impossibili da rimarginare e soprattutto la nuova linea da cui ripartire per evitare nuove tragedie. Con il sindaco di Forio Francesco Del Deo focus anche su Città Metropolitana, riconferma di Giovanni Legnini e terzo mandato per i primi cittadini

C’è una considerazione su tutte che mi ha colpito dopo la frana del 26 novembre e mi riferisco ad alcune tue parole: “Ischia non sarà più la stessa”. Parliamo oggettivamente di una ferita impossibile da cicatrizzare…

«E’ esattamente così. Ma quello che sta succedendo ad Ischia come in altri parti d’Italia ci deve far capire che dobbiamo iniziare a rivedere il futuro dei nostri territori. Abbiamo avuto una ulteriore dimostrazione del fatto che anche Ischia è soggetta a rischio sismico, idrogeologico, a rischio frana ma anche ad erosione costiera come ho avuto modo di sottolineare nel corso della recente audizione alla Camera. Da presidente dell’Ancim posso affermare dati alla mano che soprattutto sulle isole minori certi fenomeni stanno drasticamente riducendo la superficie. Bisogna allora cambiare il punto di osservazione, il cambiamento climatico non è un luogo comune ma un qualcosa che è davanti agli occhi di tutti».

E quale sarebbe il nuovo punto di vista?

«Bisogna partire dalla prevenzione creando un soggetto che vada a monitorare quello che succede giorno per giorno. E’ chiaro che questo organismo deve vedere coinvolti gli enti locali che conoscono bene il territorio e devono avere una posizione determinante».

«Il futuro dopo la frana? Bisogna partire dalla prevenzione creando un soggetto che vada a monitorare quello che succede giorno per giorno. E’ chiaro che questo organismo deve vedere coinvolti gli enti locali che conoscono bene il territorio e devono avere una posizione determinante»

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Forio ha messo a disposizione un sito di stoccaggio per fanghi e detriti, ma l’impressione è che dal resto dell’isola non siano arrivate analoghe manifestazioni di solidarietà per Casamicciola. O è soltanto una mia impressione?

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«Mi sono mosso concordemente con gli altri Comuni e i miei colleghi sindaci ma posso dire che quello che è stato fatto è stato condiviso con tutti. Se sono apparso un po’ di più, forse, lo si deve solo alla carica di presidente dell’ANCIM. Ribadisco che l’isola è composta da sei Comuni ma di fatto è un corpo unico. Quello che è successo a Casamicciola riguarda l’intero territorio senza distinzione di confine geografico».

Sul banco degli imputati è finita la Città Metropolitana, un costone blocca un’intera Litoranea e tra l’altro in un passato recentissimo anche voi a Forio avete avuto problemi col muro staccatosi da via Giovanni Mazzella e finito in mare. Ma dalle parti di Piazza Matteotti cos’è che non funziona?

«Io credo che non funzioni proprio il sistema della Città Metropolitana, credo che bisognerebbe tornare alle vecchie Province per avere una voce più pesante. Oggi forse tra Ischia e Procida invece di avere un solo rappresentante se ne sarebbe magari contati tre o quattro, come effettivamente accadeva un tempo. C’è un impegno costante del sindaco di Barano Dionigi Gaudioso per cercare di affrontare questi problemi insieme con l’intento di rappresentare l’isola al meglio. E anche sulla vicenda legata al costone sulla ex SS270 il consigliere metropolitano non si sta risparmiando, credo che presto tornerà il sereno».

La frana è stata una drammatica sciagura, ma come fare per trasformarla almeno in una opportunità?

«L’ho detto e mi ripeto, adesso possiamo e dobbiamo guardare al nostro territorio in maniera diversa. L’isola va messa in sicurezza, abbiamo portato la nostra proposta in Parlamento ed è giusto essere ascoltati: i Comuni ischitani versano 560 milioni di euro l’anno nelle casse dello Stato in termini di Irpef, ricevendone indietro meno dell’uno per cento. E’ giusto finanziare anche enti più poveri o deboli, ma se appena un terzo di queste somme fosse nuovamente destinata ai Comuni cinque anni allora potremmo rimettere in sicurezza l’isola. Così facendo non si parlerebbe nemmeno di assistenzialismo perché di fatto l’operazione sarebbe “autofinanziata”. Spero che il Governo accolga questa richiesta, tra l’altro alla luce di quanto accaduto il 26 novembre mi auguro che vengano dati al commissario Legnini poteri più ampi con una legislazione ad hoc perché se andiamo avanti con gli attuali lacci e lacciuoli chiunque dovrà fare i conti con tempi biblici per svolgere la sua opera».

«Mi auguro che Legnini venga riconfermato dopo il 31 dicembre: in fondo ci si dovrà occupare tra l’altro di delocalizzazione sia per la ricostruzione post sisma che per l’emergenza frana e dunque le due attività viaggiano sullo stesso binario. Il fatto che il commissario resti è un fatto logico, diversamente si tornerebbe indietro»

A proposito di Legnini, “incombe” questa scadenza del mandato il prossimo 31 dicembre. Molti spingono per la linea della continuità per non ripartire da zero anche se alla fine l’ultima parola spetta alla politica. Il tuo auspicio è chiaro avendolo esposto più volte, ma come credi che andrà a finire?

«L’ho già detto e ripetuto in altre sedi: questo governo ha dimostrato di essere capace e non fazioso. La dimostrazione sta nel fatto di aver voluto conferire l’incarico di commissario per l’Emergenza all’on. Legnini in quanto già conoscitore del territorio. Mi auguro che Legnini venga riconfermato anche per la ricostruzione post sisma: in fondo ci si dovrà occupare tra l’altro di delocalizzazione in un caso come nell’altro e dunque le due attività viaggiano sulla stessa direttrice. Il fatto che il commissario resti lo stesso è un fatto logico, diversamente si tornerebbe indietro e si perderebbe ulteriormente tempo e terreno. Se però questo non dovesse accadere, mi auguro che almeno Legnini possa essere rinnovato per l’emergenza idrogeologica sull’intera isola».

Sulla politica foriana stavolta facciamo un passaggio velocissimo, anche perché con quello che è accaduto immaginiamo che la voglia di parlare di questo sia poca. Il tempo passa, la marcia di avvicinamento alle elezioni amministrative continua: in che modo?

«Nelle ultime tre settimane, in virtù di quello che è successo, il tempo si è praticamente fermato e tutte le attenzioni sono state rivolte in un’unica direzione. Ma stavamo lavorando e lavoriamo per trovare una quadra all’interno della maggioranza. L’orientamento dei consiglieri è chiaro: se dovesse essere “partorito” il terzo mandato vedrebbero di buon grado la mia ricandidatura ed io ovviamente sarei pronto, viceversa da questa maggioranza uscirà un nome condiviso. In ogni caso, anche chi dovesse essere investito della candidatura a primo cittadino non avrebbe problemi a fare un passo indietro se fosse mutata la norma che impedisce la candidatura ter a un primo cittadino».

Sul terzo mandato la tua posizione è sempre stata abbastanza esplicita…

«Un anno e mezzo fa l’ANCI propose l’estensione del terzo mandato ai Comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti. Non ne comprendevo e non ne comprendo la ratio, per me la norma andrebbe estesa senza limiti perché deve essere il popolo a scegliere in modo democratico il proprio sindaco o il proprio governatore. A giudicare l’operato di un primo cittadino deve essere sempre il cittadino, non certo qualche norma ad hoc. E poi vorrei fare anche un’altra osservazione…».

Prego.

«E’ stata fatta una legge che istituisce il terzo mandato fino a 5.000 abitanti. Uno dei motivi della limitazione temporale a ricoprire la carica di sindaco è dettata dal rischio di poter nel tempo finire con l’esercitare influenza o attività clientelare. Al riguardo, voglio rimarcare che questo è molto più semplice che accada in un paese di 5.000 abitanti dove bene o male ci si conosce tutti che non in realtà più estese e con una popolazione molto più elevata, anche grandi città, perché in realtà del genere non esiste il contatto e la conoscenza diretta e si afferma il voto di opinione. Ecco perché parliamo di una legge senza senso, come peraltro confermato anche da diversi giuristi. So che adesso l’ANCI ha invertito la rotta auspicando l’abolizione del limite dei mandati in toto, anche se poi bisogna vedere cosa ne penserà il Parlamento».

«Un anno e mezzo fa l’ANCI propose l’estensione del terzo mandato ai Comuni fino a 15.000 abitanti. Non ne comprendevo e non ne comprendo la ratio, per me la norma andrebbe estesa senza limiti perché deve essere il popolo a scegliere in modo democratico il proprio sindaco. Adesso però la stessa ANCI ha corretto il tiro…

Siamo nell’imminenza del Natale, ma è chiaro che queste non saranno festività come tutte le altre alla luce di quanto è successo.

«Saranno festività decisamente diverse, è ovvio. Siamo stati in dubbio fino alla fine se installare o meno le luminarie natalizie e non a caso siamo partiti in netto ritardo. Ma va detto che non è che lasciando un paese non vestito a festa si rispetti il dolore del prossimo. Tra l’altro va detto che siamo una realtà a vocazione turistica e purtroppo alla tragedia non possiamo aggiungere un ulteriore colpo all’immagine. Il Natale, poi, è da sempre la festa dei bambini i quali nemmeno riuscirebbero a capire per quale motivo perché non ci sono le luci e gli addobbi. Per questo ci siamo mossi in questa direzione, ma abbiamo eliminato ogni forma di eccesso. Il calendario di eventi è stato fortemente ridimensionato, molti appuntamenti sono stati posticipati alla primavera, abbiamo limitato e non poco le manifestazioni».

Il tuo messaggio augurale?

«Spero che l’isola e la sua gente riescano a lenire il dolore di questa immane tragedia, è il mio principale auspicio. Vedi, a quanto accaduto bisogna aggiungere il danno prodotto dai mass media che hanno dato un’immagine distorta di Ischia. Ci abbiamo messo quattro anni per rimetterci in moto dopo il sisma del 2017, anche perché c’è stata di mezzo la pandemia. Il 2022 è stato un anno caratterizzato da una forte ripresa, ma è chiaro che non è stato sufficiente a colmare il gap negativo accumulato precedentemente. Ecco, spero che non paghiamo dazio in prospettiva futura, sarebbe una iattura»

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Gabriele

Si dovrebbe solo ripartire dal referendum per il comune unico..magari sarebbe la volta buona per diventare un posto salvaguardato e amato no la solita maledetta mangiatoia dei soliti che hanno letteralmente sciacallato st isola !!

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