CRONACAPRIMO PIANO

Delocalizzazione, dal Tar nessuna sospensiva

Una proprietaria di Casamicciola si è rivolta ai giudici amministrativi per contestare l’inserimento del suo immobile tra quelli destinati alla delocalizzazione. Nel mirino finiscono il Piano regionale e gli atti commissariali legati al post-sisma. Il tribunale esamina l’urgenza dell’intervento richiesto e valuta tempi e modalità del ricorso

La partita sulla ricostruzione di Ischia si arricchisce di un nuovo capitolo giudiziario. Al centro della vicenda c’è un’abitazione di Casamicciola inserita dagli strumenti ufficiali della ricostruzione tra gli edifici da delocalizzare dopo il sisma del 2017 e gli eventi calamitosi del 2022. Una scelta che la proprietaria, Amalia Iaccarino, ha deciso di contestare davanti al Tribunale Amministrativo Regionale della Campania. Il ricorso prende di mira una lunga catena di atti: dal decreto del Presidente della Regione Campania che approva il Piano di ricostruzione, ai verbali della Conferenza dei servizi, fino ai piani di demolizione predisposti dal Commissario straordinario. Secondo la ricorrente, il suo immobile sarebbe stato inserito tra quelli da abbattere e trasferire altrove senza una valutazione adeguata e senza un’effettiva comunicazione preventiva. Nel frattempo, però, la paura è quella del tempo che stringe. Per questo motivo, insieme al ricorso principale, è stata presentata un’istanza cautelare monocratica: una richiesta urgente rivolta al presidente della sezione del Tar per ottenere un immediato stop agli effetti del Piano, in attesa della decisione collegiale.

La decisione non entra nel merito della vicenda, ma chiarisce i presupposti per i provvedimenti immediati. Il 21 gennaio la questione tornerà sul tavolo con un esame collegiale

Nel decreto, il presidente del tribunale riassume il timore espresso dalla ricorrente: «Le previsioni del Piano che prevedono l’abbattimento dell’immobile di proprietà della ricorrente e la sua delocalizzazione determinano un immediato pregiudizio», un danno che – secondo la difesa – potrebbe essere evitato solo con un intervento immediato del giudice. Ma proprio sull’urgenza si gioca il primo round. Il Tar, infatti, non accoglie la richiesta di misure cautelari monocratiche. Non perché il tema non sia rilevante, ma perché, allo stato degli atti, mancano i presupposti di estrema gravità e urgenza richiesti dalla legge. Nel decreto si sottolinea che il ricorso è stato notificato l’11 dicembre e depositato il 31 dicembre 2025 e che non è stato dimostrato un pericolo imminente tale da giustificare un provvedimento immediato, soprattutto considerando la breve distanza temporale dalla discussione collegiale. In altri termini, per il tribunale non c’è una corsa contro il tempo tale da scavalcare l’esame ordinario. Da qui la decisione secca: «Respinge l’istanza di misure cautelari monocratiche». La porta, però, non si chiude. Anzi, resta spalancata sul punto centrale della controversia: la legittimità dell’inserimento dell’immobile tra quelli da delocalizzare nell’ambito del Piano di ricostruzione dell’isola d’Ischia. Il Tar ha già fissato la prossima tappa, la camera di consiglio del 21 gennaio 2026, quando la questione sarà esaminata in forma collegiale. Fino ad allora, nessuna ruspa e nessun abbattimento automatico, ma nemmeno uno stop giudiziario anticipato. È l’equilibrio sottile di una ricostruzione che, a Ischia, continua a intrecciarsi con ricorsi, paure e attese. Una ricostruzione che non riguarda solo muri e terreni, ma il destino stesso di chi, dopo terremoti e frane, teme di perdere definitivamente la propria casa.

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