CRONACAPRIMO PIANO

Demolizione, anzi no: indaga la Procura

A Lacco Ameno si apre un nuovo capitolo nella guerra tra abbattimenti e sanatorie. Il Comune guidato da Giacomo Pascale procede con le compatibilità paesaggistiche anche su immobili finiti nel mirino della magistratura. Gli esposti si moltiplicano e arriva una diffida all’amministrazione

Non bastano più le inchieste, gli esposti e le denunce. A Lacco Ameno il governo locale guidato da Giacomo Pascale prosegue la sua linea: andare avanti con i condoni e le pratiche di compatibilità paesaggistica, anche in presenza di immobili che secondo varie segnalazioni sorgerebbero, almeno in parte, su aree demaniali. Un atteggiamento che ha scatenato una nuova ondata di ricorsi e un ulteriore fascicolo d’indagine presso la Procura di Napoli, dove il caso è stato assegnato al sostituto procuratore Giulio Vanacore. L’ultimo episodio risale al 14 ottobre 2025, quando con la Determinazione Reg. Gen. n. 1040 il Comune ha rilasciato una S.C.I.A. di compatibilità paesaggistica ai sensi dell’articolo 167 del decreto legislativo 42/2004. L’autorizzazione riguarda un immobile situato in corso Angelo Rizzoli n. 5 (già via Roma n. 5), oggetto in passato di difformità rispetto alla licenza edilizia n. 20 del 1963 e al parere favorevole della Soprintendenza ai Monumenti di quell’epoca. Nel provvedimento vengono conteggiati tutti gli oneri: sanzione paesaggistica di 750 euro, costo di costruzione di 946,04 euro, diritti di istruttoria e segreteria per complessivi 350 euro, per un totale di 2.046,04 euro da versare entro quindici giorni, pena l’avvio della riscossione coattiva.

Quasi in contemporanea, però, è arrivata la diffida dell’ex comproprietario dell’immobile, che contesta la legittimità della pratica e annuncia l’intenzione di far valere i propri diritti davanti alla magistratura. Il documento, inviato al sindaco e agli uffici comunali, sostiene che l’intervento autorizzato sarebbe stato eseguito su un bene gravato da vincolo demaniale e che la sanatoria non poteva essere rilasciata. L’architetto Enzo D’Andrea, capo dell’edilizia comunale, nella relazione allegata al provvedimento chiarisce che l’area in questione rientra in zona A1 (centro storico) del vigente Piano Regolatore Generale e in zona R.U.A. (Recupero Urbanistico Ambientale) del Piano Territoriale Paesistico dell’isola. Per il Comune, quindi, la pratica è regolare. Per i ricorrenti, invece, si tratterebbe di un atto illegittimo, perché ricadente su un’area che lo Stato considera demaniale marittima. Il fronte del contenzioso si riapre così con toni sempre più accesi. Nel testo della diffida si parla espressamente di “elusione di obblighi di legge” e di “mancata adozione di provvedimenti vincolati” in materia di abusi edilizi sul demanio. Il legale del ricorrente – in rappresentanza dell’ex proprietaria Raffaella Taliercio – richiama l’articolo 35 del D.P.R. 380/2001, che impone al dirigente comunale di ordinare la demolizione e il ripristino dei luoghi quando un intervento edilizio abusivo ricade su suolo pubblico. Il testo, dai toni durissimi, sottolinea che “risulta affisso all’Albo Pretorio Comunale l’avviso di istanza di concessione sul demanio marittimo” presentato l’11 luglio 2025 dai nuovi proprietari, Antonio ed Alessia Esposito, proprio sull’area in contestazione. Una circostanza che, secondo la diffida, “rappresenta una patente violazione delle norme di legge”, perché la Pubblica Amministrazione non potrebbe accettare o istruire richieste di concessione su aree oggetto di abusi edilizi. La lettera mette in mora il Comune, fissando un termine di trenta giorni per l’adozione dei provvedimenti obbligatori, e annuncia in caso contrario ricorsi al TAR, azioni civili e segnalazioni alla magistratura penale. Dagli atti acquisiti emerge che già nella primavera del 2025 la Polizia Municipale di Lacco Ameno aveva effettuato un sopralluogo nell’immobile. La relazione tecnica redatta in seguito all’ispezione indica che una porzione di circa un metro per oltre cento metri del fabbricato insiste su particella catastale appartenente al Demanio dello Stato – Ramo Marina Mercantile. La comunicazione di notizia di reato, protocollata il 9 aprile 2025, è stata inserita nell’elenco degli immobili abusivi e trasmessa alla Procura della Repubblica di Napoli, che l’ha successivamente iscritta nel registro con il numero 18212/2025.

Sotto la lente della Procura di Napoli e del pm Giulio Vanacore, ci sono edifici costruiti in parte su suolo demaniale. Il legale dei ricorrenti denuncia “violazioni di obblighi di legge e tentativi di elusione”. Intanto gli uffici comunali continuano a rilasciare atti e autorizzazioni contestate

In una successiva integrazione dell’esposto, depositata il 4 giugno 2025, il legale ribadisce che “in tema di interventi abusivi realizzati su suoli di proprietà dello Stato o di enti pubblici, il dirigente dell’ufficio tecnico è tenuto a ordinare la demolizione e il ripristino dei luoghi, dandone comunicazione all’ente proprietario del suolo”. Un richiamo diretto alla normativa edilizia che – almeno secondo la parte denunciante – non sarebbe stata rispettata dal Comune. Nel frattempo, nonostante l’indagine in corso e le diffide, l’amministrazione Pascale ha continuato a istruire pratiche analoghe. Tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, la Commissione comunale Paesaggio ha esaminato un nuovo progetto di recupero edilizio relativo allo stesso immobile. L’atto di approvazione è stato pubblicato all’Albo Pretorio, suscitando ulteriori proteste e una nuova richiesta di accesso agli atti. Anche su questo fronte il legale dei ricorrenti ha depositato un’ulteriore istanza, ribadendo che “il Comune non può procedere alla valutazione di compatibilità paesaggistica di opere eseguite in violazione di legge su aree di proprietà pubblica”. Il testo richiama la giurisprudenza in materia di abusi edilizi su suolo demaniale, ricordando che “la demolizione è eseguita a cura del Comune e a spese del responsabile dell’abuso”, e che ogni tentativo di sanatoria in tali casi “costituisce elusione delle norme penali e amministrative vigenti”. Oggi, con le carte in mano alla magistratura e le controparti schierate, la situazione appare tutt’altro che definita. L’amministrazione difende la legittimità dei propri atti e sostiene di aver operato nel pieno rispetto delle procedure previste, mentre gli esposti continuano ad arrivare in Procura e alla Soprintendenza ai Beni Paesaggistici. Sul tavolo restano le stesse domande che animano da mesi la comunità di Lacco Ameno: se le ordinanze di demolizione già emesse verranno davvero eseguite, se le compatibilità paesaggistiche potranno reggere ai ricorsi, e quale sarà l’esito dell’inchiesta aperta presso la Procura di Napoli.

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