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Demolizioni, i “nonnini” sperano ancora

Dinanzi al giudice della sezione distaccata di Tribunale di Ischia, slittano l’udienza per l’86enne di Montecorvo e la coppia di anziani di Chiummano: appuntamento rispettivamente il 26 febbraio e il 26 marzo

Due procedimenti distinti ma un comune denominatore: la fragilità delle persone coinvolte. È quanto emerge dalle decisioni assunte nella giornata di ieri dal giudice monocratico del Tribunale di Ischia, che ha disposto il differimento di due udienze riguardanti altrettanti immobili destinatari di ordine di demolizione. In entrambe le vicende, a rappresentare gli imputati è stato l’avvocato Bruno Molinaro, da anni impegnato nel contenzioso legato all’abusivismo edilizio e alle sue ricadute sulle famiglie isolane. Il primo caso riguarda un’abitazione situata a Montecorvo, dove vive un anziano in condizioni di salute particolarmente gravi. Secondo la difesa, l’uomo sarebbe ormai intrasportabile, circostanza che ha spinto il legale a chiedere il rinvio dell’udienza fissata per la verifica dell’esecuzione dell’ordine di demolizione. Una richiesta accolta dal giudice, che ha rinviato il procedimento al 26 febbraio, consentendo così ulteriori accertamenti sulle condizioni del residente e sull’impatto che un eventuale sgombero potrebbe avere sul suo stato clinico.

Ancora più complessa appare la vicenda che coinvolge i coniugi baranesi Pietro Paolo Di Iorio ed Ersilia Di Iorio, anche loro destinatari di un ordine di abbattimento. In questo caso, a essere colpito da gravi problemi di salute è l’uomo, reduce da un infarto e bisognoso di cure continue. Anche qui l’avvocato Molinaro ha evidenziato come l’esecuzione della demolizione e il conseguente abbandono forzato dell’abitazione rappresenterebbero un rischio per la sua incolumità. Il giudice ha quindi stabilito un differimento più lungo, fissando la nuova udienza al 26 marzo, così da permettere alla difesa di produrre documentazione medica aggiornata e valutare possibili soluzioni alternative. Le due vicende, pur nella loro specificità, riaccendono il dibattito sull’applicazione rigida degli ordini di demolizione e sulle difficoltà che si creano quando questi provvedimenti coinvolgono soggetti fragili. Da un lato vi è la necessità di dare esecuzione a sentenze definitive, spesso attese da anni; dall’altro emergono situazioni umane che pongono interrogativi sulla compatibilità tra legalità formale e tutela della dignità personale.

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