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Demolizioni, l’apertura del ministro: «Si valuti ogni singolo caso»

Marta Cartabia così ha risposto a un’interrogazione a risposta immediata presentata alla Camera dei Deputati dagli onorevoli Maria Spena e Carlo Sarro. La ministra della Giustizia auspica che i giudici valutino le situazioni di "insuperabile necessità" nell'ambito delle singole procedure esecutive

Forse non è la strada maestra, di certo non è né sarà la panacea di tutti i mali. Di più, mettere in pratica quanto si teorizza non è certo la cosa più semplice di questo mondo ma una cosa è certa: per la prima volta, almeno sulla carta, a livello concettuale, emerge la volontà di voler prendere in considerazione qualche soluzione da intraprendere riguardo al problema dell’abusivismo edilizio e delle condanne oggetto di sanzione accessoria passata in giudicato, partendo da un presupposto molto spesso invocato ma mai messo in pratica (anche perché non ci sono strumenti normativi che lo consentono, a dirla tutta): le demolizioni non possono né debbono essere tutti uguali.

Tutto nasce dal question time svoltosi alla Camera dei Deputati dove la ministra della Giustizia Marta Cartabia è stata oggetto di una interrogazione immediata da parte dell’onorevole Maria Spena, Di fatto la Spena ha osservato che “proprio in questo momento in cui quasi tutto il paese e in zona rossa c’è l’obbligo di stare in casa per contenere la diffusione del virus ci sono persone che una casa rischiano di perderla da qui a poche settimane. Sto parlando di cittadini italiani a partire dalla Campania destinatari di notifica e di ordinanza di demolizione di quelle abitazioni abusive sì, ma di necessità che sono rifugi sicuri in tempo di covid e migliaia di famiglie che in molti casi non hanno più un lavoro e le capacità economiche per garantirsi una alternativa abitazione a cui noi vogliamo dare oggi voce in questa aula. Da più di un anno si è deciso di bloccare gli sfratti per non far finire le persone in mezzo ad una strada in piena pandemia, perché la stessa misura non viene utilizzata anche per quei cittadini campani in primis che vivono con la paura di veder demolita l’unica casa che hanno? Per questi motivi chiediamo alla ministra della Giustizia di sospendere temporaneamente l’esecuzione degli ordini di demolizione fino a fine pandemia. Grazie”.

“Le istituzioni non possono rimanere insensibili agli effetti che si possono determinare sulla condizione sociale delle singole persone le situazioni possono essere molto diverse specie di coloro che sono sprovviste di alloggio alternativo nonché delle risorse economiche per garantirsi una differente abitazione”

Parole che non fanno una grinza, frutto di un ragionamento che sull’isola abbiamo fatto in tanti negli ultimi tempi, partendo dagli amministratori locali passando per addetti ai lavori e comuni cittadini. Ma la novità, invero, non è costituita tanto dall’appello lanciato dalla Spena, quanto piuttosto dalla replica del ministro Cartabia. Che di fatto ha indicato una strada maestra particolarmente significativa, chiedendo che i giudici valutino “caso per caso” le situazioni di “insuperabile necessità” nell’ambito delle singole procedure esecutive, “individuando di volta in volta le soluzioni appropriate”.

Perchè “specifiche problematiche sono difficilmente declinabili in un intervento normativo di carattere generale”. Insomma, siccome un tema tanto controverso pone dinanzi a una serie di situazioni così variegate e diverse che diventa difficile poterle pensare di racchiudere in un provvedimento legislativo, allora deve essere il magistrato ad avere l’ultima parola. Se, come nel caso di Domenico De Siano a Forio (tanto per fare l’ultimo esempio in ordine cronologico, e per prendere spunto anche da un fatto di cronaca molto conosciuto alla comunità isolana) un giudice avesse piena contezza che si tratta dell’unica abitazione di proprietà e dunque di una casa di necessità, allora si dovrebbe soprassedere, in casi diversi evidentemente si potrà procedere con la demolizione. Stabilire le modalità di un criterio discrezionale, potrebbe essere una valida soluzione.

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“Le istituzioni non possono rimanere insensibili agli effetti che si possono determinare sulla condizione sociale delle singole persone le situazioni possono essere molto diverse specie di coloro che sono sprovviste di alloggio alternativo nonché delle risorse economiche per garantirsi una differente abitazione”

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Ecco la risposta fornita da Marta Carabia: “Il tema in questione è stato portato all’attenzione del governo e in particolare della Presidenza del Consiglio soltanto negli ultimi giorni e non è stato ancora possibile raccogliere gli elementi indispensabili per affrontarlo in tutta la sua complessità. In ogni caso, sul punto ci sono delle interlocuzioni che ho avuto anche con il ministro per il sud Mara Carfagna interessata a pieno titolo nella problematica in esame per ragioni di competenza. Ovviamente non sfugge all’attenzione di questo governo la condizione sociale di chi potrebbe trovarsi sprovvisto di una soluzione abitativa proprio durante l’emergenza sanitaria in corso d’altro canto a differenza di altre situazioni aggravate dall’emergenza pandemica in questo caso si tratta dell’abbattimento di immobili abusivamente costruiti e vengono in rilievo in questo caso fondamentali e molteplici interessi a tutela della collettività.

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ni non possono rimanere insensibili agli effetti che si possono determinare sulla condizione sociale delle singole persone le situazioni possono essere molto diverse specie di coloro che sono sprovviste di alloggio alternativo nonché delle risorse economiche per garantirsi una differente abitazione a questo proposito va sottolineato che nell’ambito della medesima procedura esecutiva che debbono assumere rilievo le istanze di carattere individuale. E’ lì che ci sono gli strumenti per valutare accuratamente da parte delle autorità competenti, in primo luogo dell’autorità giudiziaria, caso per caso. E’, infatti, dall’analisi delle singole specifiche situazioni che possono emergere situazioni di insuperabile necessità cui dovrà essere dato adeguato rilievo individuando, di volta in volta, soluzioni appropriate mentre tali specifiche problematiche sembrano assai difficilmente declinabili nel quadro di un intervento normativo o comunque di carattere generale”. A Carlo Sarro, infine, il compito di ringraziare il ministro che se non altro per la prima volta non chiude la porta in faccia a tanta povera gente. Sperando che sia solo il primo passo.

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