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Depuratore a San Pietro, vicina la quadratura del cerchio

Dopo la sentenza del Tar che ordinava la restituzione dell’area alla società Limparo della famiglia Di Meglio e il ripristino dello stato dei luoghi, sarebbe pronta la transazione tra le parti che consentirebbe di riprendere i lavori. Ecco cosa prevede l’accordo e anche cosa potrebbe renderlo complesso

L’obiettivo è invero di quelli ambiziosi, ma dal palazzo municipale di via Iasolino un po’ tutti, partendo dal sindaco Enzo Ferrandino, si sono messi in testa di riuscire nell’impresa. Ebbene sì, dal Comune di Ischia hanno deciso di chiudere i conti con un paio di “fantasmi del passato”, in un caso tutto sommato recente e in un altro invece decisamente datato al punto da aver innescato un contenzioso davvero senza fine, che non a caso si trascina da decenni. Ma partiamo dalla battaglia giudiziaria più recente, quella in atto tra il Comune di Ischia e la società Limparo (che fa capo alla famiglia Di Meglio, proprietaria della holding alberghiera Dimhotels) e relativa al terreno dove sorge il depuratore che una volta ultimato – non è mai troppo tardi, perdonateci la facile ironia – dovrà servire proprio Ischia e la vicina Barano. Come i più attenti lettori ricorderanno i lavori sono rimasti a lungo bloccati per tutta una serie di motivazioni e questo ostacolava anche gli imprenditori isolani che in quell’area avrebbero dovuto procedere anche al restyling di una struttura ricettiva. Ne venne fuori una battaglia giudiziaria al termine della quale (siamo al giugno dello scorso anno) il Tar Campania decise che la società Limparo (opposta alla Arcadis, incaricata di costruire l’impianto) dovesse tornare in possesso della proprietà dove sorge la struttura del depuratore di San Pietro, come detto mai ultimato. Il termine ultimo per completare i lavori e restituire l’area era previsto il 30 giugno 2016, quindi oltre cinque anni fa, un termine dunque abbondantemente sforato. I giudici avevano imposto anche il ripristino dello stato dei luoghi, il che sulla carta significava anche demolire tutto quanto era stato fino a quel momento costruito . Imposto anche il ripristino dello stato dei luoghi.  Una decisione, quella della V Sezione del Tribunale Amministrativo Regionale, che aveva innescato un vero e proprio terremoto.

Nel frattempo tra le parti, con la mediazione del Comune (e con l’impegno davvero impagabile profuso nello specifico dal sindaco Enzo Ferrandino) si è cercati di trovare una soluzione bonaria per evitare quella che sarebbe stata una tragedia e bisogna dare atto anche ai Di Meglio che non hanno preteso che la sentenza venisse messa in esecuzione, con conseguenze facilmente inimmaginabili. Adesso potremmo – il condizionale è pur sempre d’obbligo – essere quasi arrivati ai titoli di coda di questa vicenda con i dettagli di una transazione tra le parti che sono stati messi per iscritto ed hanno soltanto bisogno dell’avallo di tutte le parti in causa. E’ chiaro che allo stato dell’arte non vi sono certezze su quelli che sono i capisaldi di un accordo anche se qualcosa comincia comunque a trapelare. Cercando di essere quanto più snelli e semplici possibili, in buona sostanza la Limparo andrebbe a transarre col Comune di Ischia il periodo di occupazione dell’area senza nulla a pretendere: l’ente di via Iasolino, però, come contropartita concederebbe le aree stesse con annesso il nulla osta per poter edificare le attività ricettive previste originariamente nella zona. Ancora, sempre sulla collina di San Pietro esiste un vecchio depuratore che una volta ultimato il nuovo non avrà più motivo di essere: un altro “capitolo” dell’accordo prevede che lo stesso non sarà demolito, In quella zona la progettazione sarà mutata con il mantenimento del manufatto che resterebbe sempre nelle disponibilità della Limparo per finalità di natura turistica e ricettiva.

Ci sono poi altri due dettagli, uno di poco conto e l’altro che invece rischia di diventare motivo ostativo alla tanto agognata fumata bianca. Per quanto sia passato per ovvi motivi in secondo piano, questa vicenda è stata caratterizzata anche da un contenzioso derivante dalle pretese di una associazione ecologista che aveva o vantava il diritto di passaggio sulla superficie oggetto del contendere per accedere a una spiaggia. Un nuovo ed ulteriore braccio di ferro che però si sarebbe risolto a favore dei Di Meglio che avendo avuto la meglio si sarebbero assicurati la possibilità di poter realizzare un parco chiuso e non accessibile a terzi o estranei per diritto acquisito. Se proprio potrebbe sorgere un ostacolo nella definizione della transazione, dicevamo, questo potrebbe essere costituito soltanto dall’accordo tra la cifra Limparo e l’attuale commissario per la depurazione, Maurizio Giugni. La società proprietaria dell’area pretenderebbe, secondo alcune indiscrezioni, un ristoro per l’occupazione del cantiere da quando è iniziata la costruzione del depuratore (soltanto nel periodo immediatamente precedente l’inizio dei lavori la competenza era del Comune) e non parliamo certamente di qualche giorno fa. Ragion per cui, arrivando al nocciolo della questione, non si tratterebbe affatto di pochi spiccioli. Ma da quell’orecchio Giugni pare proprio non ci voglia sentire e questo è chiaro che rischia di far registrare una frenata alla chiusura del cerchio se non addirittura a far crollare un’impalcatura così faticosamente rimessa in piedi dopo gli atavici contrasti tra le parti. Ma nonostante tutto, resta l’ottimismo e la convinzione che alla fine su questa vicenda infinita e a tratti kafkiana scorreranno i titoli di coda. Ischia e Barano non intendono rinunciare al depuratore, il commissario vuole portarlo a compimento, la Limparo ha lasciato aperta la strada a un accordo anche quando aveva il coltello dalla parte del manico. Per fare sintesi occorre ancora un piccolo sforzo. O forse no, ma questo lo scopriremo davvero a breve.

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