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Depuratore, crocevia decisiva: oggi summit in municipio

Al Comune d’Ischia si incontrano i tecnici comunali, l’Evi, il rup e gli ingegneri: sarà presentato il progetto per il completamento dell’opera ma da risolvere c’è prima il contenzioso con la Limparo

La speranza è che tutto sia stato pianificato da tutte le parti in causa, e questo lo diciamo in premessa. Perché la parola d’ordine su questa delicata tematica è ormai diventata una sola, anzi è un imperativo categorico: vietato sbagliare. L’appuntamento in programma questa mattina presso il palazzo municipale di Ischia ha il sapore di un crocevia di fondamentale importanza.

Come si legge in una nota ufficiale del Comune, si svolgerà un summit nel quale sarà presentato il progetto di completamento del depuratore ubicato in zona S. Al tavolo, unitamente ai tecnici dei Comuni di Ischia e Barano – che dovrebbero essere serviti dall’impianto, una volta ultimato – e all’ingegnere Franco Trani dell’Evi, il responsabile unico del procedimento geometra Vincenzo Tuccillo e gli ingegneri Paola Boncivenga e Tonio Cozzolino. Ma ovviamente oggetto di discussione non potrà che essere anche la sentenza del Tar Campania che ha consegnato nuovamente il possesso della proprietà dell’area dove sorge quello che è stato costruito del depuratore alla società Limparo imponendo altresì il ripristino dello stato dei luoghi. Ed è chiaro che questo dovrà essere il primo nodo da affrontare. Allo stato appare impensabile un ricorso al Consiglio di Stato, per due ordini di motivi. Il primo è che a leggere la sentenza della magistratura amministrativa la famiglia Di Meglio pare avere indiscutibilmente ragione e pure su tutti i fronti, il secondo è dettato dalla ovvia considerazione che – a prescindere dall’esito giudiziario – innestare un nuovo contenzioso che produrrebbe come unico effetto certo quello di dilatare ulteriormente i tempi.

Insomma, resta un macigno quella mazzata arrivata dalla Quinta Sezione Penale del Tribunale Amministrativo della Campania, e nello specifico la decisione adottata nel contenzioso in atto tra la società Limparo – che fa capo alla famiglia Di Meglio, proprietaria della catena alberghiera Dimhotels e nello specifico dell’area della collina di San Pietro – e la società Arcadis, che si occupa della realizzazione dello stesso. La Limparo nel suo ricorso chiedeva alla magistratura amministrativa di provvedere «alla retrocessione e comunque alla restituzione all’avente diritto, delle aree occupate dal Commissario di Governo per la Bonifica e Tutela delle Acque nella Regione Campania, con decreto di occupazione di urgenza n. 289/2004, meglio identificate nell’ “atto di asservimento di area in Ischia località San Pietro per la realizzazione di un impianto di depurazione”, rep. n. 83 del 30 gennaio 2010; al pagamento dell’indennità di occupazione delle aree occupate, dal Commissario Delegato per le Bonifiche e la Tutela delle Acque in Campania ex P.C.M. n. 2425 del 18.3.1996 e dalla sua dante causa, dall’1 gennaio 2010 a tutt’oggi, oltre interessi, rivalutazione monetaria ed accessori come per legge, ai sensi dell’art. 5 dell’atto rep. n. 83 del 30 gennaio 2010, come riconosciuto e confermato nel verbale di concordamento come sottoscritto in data 25 novembre 2013 dall’Agenzia regionale campana difesa suolo e dalla società Limparo s.r.l.». Un ricorso accolto su tutta la linea che francamente lascia davvero sconcertati non certo per l’epilogo ma perché parliamo tra lavori e contenzioso di una storia che ha avuto inizio nel 2004 e soprattutto della riconsegna dei terreni che sarebbe dovuta avvenire entro il lontano 2010. Ecco perché oggi a quel tavolo, prima ancora che discutere di questioni tecniche, bisognerà capire come uscire da queste sabbie mobili. Senza se e senza ma.

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