CRONACAPRIMO PIANO

Diritto alla Sanità, ad Ischia sit in all’Ospedale Rizzoli

Nel mirino le politiche di Asl e Regione Campania: troppo silenzio dopo il crollo della controsoffittatura. Vito Iacono chiede a Iervolino di dimettersi ed invita i sindaci ischitani a prendere esempio da quello di Capri. E Savio propone la costituzione di un comitato permanente per difendere la comunità locale

Indetto dal consigliere comunale di Forio, Vito Iacono e sostenuto da Gennaro Savio del PCIML domenica mattina all’esterno dell’ospedale “Anna Rizzoli” di Lacco Ameno un gruppo di temerari e, ci sia consentito dirlo, coerenti sostenitori delle battaglie sociali per Ischiahanno tenuto un sit in, una manifestazione simbolo per testimoniare il diritto alla Sanità negata sull’isola. Iacono e Savio chehanno tenuto banco dinanzi alla hall chiusa, causa crollo, del presidio, sono stata i concordi sullo stigmatizzare le fallimentari politiche gestionali di ASL Na2 nord e Regionali. Dito verso la direzione generale di Mario Iervolino ed ovviamente del Governatore Vincenzo De Luca. Stoccate e accuse anche ai sindacati ritenuti “conniventi e corresponsabili” con il potere.Strali anche per i sindaci isolani, incuranti ed insensibili dinanzi all’agonia del sistema sanitario isolano. È soprattutto ritenuti, da Iacono è Savio, incapaci di assumere iniziative forti e realmente risolutive dei gravi problemi che attanagliano le comunità e la sanità in particolare. Iacono sollecita anche iniziative che emulino le recenti chiusure di Capri, le ordinanze del sindaco, dinanzi alle emergenze. Di buonora dinanzi al presidio di via Fundera il flash mob ha tenuto desta l’attenzione dei degenti con tanto di cordone di sicurezza dei vigili urbani di Lacco Ameno, per una manifestazione di solidarietà agli operatori sanitari ed ai degenti che hanno rischiato la vita nel crollo del 17 giugno e per rivendicare il diritto alla salute sulla nostra Isolaper pretendere una struttura ospedaliera efficiente e sicura dove recarsi a curare non deve significare rischiare di morire sotto le macerie. Dovrebbe far smuovere le coscienze, il gravissimo episodio del crollo nella Hall che, nonostante le previsioni per questo sabato 22 giugno, non riaprirà ancora a causa dei lavori ancora in corso, protrattisi oltre il calendario inizialmente previsto dall’ASL. Un sit-in attraverso il quale solidarizzare col personale medico e paramedico per aver rischiato la vita durante lo svolgimento del proprio lavoro e con chi in quel momento era presente all’interno della struttura sanitaria e denunciare, al tempo stesso, le croniche carenze sanitarie del nostro ospedale. Il PCIMLche anche recentemente ha tenuto a Lacco Ameno iniziative di protestaha aderito al sit-in indetto da Iacono sostenendo i contenuti.

«Siamo qui con la nostra bandiera ed i nostri ideali contro la mala politica che penalizza i cittadini– ha dichiarato Gennaro Savio – saremo fuori al “Rizzoli” di Lacco Ameno per difendere il nostro ospedale, per rivendicare sull’isola d’Ischia il riconoscimento del pieno diritto alla salute di residenti e turisti e per pretendere una struttura ospedaliera efficiente e sicura dove recarsi a curare non deve significare, lo ribadisco, rischiare di morire sotto le macerie».«A causa delle responsabilità politiche del governo nazionale, del ministro della sanità, della giunta regionale della Campania, dei sindaci e delle amministrazioni locali appartenenti al potere politico di centro, centrodestra e centrosinistra l’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno versa in uno stato comatoso da codice rosso. A creare disservizi c’è anche la carenza di personale medico e paramedico, ci sono problemi cronici e gravi malfunzionamenti. Abbiamo addirittura saputo che prima del crollo erano state segnalate infiltrazioni e perdite d’acqua oltre che nella hall crollata, anche in alcuni reparti ed addirittura in una sala operatoria. La situazione è ormai al limite e così come lo sono gli utenti, anche i medici, gli infermieri e il personale di servizio sono vittime dei disagi, a volte disumani, a cui sono sottoposti per tali disservizi e troppo spesso non gli vengono riconosciuti neppure i diritti sanciti dalla legge e dal contratto di lavoro della categoria”. Stamattina – ha concluso Savio – chiediamo con forza al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e ai sindaci un intervento ad horas che ripristini e potenzi la struttura e tutte le attività. I soldi fatti pagare alla collettività ci sono, basta solo non continuare a sperperarli e spenderli per garantire il pieno diritto alla salute dei campani. Saremo sempre più penalizzati con l’approvazione dell’autonomia differenziata. Ritengo- ha concluso Gennaro Savio che con Vito Iacono e quanti vorranno realmente impegnarsi che dovemmo fondare un comitato serio ed impegnato che porti avanti e compatta per le giuste istanze ed i diritti fin’ora negati delle comunità isolane. Sin ad ora restano in tema di sanità la politica di ASL è Regione è stata fallimentare e vergognosa, dovrebbero andare via».

Vito Iacono invece, al suo solito non ha avuto mezzi termini chiedendo subito la testa del direttore Generale Asl Mario Iervolino e un atto di umiltà, con un passo indietro di tutti i vertici della sanità campana oltre che il mea culpa del governatore Vincenzo De Luca.«Penso che il direttore generale dell’Asl vada rimosso oltre o dovrebbe provare il buon senso di dimettersi.La sua latitanza rispetto all’evento catastrofico che di questi tempi avviene sono nei luoghi di guerra è grave.Nell’imminenza del fatto, un direttore generale che non ha sentito la necessità di venire sull’isola, di convocare i sindaci, le forze dell’ordine, non ha sentito la responsabilità di istituire un tavolo tecnico emergenziale che in qualche modo comprendesse la prefettura, le forze dell’ordine, i sindaci, ebbene è un Direttore Generale che non merita di stare al suo posto. Chiedo formalmente a De Luca di cacciarlo o a lui, formalmente,di recuperare un minimo di senso del pudore e dimettersi. Il problema sostanziale è che l’Asl ha specifiche competenze e responsabilità anche in termini di monitoraggio della sicurezza sui luoghi di lavoro di lavoro. Quanto è accaduto, è accaduto in un suo luogo di lavoro ed ai suoi dipendenti, a cui avrebbe fatto bene a testimoniare la sua vicinanza. Anche lo stesso silenzio dei sindacatiè grave. È veramente allarmante che i sindacati evidenzino una sorta di collusione e complicità, in qualche modo corresponsabilità con i vertici dell’Asl e non hanno inteso di assumere iniziative forti per condannare quanto accaduto».

Infine, Iacono parla di formazione di nuove coscienze e richiama le iniziative capresi sollecitando i sindaci: «Ora bisogna lavorare nella direzione di creare un cordone di sicurezza della nostra sanità. Molto deve fare la scuola e la chiesa, dalle cattedre e dai pulpiti per risvegliare le coscienze su un tema decisivo per la vita di ogni cittadino. Una nuova e diversa generazione a reagire in maniera diversa a quanto ci accade. L’isola non può parlare di futuro e di speranza quando non reagisce alla circostanza in cui oggi non si ha più il diritto di essere bambini con una pediatria ospedaliera chiusa o con l’incognita di non potersi curare. C’è stato troppo silenzio dopo il rumore del crollo. Dobbiamo elevare il tono e la qualità, la voce delle nostre richieste. Abbiamo bisogno di un piano emergenziale nazionale ed europeo complessivo.

Gli stessi sindaci, soprattutto quelli dei comuni “portuali”, emulando il loro collega di Capri dovrebbero avere il coraggio di procedere ad una ordinanza che limiti le presenze e gli sbarchi riferiendoli alla sostenibilità in materia di assistenza sanitaria ed anche di traffico e qualità della vita!».

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