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Disabile multato trenta volte per errore, arriva la sospensiva del giudice

ISCHIA. Trenta multe a un disabile, “perché accedeva alla Ztl senza titolo autorizzativo”. Se non è un record, poco ci manca. È la disavventura capitata a un cittadino isolano che, in attesa del giudizio di merito, ha ottenuto la sospensiva delle sanzioni irrogate dal Comune di Ischia. Assistito dall’avvocato Vito Mazzella, il signor Calvani aveva inoltrato istanza di annullamento presso l’ente di via Iasolino, rivendicando il proprio diritto ad accedere alla zona a traffico limitato, perché munito di permesso invalidi, esponendo il  relativo contrassegno in modo ben visibile sul cruscotto ed anche sulla parte posteriore del proprio veicolo. Nonostante la richiesta di annullamento, e il fatto che il malcapitato si fosse recato più volte al comando Vigili urbani di Ischia,  l’ente ha continuato a notificare i verbali, fino a raggiungere la fatidica quota trenta. Il cittadino è stato quindi costretto ad adire le vie legali, vista l’inerzia del Comune nel riconoscere la situazione. L’avvocato Mazzella ha dunque inoltrato ricorso invocando l’illegittimità degli atti con un’articolata serie di motivi, il primo dei quali afferma che chiunque abbia un contrassegno per invalidi può tranquillamente transitare in una zona a traffico limitato anche dove l’accesso è limitato al trasporto pubblico. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n.2310/17: la Suprema corte infatti  sottolinea anche che il fatto di non comunicare entro le 48 successive l’avvenuto transito nella zona ZTL non giustifica nessuna multa. Il ricorso si è rivolto anche contro la mancanza della preventiva e obbligatoria informazione in ordine al trattamento dei dati personali ed inidoneità della segnaletica utilizzata, dal momento che, come recita una importante senza di Cassazione del 2012, “la P.A. che intenda procedere a rilevamenti, anche al fine dell’accertamento di illeciti amministrativi, attraverso sistemi di videosorveglianza, deve procedere all’installazione dei segnali di preavviso secondo il fac-simile allegato al provvedimento dell’Autorità Garante, non derogato, ma solo integrato dal d.P.R. n. 250 del 1999 (…), non essendo sufficiente la mera autorizzazione di cui al d.P.R. 250 del 1999”.  L’avvocato Mazzella ha anche contestato la legittimità dell’installazione delle telecamere al varco, in quanto il sistema di monitoraggio del varco appare illegittimo perché  le telecamere per la riprese video sono posizione ben prima di circa 40 metri rispetto al segnale di divieto.  Infatti il segnale di divieto è posto dopo circa 1 metro rispetto al famoso Platano di Portosalvo. Ciò vuol dire che ogni automobilista potrebbe benissimo arrivare al Platano e girare introno allo stesso senza entrare in zona ZTL. Essendo tuttavia le telecamere posizionate ben prima di 40 metri, esse procedono allo scatto della foto appena si giunge al Platano e quindi prima ancora di aver commesso l’infrazione. “Ed infatti date le caratteristiche della strada – si legge nel ricorso –  le leggere curve sulla sinistra e la presenza della chiesa per come sono posizione le suddette telecamere le stesse non potrebbero mai riprendere l’effettiva infrazione”.  Vari altri motivi sono stati posti a base del ricorso, a partire dalla violazione dell’obbligo di motivazione, relativamente alla voce delle “spese” indicate, e l’eccessiva quantificazione di esse, fino all’illegittimità delle spese accessorie, in quanto, come specificato nell’atto “è estremamente vessatorio pretendere, oltre la sanzione per il divieto, un ulteriore importo di € 15,28 genericamente indicato come spese istruttorie, sulle spese di notifica del verbale di infrazione.  A seguito della determinazione natalizia dell’Agcom il costo delle raccomandate abilitate alla spedizione degli atti giudiziari è aumentato da 6,60 a 7,20 euro.  A questo importo però spesso devono essere aggiunti ulteriori costi postali anche essi ritoccati. Secondo la rivalutazione calcolata dal Comune, in base al nuovo tariffario di Poste, la spesa di notifica calcolata su un singolo verbale sarà così composta: costo unitario della prima raccomandata 7,20 euro (tutta a carico del multato), seconda raccomandata 4,30 euro (solo il 30% a carico del multato, quindi 1,29 euro). A queste spese si aggiungono altri addebiti, tra cui il costo servizio spese di gestione (4,377 euro) e il forfettario per eventuali attività gestionali interne (0,093 centesimi). In tutto fanno 13,50 euro, che il conducente dovrà pagare in più rispetto all’importo della multa”. Una cifra che va moltiplicata per trenta, con uno spreco di denaro pubblico per le varie notifiche, secondo la difesa del ricorrente, oltre al citato aggravio per il cittadino. Inoltre, nei verbali di contestazione “manca l’indicazione delle leggi che devono essere rispettate per la riscossione, nonché il riferimento analitico delle singole voci che compongono l’importo da riscuotere. Ciò costituisce violazione della legge sulla trasparenza amministrativa integrando, di conseguenza, un indebito arricchimento per l’Ente impositore percettore, atteso che lo stesso pratica un’incomprensibile maggiorazione della somma intimata per spese postali di notifica e ulteriori importi per spese di accertamento e visura non meglio precisate, a fronte dei costi effettivi sostenuti in base ai tariffari postali per gli atti giudiziari. Pertanto risulta del tutto eccessivo l’importo di € 15,28 per spese di notifica indicate nei verbali impugnati, un illegittimo aumento occulto che grava sul consumatore-utente”. Il giudice di pace presso il Tribunale di Ischia, nel fissare al prossimo gennaio l’inizio del giudizio di merito, ha accolto le motivazioni dell’avvocato Mazzella e la relativa istanza, sospendendo i provvedimenti dell’ente.

Francesco Ferrandino

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