CRONACA

Distese azzurre

Un viaggio tra veleni, rifiuti tossici e…firme contro la caccia!

Di Antonio BUONO*

Nello spaziare di immagini che vivono nei meandri dei nostri occhi, c’è sempre un colore che ci fa star bene! Scegliere un colore però, non è cosa facile. La cromoterapia insegna: il grigio incupisce, il giallo è solare e infonde allegria, il verde è armonia, “dipinge” calma e serenità, il blu rilassante per antonomasia. Il rosso rasserena la psiche, il viola favorisce l’ispirazione. C’è però un colore che pochi riescono a vedere, perché oramai esiste soltanto negli occhi di chi ha vissuto un’infanzia serena. Viene definito “spettro visibile”, cioè quelle sfumature che si nterpongono tra il rosso e il viola. Tanti anni fa, andando da Napoli verso Caserta e fino a Formia, laddove c’era il traghetto per la meravigliosa isola di Ventotene e la mitica Santo Stefano, si poteva osservare l’immensità dei rigogliosi campi della tanto amata Campania Felix.

A dir poco un immenso “mare” fatto di mille e mille ortaggi di ogni genere, tutte cose che arrivavano sulle nostre tavole al pari di leccornie indescrivibili, e lo erano, eccome!

E proprio lì, come se non bastasse, in quegli immensi “campi elisi” si andava ben oltre le tante cose buone e genuine.

In quell’immensità che andava ben oltre l’orizzonte, quell’intenso colore verde si perdeva in un mare di infinite distese azzurre…ma non bastava!

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C’era qualcos’altro che andava oltre l’immagine, un qualcosa che amava unirsi un tutt’uno con i mille colori dell’arcobaleno.

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Uccelli graminacei ed insettivori a migliaia: Cutrettole gialle e marine, stiaccini rossi e neri, balie bianche, codirossi e culbianchi… tantissimi piccoli migratori a cornice di un quadro bellissimo che solo madre natura poteva essere capace di dipingere.

E non bastava ancora… C’era da costruire una strada che rendesse più agile la viabilità di una metropoli che cresceva a vista d’occhio e troppo in fretta, fagocitando al tempo stesso, tutte le periferie. E così, giusto per riempire un buco e magari l’altro, si penso’ bene di farlo con i rifiuti tossici delle tante fabbriche del nord Italia. Una strada veloce bellissima venne alla luce in breve tempo, un’immensa distruzione di campi avvelenati tutt’intorno fu il risultato di un’opera d’arte della quale ne avremmo fatto tutti volentieri a meno. Le falde acquifere vennero inquinate per sempre. Tantissimi accumuli di spazzatura, in gran parte ancora oggi visibili, venivano bruciati per farne posto ad altri, e da qui, un’aria irrespirabile fatta di diossina e atrazina… dolori, lacrime, rassegnazione e morte.

Ancora oggi, si notano intere colline fatte di blocchi di spazzatura assemblati l’uno sopra l’altro, giganti immobili in attesa di una soluzione… eco-compatibile! In certe stradine di campagna, lungo i bordi del percorso, è facile notare sandwich con all’interno bidoni di vernici, ruote, lavatrici, frigoriferi, carcasse d’ogni genere, poi, l’ultimo strato fatto di pochi centimetri di terra, va a donare “linfa vitale” a friarielli, finocchi, patate, pomodori, insalatine e gustosissime fragole, quelle che tanto amiamo guarnire con la panna spray. Tutti sanno, tutti si lamentano, nessuno fa niente!

Il mio pensiero, quello da cacciatore fiero di esserlo, vola molto più in là e si domanda:

Certi ambientalisti da salotto, che mi accusano di essere un assassino perché uccido esseri viventi che una legge dello Stato mi consente, in merito a tali disastri ecologici, come, quando ed in che modo intenderebbero trovare una soluzione a tanta inviolabile barbarie? Sarei io cacciatore il peggiore dei mali? Il capro espiatorio? Colui che distrugge l’ambiente? Ebbene: in nome e per conto di ogni cacciatore come me, a tutti coloro i quali che spudoratamente, nelle vesti di salvatori di nostra madre terra, ritengono di poter risolvere i problemi dell’intero pianeta attaccando una categoria di gente perbene, semplicemente io dico: gentili dottori laureandi in divanologia, invece di proporre referendum abrogativi, provate a chiedere firme affinché ci venga ridata la NATURA, quella di cui siamo stati derubati, si… proprio quella che gente come voi, che non avendo nulla da fare da mattina a sera, pensa di ridare al mondo intero grazie all’unica idea che riesce a scaturire dalla pochezza di tante inutili testine… quella di chiudere la caccia in Italia. Falliti si nasce, pensare di chiedere per strada una firma contro di noi cacciatori, e non farlo per i gravissimi mali ambientali che affliggono non solo il nostro Paese, vedi pesticidi, che tanta gente uccide, dovrebbe farvi capire che certe iniziative sanno di ridicolo e non possono che fallire sul nascere. Voi non siete e non sarete mai credibili. Voi altri siete dei falliti.

*cacciatore a vita

Portavoce Nazionale MSE

Coordinatore MSE Ischia

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