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Divieto ai diportisti, la protesta a Casamicciola

Ieri pomeriggio sulla banchina del porto turistico del Comune termale l’iniziativa degli addetti ai lavori del comparto messo a rischio dall’ordinanza di De Luca. La consigliera Maria Grazia Di Scala: «Ingiusta discriminazione per gli operatori delle isole del Golfo»

Da Cala degli Aragonesi nuovo atto della protesta dei lavoratori impiegati nel settore del diportismo contro la decisione della giunta regionale. Come si ricorderà, la recente ordinanza varata dal presidente De Luca vieta l’approdo nei porti delle isole del Golfo alle imbarcazioni private da diporto provenienti dalle altre regioni italiane o dall’estero. Un provvedimento che fa tremare il comparto, e il notevole indotto collegato, per Ischia, Capri e Procida.

Ieri pomeriggio i lavoratori del settore, insieme a esponenti della categoria dei ristoratori, si sono riuniti al porto turistico di Casamicciola, appunto Cala degli Aragonesi, supportati dalla consigliera regionale Maria Grazia Di Scala, che ha dato voce alla protesta rivolgendosi al presidente della regione De Luca denunciando la disparità di trattamento per le isole del Golfo rispetto alle altre località diportistiche della Regione, a fronte della liberalizzazione degli spostamenti infraregionali stabiliti nella cosiddetta fase 2 dell’emergenza sanitaria della pandemia da covid-19. L’iniziativa è andata in scena sulla banchina dalla quale si poteva immediatamente constatare la quasi completa assenza di imbarcazioni da diporto in un periodo dell’anno in cui di solito si registra un gran numero di approdi. L’onorevole Di Scala ha fatto presente tra l’altro che mentre i trasporti via terra, su ferro e su gomma, sono stati ripristinati al 100%, i trasporti marittimi soffrono invece tuttora di una pesante decurtazione dei collegamenti: siamo infatti al 40% del normale numero di corse. E il mezzo da diporto è comunque esso stesso un mezzo di trasporto per diversi residenti sull’isola che intendono usarlo per recarsi sulla terraferma e poi fare ritorno. Alcuni ristoranti isolani, inoltre, sono raggiungibili soltanto via mare, dunque si profila un’ulteriore disparità di trattamento, visto che tali ristoranti vengono praticamente tagliati fuori da ogni possibile ripresa. Sul fronte della sicurezza sanitaria gli ormeggiatori, in virtù del protocollo sanitario di cui sono in possesso, rivendicano il fatto che potrebbero ben garantire il trattamento dovuto in base alle prescrizioni regionali e al decreto del Presidente del Consiglio: potrebbero cioè misurare la temperatura col termoscanner, mantenere un registro di tutti coloro che fanno ingressi nei porti, e conservarlo per un determinato periodo di tempo.

«È in ogni caso ingiusto – ha dichiarato la Di Scala – che queste categorie di lavoratori siano bistrattate, mentre nelle altre località diportistiche regionali si consente alle imbarcazioni di raggiungerle senza alcun divieto. Ci spieghino quale tipo di controllo viene effettuato. Sulle isole siamo in grado di effettuare i controlli perché le marine sono attrezzare per eseguire ogni tipo di protocollo sanitario. Lo stesso accade per i ristoratori». I lavoratori del settore, dunque, non intendono contestare le legittime esigenze sanitarie, ma chiedono alla Regione soltanto di poter lavorare. Un altro interrogativo è quello della durata del divieto: «La premessa dell’ordinanza fa riferimento al 31 luglio 2020 – ha aggiunto la consigliera regionale – ma ritengo si tratti di un errore materiale perché si riferisce probabilmente alla durata dello stato di emergenza, mentre dal corpo dell’ordinanza si potrebbe evincere come termine finale il 2 giugno, e comunque sarebbe già tardi, perché si perderebbe interamente il mese di maggio. E comunque in tal caso si attendono le direttive per i mesi di giugno e luglio. Sarebbe una autentica iattura se il divieto fosse valido per tutta l’estate: sarebbe un danno incalcolabile per le strutture turistiche delle tre isole che potrebbero lavorare in tutta tranquillità, garantendo sicurezza e accoglienza». Di qui la richiesta, ribadita anche ieri, di revocare la previsione contenuta nell’ordinanza, già oggetto di una missiva di tutti i sindaci delle isole, della quale abbiamo ampiamente dato conto nell’edizione di ieri, con cui i primi cittadini illustravano a De Luca gli effetti potenzialmente distruttivi, oltre che ingiustamente discriminatori, del provvedimento.

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Un commento

  1. Entscheidet zwischen Cocid 19 und dem Geschäft! Diese Entscheidung müsst ihr selber treffen. Ohne entsprechend gut ausgestatteter Klinik auf der Insel, ohne Beatmungsgeräte und medizinischem
    Notfallpersonal würde ich sehr vorsichtig sein! Zuerst die Bedingungen für einen geschützten Tourismus schaffen!

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