LE OPINIONI

Divorzi e separazioni, non si smette di essere genitori

Il divorzio, e in generale la separazione, viene vissuta dalla coppia in maniera più o meno consapevole come un “lutto”, una perdita di quella consuetudine che caratterizza tutto il sistema familiare. Qualunque siano le cause che portano a una decisione così dolorosa, è necessario confrontarsi con il fallimento di un progetto nel quale si è investito sia emotivamente che materialmente.  Accettare la fine della relazione dei genitori per un figlio è difficile. Cambia tutto: la quotidianità si modifica portando ogni giorno i figli a interfacciarsi con situazioni, per loro, imprevedibili. Nei casi migliori il divorzio può portare a una convivenza pacifica tra i genitori che cercano di agire con maturità pur di avere un rapporto stabile e duraturo che garantisca la piena felicità della prole. In alcuni casi questo non accade e la relazione tra gli ex coniugi diventa tesa e oppositiva.  È in queste circostanze che, molto spesso, la figura paterna può incontrare particolari difficoltà di accesso ai propri figli, difficoltà che possono indurre alcuni padri a sprofondare in una silenziosa sofferenza.

Credendo possa interessarvi, vi riporto alcune riflessioni di un noto psicologo americano Sanford Braver, esperto nella cosiddetta “Sindrome del Padre Sconfitto”. Ascoltando l’esperienza personale e la reazione emotiva al divorzio e alla perdita incombente dei figli, un gruppo di padri “monitorati” a fini di ricerca, mostravano quasi universalmente un insieme di sintomi ricollegabili a depressione e disordine da stress post traumatico. Secondo il dott. Braver gli uomini incontrano più difficoltà nel riprendersi psicologicamente da un divorzio. Egli osserva che “molto spesso l’uomo si sente totalmente impotente perché non può fare niente per evitare la rottura del matrimonio”.

“I padri sono spesso ossessionati da ciò che sentono come un profondo pregiudizio contro di loro da parte dei tribunali e del sistema legale”, un pregiudizio che esiste di fatto, inclusa l’illazione che tutti i padri divorziati sono o diventeranno inadempienti. Una delle frasi che un padre appena separato potrebbe sentirsi dire è “Non vedrai più i tuoi figli”; colpendolo, attraverso la minaccia di non poter più investire il ruolo di padre, nel suo punto più debole. Spesso sono i padri quelli che maggiormente risentono della separazione, sia economicamente (mantenimento e nuove spese), sia psicologicamente, poiché rinunciano alla quotidianità della relazione padre-figlio, limitandola ai fine settimana o a qualche uscita intra-settimanale. In alcuni casi, possono subire pressioni a livello psicologico da parte di ex mogli poco malleabili, che agiscono con l’obiettivo di ottenere ciò che ritengono sia loro dovuto anche attraverso un sabotaggio della relazione affettiva padre-figlio.

Un padre che abbandona definitivamente il proprio stile di vita, intraprendendone uno del tutto nuovo, subisce un vero e proprio trauma. Questo evento traumatizzante può portare a sprofondare in quella che è indicata come Sindrome del padre sconfitto. Molti dei padri separati in Italia attualmente, sembrano accomunati da un unico destino: rasentare la soglia della povertà per garantire la serenità altrui. Tutto ciò può portare a un’alienazione da parte del padre e a un pericoloso allontanamento e isolamento dal contesto sociale. Molto spesso si sentono a disagio perché si vergognano del loro stato di debolezza e pensano di non poter più meritare l’affetto del figlio. È forte il vissuto di non fare abbastanza per loro. Rowles sostiene che “nella misura in cui un padre è coinvolto in un divorzio conflittuale, gli eventi stressanti e l’impatto della continue esperienze d’impotenza aumentano talmente tanto da rendere quasi incalcolabile ciò che potremmo definire uno stress esponenziale”. Un padre che vive una sofferenza così profonda purtroppo non parla, non si confronta, non chiede aiuto. Molti padri continuano a combattere battaglie anche dopo anni di separazione. Essere genitori “da lontano” non è abbastanza per loro, la necessità è quella di essere presenti nelle diverse fasi di crescita dei loro figli. Sanno che la presenza costante della figura paterna è un diritto per entrambi.

Si identifica la Sindrome del padre sconfitto come una condizione di stress, ansia e impotenza che provano i padri dopo la separazione dal proprio nucleo familiare. In questo stato di patimento, l’uomo sperimenta gli stessi sintomi tipici dello stress post-traumatico, tra cui alterazione del sonno, perdita d’interessi ed energie, scarsa concentrazione, affaticamento, sensi di colpa ingiustificati. In caso di separazione e divorzio gli uomini sembrano incontrare più difficoltà nel riprendersi psicologicamente generando una sorta di burnout del proprio ruolo genitoriale. 

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Fortunatamente o sfortunatamente non esiste il manuale del “perfetto genitori”,  far ritornare solida la diade padre-figlio è possibile, a patto che il genitore, metta in atto dei comportamenti “adeguati”  al fine di poter attutire il distacco della separazione; poiché il legame dovrà essere ritrovato e mantenuto, anche da un punto di vista pratico..

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  • Essere presenti:  continuare ad essere una guida e un buon esempio da seguire è fondamentale.
  • Non fate venir meno le vostre attenzioni: un figlio, grande o piccolo che sia, ha bisogno di attenzioni da parte del genitore. Fategli sentire la vostra “presenza”, in modo tale da far sapere loro che “papà c’è”.
  • Organizzate uscite: una gita in montagna o una visita a una città mai vista prima. Provate cose nuove insieme.
  • Affrontate l’argomento “separazione da mamma” con chiarezza e senza rabbia: evitate, specialmente nei primi tempi di separazione, di parlare di quanto accaduto con toni rabbiosi, poco chiari, di disapprovazione, rifiuto o con scopi manipolativi. Rispondete a eventuali domande con sincerità e senza mostrare rancore.

È importante far comprendere ai padri separati che il ruolo non perde la sua importanza o il suo valore nonostante la distanza o la mancanza di quotidianità. In questo personale stato di accettazione può essere d’aiuto anche un percorso di psicoterapia e di supporto psicologico che facciano da contenitore emotivo in merito a shock iniziale e successive frustrazioni. Bisogna, inoltre, tener presente che questo stato di sofferenza e disorientamento interessa non solo il genitore ma la famiglia intera e le persone a questa più vicine. Ricordiamo che dopo un divorzio, aumenta la sensazione di non poter più influire nella vita dei figli, e per molti, genitori, questa sensazione di impotenza si trasmette anche in altre aree della vita, come quella lavorativa: decade la motivazione al successo, la spinta e l’interesse nel proseguire e nello svolgere bene il proprio impiego.

“Liberamente” è curata da Ilaria Castagna, psicologa, laureata presso l’Università degli Studi de L’Aquila, specializzanda presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva Comportamentale di Caserta A.T. Beck

Tel: 3456260689 Email: castagna.ilaria@yahoo.com

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