Don Agostino, la nostra chiesa ha contato su di te

DI ANTIMO PUCA
Don Agostino, la nostra Chiesa ha contato su di te! Sei stato fedele e coraggioso. Libero nel servirla. Appassionato nell’amarLa. Abbiamo spesso meditato sui concetti di “tremore e trepidazione”, come scrive San Paolo. Il timore di esserTi sentito piccolo e inadeguato, e il tremore di chi si è visto affidare un tesoro da custodire. Un timore che Ti ha fatto sentire piccolo e perfino inadeguato rispetto ai compiti che la Chiesa Ti ha affidato. Ma non hai avuto paura! Dio ha amato servirsi della Tua umanità, anche quando si è manifestata povera e fragile, perché sia apparso chiaramente che tutto è Grazia, dono del suo Spirito d’Amore. La saggezza a cui sei stato chiamato è proprio quella di custodire i tesori che hai ricevuto in dono. Tesoro è la Parola di Dio che hai accolto e che hai donato. Tesoro è il Pane spezzato da cui il popolo di Dio ha attinto cibo per il suo cammino. La trepidazione, allora, è divenuta in Te gratitudine da accogliere e tenerezza dalla quale Ti sei lasciato conquistare e afferrare. Sei stato un presbitero che non ha smesso di stupirsi. Non hai dato mai niente per scontato, né in te né negli altri. Né tantomeno nel Tuo servizio. Stupore e venerazione hanno camminato insieme nella Tua vita. Non solo riguardo al mistero con il quale Dio si è fatto presente nella Tua chiamata, ma anche nei confronti delle comunità che ti sono state affidate, e davanti al mistero di tanti uomini e di tante donne che attraverso di Te hanno potuto conoscere e seguire il Vangelo.
Non Ti sei sentito mai padrone di nessuno e non hai posseduto nulla se non per donarlo. Niente Ti ha preoccupato, se non il desiderio che Dio sia potuto crescere in Te fino al punto da non poterLo trattenere, facendone un annuncio di gioia e di vita per coloro che hai cercato nel Suo nome. E hai aiutato le persone a leggere alla luce della Parola quanto è accaduto dentro e attorno a loro. Maria, che ha vegliato finora sui Tuoi passi, segno della tenerezza di Dio, Ti accolga in seno, vicino all’Amato Suo. Ciao, don. RicordaTi della da Te tanto amata diocesi di Ischia e prega per noi, popolo orante.





