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Don Carlo e l’altra faccia social, ecco i “whatsapp di Dio”

SCHIA. «La prima fake news della storia è stata quella di Satana che invitava Adamo ed Eva a mangiare la mela. Ed in un tempo come questo dove la cattiva informazione rischia di prendere il sopravvento c’è bisogno di messaggi di pace e speranza con i mezzi più diffusi». Così don Carlo Candido parroco della Chiesa dello Spirito Santo di Ischia Ponte ci spiega l’iniziativa dei “WhatsApp di Dio”. Si tratta di “pillole social” del Vangelo. Il sacerdote lascia i brevi messaggi stampati in un cestino all’interno della Chiesa dov’è venerato san Giovan Giuseppe dalla Croce, patrono di Ischia Ponte e tutti, dai giovani fino ai meno “social” si fermano per scegliere uno dei cosiddetti “WhatsApp di Dio”, come li definisce lo stesso Don Carlo.

Com’è nata l’idea delle pillole social?

«Sono dei biglietti posti in un cestino nella chiesa di Ischia Ponte. Su questi piccoli fogli ci sono scritte delle frasi di Santi, salmi, preghiere o piccoli passi del Vangelo. Invito sempre chi viene a trovarmi in chiesa a pescare casualmente uno di questi biglietti. Ed è qui che interviene lo Spirito Santo. Credo che i ‘whataspp di Dio’ siano nient’altro che un gioco dello Spirito Santo. La mano della Provvidenza fa pescare ad ognuno un determinato bigliettino. Credo che la frase non sia mai casuale, d’altronde Dio non ama giocare a dadi. Le pillole social riescono a dare un piccolo insegnamento ma solo a chi sa leggerlo. Ho pensato a questo ‘espediente’ ritenendo che potesse creare appeal l’idea che Dio potesse inviare un whatsapp o comunque un messaggio social. E così è stato».

Oltre le pillole, poi ci sono i ‘tre minuti con il Signore’, di che cosa si tratta?

«La sera invio dei messaggi audio attraverso whatsapp raccontando una storia. Commento episodi di vita ed in questi 180 secondi mi rivolgo ai miei parrocchiani, ai giovani, alla mia comunità. E non solo. I messaggi, con il tempo sono diventati virali. Spesso mi contattano delle persone che non conosco chiedendomi di essere inseriti nelle liste. Ho saputo che i miei tre minuti sono arrivati oltreoceano. Ma la cosa che più mi ha riempito il cuore di gioia è che una coppia olandese, dopo aver ascoltato un mio messaggio, ha deciso di soprassedere al divorzio dandosi altro tempo».

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A questo punto possiamo dire che lei è un influencer, tipo il Fedez della Chiesa? A chi si rivolge?

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«A tutti. Sono diventato virale, ma non io. È la parola di Dio. Io e i social siamo solo degli strumenti nelle mani del Signore»

Quale sarà la prossima frontiera? Una benedizione su messanger, la confessione su facebook o un sacramento su twitter?

«No, no. Non scherziamo. Il sacramento è sacro. I social sono solo un mezzo utile per diffondere la parola di Dio. Credo nella comunicazione. Pur utilizzando questi mezzi sono convinto che le relazioni debbano essere sempre vive e mai virtuali. Per questo dedico tempo all’ascolto, ai colloqui guardando in faccia il mio interlocutore. I sacramenti sono fatti non solo di parole ma anche di gesti che creano il sacramento stesso. Mi piace ascoltare, che è diverso dal sentire. Ascoltare è aprire le orecchie ed il cuore. È impegnativo e non tutti vogliono impegnarsi».

Da dove è nata l’idea di diffondere la Parola di Dio con i social?

«Mi piace andare controcorrente. C’è chi demonizza i social. Invece io credo che possano essere un utile strumento per parlare con più gente possibile. Mezzi che danno grande risonanza. E l’intervista di oggi ne è la dimostrazione. Non dimentichiamo che il profilo twitter di papa Francesco è tra i più seguiti nel mondo. Come parrocchia abbiamo tre profili social. Già da tempo trasmettiamo la Messa on line e raccogliamo like e condivisioni prim’ancora che preghiere e confessioni».

Che cosa dice a chi utilizza il cellulare durante la Messa?

«Non succede di frequente. In passato durante la celebrazione spesso squillavano i cellulari. Oggi, per fortuna, i fedeli sono più attenti. Ma se c’è qualcuno che si fa distrarre dal cellulare, cerco di catturare l’attenzione con la mia capacità comunicativa. Richiamo l’attenzione con una battuta, con un cambio di tono di voce e se proprio non ci riesco perdono chi si fa un viaggio con la mente. È gratis»

Don Carlo oggi è Ferragosto, qual è il messaggio che oggi invia come pillola social?

«Non mischiamo il profano con il sacro. Ferragosto deriva da feriae Augusti (riposo di Augusto) indicante una festività istituita dall’imperatore Augusto per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli. Per noi cristiani, invece, è la festa dell’Assunta. Oggi festeggiamo Maria Assunta i cielo nell’anima e nel corpo. Ecco in questa giornata di festa sottolineo l’importanza del nostro corpo. Dobbiamo custodire bene il nostro corpo. Non è una scatola. Allora il mio invito, in questa giornata, è rivolta a chi usa il corpo e non ha rispetto di sé stesso. In un tempo dove spesso usciamo il corpo per apparire, dobbiamo riscoprire il nostro corpo che rappresenta il dono, la dimensione di noi stessi. Dobbiamo abolire la volgarità e confonderla con la bellezza. Solo la bellezza salverà il mondo».

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