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CRONACA

“Don Mimmo, benvenuto a Procida Capitale dell’illegalità”

L’Arcivescovo avrebbe rifiutato di portarsi sui luoghi della demolizione di casa Ambrosino e la mancata presa di posizione non avrebbe

A Procida e non solo, continua a far parlare di se il disumano abbattimento della casa di prima necessità della famiglia Ambrosino, abitazione in cui da     trent’anni viveva una coppia di ultraottantenni. La rabbia è tanta sull’isola di Graziella. E’ tanta al tal punto che nonostante quella casa sia diventata in poche ore un cumolo di macerie, non si perde occasione per denunciare con forza l’ingiustizia che c’è dietro alle demolizioni visto che da dodici anni a questa parte ad andare giù sono solo le case dei poveri cristi e giammai la grossa speculazione edilizia affaristica e gli ecomostri di stato.

Lo Stato qui a Procida con la demolizione di casa Ambrosino, ha aperto una ferita nella società locale che non potrà più essere rimarginata e che continuerà a sanguinare nel tempo. Perché oltre alla casa tra l’altro condonata nel lontano 1994 e per cui tra il 2016 ed il 2018 erano stati ottenuti tutti i permessi e pareri favorevoli poi annullati dal comune tre mesi fa, alla Chiaiolella è stata irrimediabilmente distrutta l’esistenza di una coppia di anziani lavoratori benvoluti da tutti, dei loro figli e dei loro nipoti. Una ferita lacerante e sanguinante che spaventa e preoccupa soprattutto i giovani procidani i quali si vedono abbattere le case dei loro nonni, tramandate di generazione in generazione, e nelle quali si sarebbero costruiti il loro futuro. E non a caso ieri ad accogliere l’arcivescovo di Napoli Domenico Battaglia giunto sull’Isola per celebrare una Messa nel Santuario di San Giuseppe, c’erano gli stessi giovani che per giorni hanno solidarizzato con nonno Filuccio.

“Don Mimmo, benvenuto a Procida Capitale dell’illegalità”. E’ questo il testo dello striscione con cui i giovani procidani hanno accolto l’arcivescovo. Un grido di dolore e al tempo stesso di battaglia per cui chiedono vengano definitivamente sospesi gli abbattimenti delle case di necessità affinché altre famiglie umili ed oneste come quella degli Ambrosino, non abbiano più da piangere e soffrire. Ebbene, a quanto ci hanno riferito i cittadini presenti, l’arcivescovo per questioni di tempo avrebbe declinato l’invito a recarsi sul luogo del “delitto” di Stato dove si è consumata la demolizione alla Chiaiolella e si sarebbe limitato ad un incontro in sacrestia con Nicola Ambrosino a cui ha espresso la sua solidarietà. Cosa aggiungere. Qui sulle isole partenopee da parte dei prelati siamo abituati ad impegni molto più incisivi a riguardo delle demolizioni a partire da quello messo in campo negli anni scorsi dal compianto Filippo Strofaldi, ex Vescovo di Ischia, che durante le demolizioni la solidarietà concreta agli abbattuti la portava direttamente sul posto passando tra schiere di celerini e ruspe pronte ad entrare in azione. 

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