CULTURA & SOCIETA'

Dov’è finita la Forio di Truman Capote? In una lettera la riflessione sul turismo cafonal

L’amara considerazione pubblicata sul quotidiano nazionale: “Che bello sarebbe riconsegnare queste terre a un antico splendore, dimenticando il clima da episodio Gomorra del quotidiano”

“Dov’è finita la Forio di Truman Capote?”. S’ intitola così la lettera d un villeggiante pubblicata qualche giorno fa su Repubblica. Una riflessione, amara, del turismo cafonal che ha invaso Ischia, anche questo agosto. Una considerazione che parte da lontano, ma nemmeno poi tanto, quando Ischia era frequentata da intellettuali da tutto il mondo che la sceglievano come buon ritiro dove poter raccogliere le idee per un romanzo di successo. “Sarà capitato anche a voi che avete la fortuna o sfortuna, dipende dai punti di vista, di possedere una casa di villeggiatura a Ischia ascoltare la frase idiomatica ma come fai ad andarci ad agosto?

Parole sante, vere, perché per sopravvivere in un luogo celebrato anche da riviste internazionali non è semplice, attaccato da un’orda barbarica pronta all’assalto di ogni centimetro quadrato isolano con scooter non assicurati, chiasso, maleducazione. Si finisce per rintanarsi in casa evitando i luoghi affollati sperando di vendere quel buenretiro che doveva rappresentare un’alternativa alla frenesia e alla routine della vita cittadina”. E’ questo l’incipit della lettera: lo scrivente riflette sulla situazione seduto al bar internazionale in quel di Forio, un tempo regno di Maria Senese che negli anni ‘50 e ‘60 quando la pensione di Lustro era l’unica del paese, accoglieva scrittori e artisti da tutto il mondo. “Potevi sorseggiare un bicchiere di Biancolella vicino a Truman Capote, – si legge ancora – TennesseWiliams, Elsa Morante, ascoltare storie che avremmo letto nei libri che hanno segnato una generazione. Maria, donna analfabeta, rese quel piccolo angolo di Forio crocevia della cultura e ora, quello che un tempo fu tutto questo, è ostaggio di barbuti iper tatuati che non hanno mai letto “la storia”, che ignorano cosa accadesse nella mente di un giovane americano gay che sognava Tiffany nella camera 3 della pensione di Lustro, oggiancora richiesta da quei pochi che conservano la memoria storica e culturale dei luoghi. Forio ha chinato il capo, nessun evento culturale, tanto turismo di serie B affidato alla presenze d quella parte peggiore di Partenope, che in barba a provvedimenti e misure cautelari, prende aliscafi e traghetti per trascorrere il Ferragosto infangando senza remore un’isola amata da Luchino Visconti”. Come dar torto a chi, computer alla mano, decide di inviare alla redazione del quotidiano nazionale questa amara, ma reale, riflessione? Come non condividerne anche l’auspicio?

“Che bello sarebbe riconsegnare queste terre a un antico splendore, fatto di rustiche semplicità apprezzate dal gotha della cultura, dimenticando il clima da episodio Gomorra del quotidiano. Accanto a me, mentre sorseggio uno spritz si manifesta una famiglia tipica napoletana: gridano, hanno profumi ottundenti, sono i nuovi padroni di Ischia. Peccato che non ci sia Truman con la sua penna a descriverli”. A risponderlo a mezzo stampa è il giornalista Dario del Porto. “Caro Schioppa – scrive – è vero: tutti ci siamo sentiti rivolgere almeno una volta la fatidica domanda: “come fai ad andare a Ischia nel mese di agosto?”. A volte siamo noi stessi a chiedercelo, quando ci ritroviamo nostro malgrado immersi in situazioni come quelle che hai descritto. Le ragioni vengono da lontano. Fra queste, la speculazione edilizia che ha moltiplicato i posti letto e la scelta di molti proprietari di dare in affitto case a prezzi stracciati, incentivando un turismo di massa oggi difficilmente estinguibile. Il primo argine dovrebbe essere rappresentato dai controlli, peraltro complicati dall’estensione e dalla morfologia del territorio e da un giro di vite su ogni forma di abuso edilizio e non. Ma allora, si dirà, perché in agosto ci ritroviamo sempre e comunque sull’isola? E’ presto detto: Ischia resta un luogo incantevole, che non smette mai di stupirti, neanche dopo anni di frequentazione più o meno assidua. C’è sempre uno scorcio da esplorare, un panorama da osservare, una caletta da scoprire, Le amicizie si tramandano di padre in figlio, sulle stesse spiagge. E poi tocca a noi difendere i posti che amiamo. Se ce ne andiamo, vincono i nuovi barbari”.

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