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CRONACA

Due anni dal sisma, la “mission” di Schilardi: «Entro dicembre tutti fuori dagli alberghi»

Il commissario per la ricostruzione ha partecipato alle commemorazioni svoltesi ieri tra Lacco e Casamicciola, a Il Golfo racconta i prossimi obiettivi: e su un punto è categorico

E’ stato sull’isola di Ischia ieri sera per la commemorazione a due anni dal sisma che il 21 agosto 2017 colpì Casamicciola. È il commissario straordinario per la ricostruzione Carlo Schilardi. Un anno fa, 365 giorni dopo il terremoto, arrivò la nomina da parte del Governo per dar vita alla struttura commissariale. Struttura che è diventata pienamente operativa a marzo, quando è cessata la fase di emergenza. Ed è lo stesso Schilardi a precisarlo. «Dobbiamo considerare che il commissariato straordinario per la ricostruzione è diventato pienamente operativo lo scorso ottobre. Nella fase precedente c’era solo un’attività legata all’emergenza».  

A due anni dal terremoto quanto è stato fatto e quanto c’è ancora da fare? 

«Per ciò che riguarda la struttura che dirigo, siamo diventati operativi da meno di un anno cioè da quando il Governo ha deciso di mettere fine alla fase di emergenza. La prima cosa che abbiamo fatto è stata l’ordinanza per la microzonazione: un atto propedeutico e fondamentale per dar vita alla ricostruzione. Nel contempo non ci siamo fermati». 

Che cosa è stato fatto? 

«In primis abbiamo dato il via alla ricostruzione cosiddetta leggera affinchè chi aveva un immobile danneggiato solo in parte dal sisma ha potuto cominciare a rimetterlo a posto. E poi siamo stati accanto agli imprenditori aiutando economicamente chi aveva avuto perdite di fatturato in seguito al sisma. Sono state oltre cento le domande che abbiamo vagliato. Ed ancora abbiamo pensato alle scuole. Abbiamo già finanziato ai Comuni la parte progettuale. Adesso tocca a loro procedere speditamente per mandare a gara i lavori». 

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In questi mesi ha dovuto anche gestire l’eredità lasciata dal commissariato per l’emergenza? 

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«Si, da marzo abbiamo preso in mano la situazione ereditata con la cessazione della fase di emergenza. In poco tempo abbiamo messo i conti a posto pagando gli arretrati diCas- Contributo autonoma sistemazione – e degli alberghi. Sono state normalizzate molteplici situazioni: praticamente sono stati pagati tutti. E poi ci sono le somme urgenze e le urgenze. Si tratta di lavori eseguiti o programmati immediatamente dopo il sisma che erano stati approvati dai Comuni e mai pagati. Finalmente abbiamo eliminato anche questa pendenza». 

Il prossimo passo quale sarà? 

«Entro dicembre chi vive ancora in albergo dovrà lasciarlo. Non sono ammesse più proroghe. Ci sono circa 230 persone che rappresentano circa 70 nuclei familiari che vivono in queste strutture. Li aiuteremo con il Cas sia che siano proprietari di casa che affittuari. Per entrambi abbiamo previsto degli incentivi economici affinché per loro ci sia una sistemazione più dignitosa rispetto all’albergo». 

Secondo lei come mai a distanza di due anni dal sisma ci sono persone che vivono ancora in albergo? Non ci sono case disponibili sull’isola? 

«La ricostruzione pesante ancora non è cominciata e per questo ci sono persone che hanno ancora i sussidi statali e vivono in albergo. Le loro case sono ancora inagibili. In questi due anni è stata ‘tollerata’ la loro presenza in albergo soprattutto perché ci troviamo davanti a persone perlopiù anziane. Ma la tolleranza è finita. Entro dicembre stop agli alberghi. Tutti nelle case».  

Quando è arrivato sull’isola un anno fa. Si aspettava questa situazione? 

«Rispetto al clamore mediatico dei primi giorni che parlava di un’isola distrutta, per fortuna, mi sono accorto che il sisma ha riguardato solo una porzione di territorio. Il fatto che sia stato un terremoto ‘piccolo’ per estensione, non significa che non sia un terremoto. Le procedure sono uguali in tutti i terremoti al di là dell’estensione: le case da riparare comunque ci sono, così come le persone cui dare assistenza e tanto ancora. Qui, però, ci siamo ritrovati con un fattore in più: l’abusivismo edilizio diffuso». 

A proposito degli abusi, l’isola è stata ferita dal terremoto in una piccola parte. Solo una porzione di Casamicciola, Forio e Lacco Ameno sono state colpite dal sisma. Tutta l’isola di Ischia, però, è stata colpita da chi l’ha definita ‘abusiva’. 

«L’articolo 25 della cosiddetta ‘legge Ischia’ è stato a lungo oggetto di dibattito politico. La norma era necessaria per la ricostruzione. Ma ciò non significa che Ischia un’isola abusiva. Purtroppo l’isola è finita anche nel tritacarne politico mediatico. Parliamoci chiaro: ci sono delle costruzioni non autorizzate. Ma dobbiamo distinguere ciò che è stato costruito con esagerazione anche in barba ad ogni regola, comprese quelle di buonsenso e di sicurezza, da altri tipi di costruzione. In ogni caso credo che anche questa polemica sia superata. E lo stiamo superando con i fatti: nel rispetto delle regole. Adesso andiamo avanti con la ricostruzione». 

Tra un anno, al terzo anniversario dal sisma, a che punto saremo con la ricostruzione? 

«Tre anni dal sisma rappresentano circa un anno e mezzo di lavoro per la struttura del commissariato per la ricostruzione. In tale data spero che avremo 200/300 piccoli cantieri a lavoro per ricostruzione. Dobbiamo però tener presente un altro aspetto: la ricostruzione spetta al privato. Noi come commissariato finanziamo e stabiliamo le regole, il Comune condona ed autorizza ed il provato deve ricostruire». 

È fiducioso? 

«Sì, lo sono. In questi mesi è cambiato totalmente il rapporto con le persone che hanno avuto danni dal sisma. Finalmente queste persone si stanno affidando ai tecnici. Quando sono arrivato sull’isola, invece, c’era molta diffidenza. Adesso anche grazie a questo buon rapporto che abbiamo instaurato stiamo procedendo celermente”.   

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