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CULTURA & SOCIETA'

E il 12 settembre 1992 vi passai anche la notte sul ‘Nissan Vanette’

Nel 1957 la mia prima “juta” al Santuario di Mamma Schiavona a Montevergine

In quel tempo tutte le parrocchie della diocesi d’Ischia e della Campania organizzavano dalla seconda metà di agosto e sino al 12 settembre -solennità del Nome SS di Maria- continui pellegrinaggi “A’ juta”(=andata) di un giorno al Montagnone (oltre 1.200 m nel come di Mercogliano, provincia di Avellino) per l’annuale e sentitissima devozione mariana alla Madonna nera, popolarmente chiamata “Mamma Schiavona”, le cui celebrazioni notoriamente avvengono alla ‘Candelora’ del 2 febbraio, in pieno inverno, e il 12 settembre, verso la fine dell’estate, con i versi semplici e dialettali cantati dall’antica Fede popolare all’amatissima “Mamma Schiavona”: canto accompagnato dalla danza e da tipi strumenti semplici meridionali come la ‘tammorra’, ‘tric ballac’ e ‘putipù’, per onorare la Madre di Dio “Schiavona” che all’Annuncio dell’Angelo di Dio rispose: “Eccomi, sono la schiava del Signore !”(Lc 1,46).

Difatti l’originale dizione greca del Nuovo Testamento riporta “dùle” che significa “schiava”, cioè totalità della persona nelle mani del Padre, Creatore e Signore, mentre ‘serva’ indica un servizio, ma non la totalità della Consacrazione alla Volontà di Dio Padre. Quella di Montevergine appartiene alla significativa schiera delle Madonne Nere, come Chestokowa, Loreto, Madonna Bruna del Carmine a Napoli, Tìndari, Aparecida, Guadalupe, ecc., in quanto Maria SS è tutta abbronzata essendo “Donna vestita di Sole”(Ap 12,1). E ancora nel ‘Cantico dei Cantici’1,5 la Sposa si presenta così: “Bruna sono ma bella…Non state a guardare che sono bruna, poiché mi ha abbronzato il sole”. Il pellegrinaggio si snodava con la partenza con la Span Cumana delle 7,15 (‘Città di Meta’) per Pozzuoli e da qui in bus verso la prima tappa al Santuario della Madonna dell’Arco a Pomigliano; alcune comitive sostavano anche prima di Avellino all’imponente Santuario di Santa Filomena, nome diffuso sull’isola ed in particolare a Barano d’Ischia. Quindi alla volta di Avellino-ovest il torpedone usciva per arrampicarsi da Mercogliano lungo tornanti mozzafiato e boschi fin oltre i mille m sull’ampio e panoramico piazzale ai piedi del maestoso, candido Santuario e monastero benedettino fondato da San Guglielmo da Vercelli (qui fu custodita nel 1946 anche la Sacra Sìndone).

L’arrivo continua di bus e carri di sontuosamente infiorati con gruppi di fedeli in canto e preghiera piegati sulle ginocchia per la salita della gradinata d’ingresso fino alla solenne navata dell’Altare maggiore col magnifico Simulacro della Mamma Schiavona: l’allora bravo Parroco di Testaccio don Ubaldo Conte celebrava la S. Messa e poi, all’aria aperta e acqua freschissima della fonte si consumava il pranzo a sacco sul panoramico paesaggio di Avellino e dell’Irpinia. Una festa di Fede e buona allegria che proseguiva al ritorno, sostando infine al Santuario di NS del S. Rosario di Pompei, per imbarcarsi con la Span da Napoli-Beverello. In seguito tornai, passando per il Santuario mariano di Pompei, ancora a Montevergine con quattro figli piccoli il 12 settembre 1992 e vi volli passare lassù anche la notte a bordo dell’attrezzato ‘Nissan Vanette’(sino al 18 a Loreto, S. Maria degli Angeli, duomo e pozzo di S. Patrizio a Orvieto). Affascinante l’Inno popolare: – “Chi vò grazie a chesta Vergine/ca’ sagliessero a Montevergine…Chi vò grazie da Mamma Schiavona/ca’ sagliessero u’ Muntagnone !…”-. (continua)

*Pasquale Baldino – Responsabile promotore Cenacoli Mariani; docente Liceo; poeta; emerito Anc-Ass Naz Carabinieri (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)

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