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CULTURA & SOCIETA'

E’ maggio, parte la caccia ai polipi nelle acque dell’isola

Siamo in odore di polipi oggi come ieri. Da maggio scattano le operazioni per la pesca mirata. Il polipo si fa vivo già da questo mese de si lascia pescare con poche difficoltà. Oggi un pescatore dell’isola ed in particolare di Ischia Ponte specializzato per la sola pesca dei polipi, è difficile individuarlo. Al mercato del pesce del pontile e banchina aragonese a Ischia Ponte i polipi arrivano anche in abbondanza, ma pescati da quei pescatori che uscendo in mare pescano di tutto.

Quindi il polipo c’è, ma senza quel fasciano della cattura singola che possa inorgoglire l’autentico pescatore di polipi. Ma la storia di Ischia nel settore non si smentisce mai e ci propone due storici pescatori localI di Ischia Ponte, del Borgo di Celsa che ai loro tempi facevano parlare di sé per essere i più bravi a catturare i polipi con le seppie, andandoli a scovare nei luoghi sotto costa tra il castello e Cartaromana che solo essi conoscevano. Furono presto un mito la cui storia personale nel mestiere è viva ancora oggi. Sono straordinari ricordi dell’antica pesca dei polipi e delle seppie che si praticava a Ischia, e che risalgono alla fine dell’’800, tanto per non andare troppo lontano nel tempo, avendo per protagonista uno storico pescatore dei preziosi molluschi, quel Lorenzo Mellusi che nel Borgo di Celsa tutti chiamavano Rienzo.

Suo nonno, anch’egli di nome Lorenzo e quindi Rienzo, era il pescatore di origini della famiglia Mellusi, padre di 10 figli quasi tutti dediti al lavoro della terra tra Sorronzano e Campagnano e soprattutto produttori chi di vino da esportazione e chi di frutta e ortaggi portati per la vendita ai vari mercati ortofrutticolo di Ischia, Casamicciola e Forio. Nonno Rienzo era considerato dai suoi colleghi e dalla gente del Borgo, il pescatore di polipi e seppie più esperto operante nella Baia di Cartaromana  fra il Castello Aragonese, gli scogli di S. Anna e la Punta della Pisciazza. Solo qualche santangiolese forse lo affiancava, ma mai  lo superava. Possedeva un gozzo di 5 metri circa di colore grigio chiaro con l’intera 

e spessa  bordatura, da poppa a prua, tutta rossa, un capace tridente chiamato in gergo ”lanzaturo”  e un “secchio” di rovere  con il fondo a specchio per scrutare il fondale marino. Attrezzature semplici ma fondamentali in dotazione,  per uscire in mare e  per andare incontro a polipi, seppie ed altro tipo di pesce a tiro,  e fare  buona pesca tutti i giorni,  per la quale si sentiva specializzato. Rienzo junior, più conosciuto di ultima memoria, sulla scia di suo nonno si seppe conquistare maggiore popolarità facendo suoi, in lungo ed in largo,  i tratti di mare, specie sotto costa, che furono battuti dal vecchio congiunto, avendo per base di approdo e partenza la vecchia spiaggetta della Corteglia,  alla  estremità dell’attuale Piazzale delle Alghe a Ischia Ponte. Rienzo, personaggio  dal fisico minuto ed incallito con immancabile pipa accesa in bocca e copricapo d’epoca  paesana in testa, il suo gozzo con gli attrezzi per la pesca simili a quelli di suo nonno, lo aveva solitamente ancorato ad un largo scoglio davanti alla spiaggetta.

Quello scoglio chiamato “ ‘A Prete  ‘e Rienz” esiste ancora ed è lo stesso  sul quale si appoggia il molo dei barcaioli che trasportano oggi i turisti a Cartaromana e ad altri luoghi della zona. Lo storico scoglio è stato menzionato in alcune guide e libri su Ischia dal Mirabella (1953), dal Cervera (1957) e dal sottoscritto (1964) in una poesia pubblicata sulla rivista Dialetti D’Italia. Rienzo per la pesca dei polipi oltre al “ lanzaturo”  ed allo specchio per avvistarli,  faceva uso anche delle langelle di terracotta sistemate lungo una corda  in filiera di 20, 30 esemplari e calate al largo  su fondali sconnessi  con presenza di alghe e scogli sommersi. Questo tipo di pesca al polipo da langella, era praticato dai nostri pescatori fino a qualche tempo. Oggi non lo si usa più, perchè metodi più sbrigativi  e moderni ne hanno facilitato la cattura. A Rienzo, nel l’antico Borgo di Ischia Ponte dopo,  col passar di molti anni, è succeduto  un altro storico pescatore che  gli assomigliava  tanto.  Si chiamava Giacomettiello vissuto fino agli anni ‘60, al secolo Giacomo Cigliano, anch’egli con buona prole e pescatore di polipi e seppie imbattibile lungo gli scogli del golfo aragonese tra il Castello e Cartaromana degli anni ’40 e ‘50.  Giacomettiello ha pescato polipi  di tutte le dimensioni entro certe misure naturalmente, per una vita intera. Sapeva scovarli di notte con la luce della propria vecchia lampara,  li avvistava e li “lanzava” con maestria e cinismo. Giacomettiello  è stato “grande”  nel suo mestiere che lo praticava con estrema passione.  I suoi “concorrenti “ in zona,  nonostante  fossero attrezzati fino ai denti, non sono mai riusciti a tenergli testa. La sua pesca  del polipo con seppie ed altro tipo di pesce  era sempre la più continua ed abbondante. Oggi è tutt’altra storia. Di Pescatori di  polipi e seppie alla Rienzo ed alla Giacomettiello  non se ne vedono in giro. Quei pochi privati appassionati di questo tipo di pesca, lo praticano  con la classica “purpara” da un molo o seduti si di uno scoglio. Al mattino al mercato all’aperto sulle barche di Ischia Ponte  ed a quello di Lacco Ameno, arrivano catturati con altre attrezzature più sofisticate e sicure.

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