IL COMMENTO E se fossimo noi la Svizzera?

Di Giorgio Di Dio
Ci sono tragedie che non parlano solo di fatalità, ma smascherano i punti deboli di interi sistemi. Il rogo di Capodanno a Crans-Montana, nel cuore di una Svizzera simbolo di ordine, rigore e affidabilità, ha incrinato una convinzione diffusa: quella secondo cui l’efficienza amministrativa e la precisione dei controlli siano, di per sé, garanzia assoluta di sicurezza. In un paese dove gli orologi svizzeri rappresentano la metafora della puntualità assoluta, questo episodio ha mostrato come anche i meccanismi più oliati possano incepparsi, specialmente in contesti ad alta visibilità come stazioni sciistiche rinomate. E il fatto che ciò sia accaduto proprio in Svizzera rende la vicenda ancora più significativa, soprattutto se messa a confronto con la realtà italiana, dove simili criticità emergono con frequenza maggiore ma minore stupore pubblico. La domanda non è se l’imprevisto possa accadere, può accadere ovunque, ma come un sistema si prepara a evitarlo e come reagisce quando fallisce. Ed è proprio nel confronto tra Svizzera e Italia che emergono analogie sorprendenti e differenze decisive. La Svizzera è spesso citata come modello virtuoso: norme chiare, competenze definite, controlli regolari, autorità generalmente percepite come indipendenti. Questo assetto ha costruito nel tempo un alto livello di fiducia collettiva, forgiato da secoli di federalismo decentrato e da una democrazia diretta che coinvolge i cittadini nelle decisioni. Ma la fiducia, quando diventa automatica, può trasformarsi in cecità. L’incidente di Crans-Montana mostra che anche in un sistema altamente regolato possono aprirsi zone grigie, soprattutto quando entrano in gioco interessi economici rilevanti, come il turismo di lusso o la reputazione internazionale di una località.
Il problema, in Svizzera, non è l’assenza di regole, ma il rischio che esse vengano applicate con eccessiva deferenza verso chi “porta valore”. È un “lascia fare” selettivo, meno visibile che altrove, ma non meno pericoloso: la convinzione che un contesto “di qualità” possa permettersi eccezioni, perché il sistema, nel suo complesso, funziona. Questo approccio, radicato in una cultura del consenso e della discrezione, contrasta con l’immagine di rigore assoluto, ma spiega perché stazioni come Crans-Montana, con i loro investimenti miliardari, possano talvolta eludere ispezioni stringenti. In Italia il quadro è opposto solo in apparenza. Le norme abbondano, spesso si sovrappongono e si contraddicono, e il controllo non è percepito come tutela, ma come intralcio o strumento punitivo. La prevenzione è debole, l’intervento arriva quasi sempre dopo l’emergenza, quando il danno è già compiuto. Qui non domina l’eccesso di fiducia, ma la sua assenza: pochi credono davvero che le regole siano applicate in modo equo e costante. Se l’incidente di Crans-Montana fosse avvenuto in Italia, probabilmente lo scenario sarebbe stato diverso, ma non necessariamente migliore: rimpalli di competenze, indagini lente, polemiche politiche immediate, una lunga stagione di sospetti senza risposte chiare. In Svizzera si rischia il silenzio istituzionale protetto dall’efficienza; in Italia il rumore continuo che finisce per coprire le responsabilità. Questo contrasto evidenzia come la “trasparenza rumorosa” italiana possa, paradossalmente, perpetuare l’impunità quanto il riserbo elvetico. Svizzera e Italia condividono una fragilità comune: la distanza tra le regole scritte e la loro applicazione concreta. In Svizzera questa distanza nasce dall’idea che il sistema sia talmente solido da potersi autoregolare; in Italia dalla convinzione che il sistema sia talmente inefficiente da dover essere aggirato. Il risultato, paradossalmente, è simile: le norme perdono forza, il controllo si indebolisce, la sicurezza diventa eventuale. Entrambi i paesi, pur con storie diverse, affrontano il medesimo paradosso della regolazione imperfetta in ambienti ad alto rischio. La differenza cruciale sta nella responsabilità. In Svizzera il cittadino sa che un errore verrà probabilmente accertato, anche se con discrezione. In Italia, l’incertezza della sanzione e la lentezza della giustizia rendono la violazione una scommessa razionale. Non è anarchia, è adattamento.
Il vero nodo è l’indipendenza del controllo. In Svizzera essa è generalmente reale, sostenuta da un forte senso civico e da istituzioni federali poco permeabili alla pressione politica. Ma anche lì, quando il controllo si avvicina ai centri di potere economico, si indebolisce. In Italia, invece, l’indipendenza è spesso solo formale: nomine politiche, interessi locali e condizionamenti economici rendono il controllo vulnerabile e selettivo. Esempi come inchieste su grandi opere pubbliche lo dimostrano chiaramente. Questo produce un effetto devastante: la percezione che la legge non sia uguale per tutti. Quando accade, la legalità smette di essere un valore condiviso e diventa una variabile negoziabile. In entrambi i contesti, ciò mina il patto sociale, favorendo cinismo e disimpegno civico. In entrambi i Paesi si diffonde l’idea che i controlli rallentino lo sviluppo. È un equivoco pericoloso. L’efficienza senza vigilanza genera fragilità, non progresso. La Svizzera lo scopre quando le sue eccellenze mostrano falle inattese; l’Italia lo vive da decenni, pagando un prezzo altissimo in termini di sicurezza, fiducia e competitività. Forse la vera domanda non è “e se l’Italia fosse la Svizzera?”, ma se entrambi i Paesi siano disposti a riconoscere che nessun modello è immune dal fallimento del controllo. La modernità non sta nella velocità delle decisioni, ma nella chiarezza delle responsabilità e nel coraggio di farle valere, anche quando è scomodo. Questo richiede riforme condivise, come maggiore autonomia degli enti ispettivi e sanzioni proporzionate. Ogni tragedia evitabile è un monito. Il controllo non è burocrazia, ma civiltà. E una società è davvero avanzata solo quando le regole proteggono tutti, soprattutto quando nessuno ha interesse a farlo. In un’era di crisi climatiche e rischi globali, questo principio diventa urgente per entrambi i paesi.





