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E SE NE FACESSIMO UN BEL PORTICCIOLO TURISTICO?

Di GINO BARBIERI

All’ex albergo Jolly ce l’hanno fatta a tempo di record. Parcheggio multipiano completato e consegnato al comune di Ischia prima delle feste natalizie, malgrado il pericolo di fuoriuscita dell’acqua termale o inquinamento della falda  esistente in loco. Nella siena, ex Scalfati, alle porte dell’antico abitato del Borgo di Celsa, per un analogo parcheggio interrato (e profondo 15 metri) non sono bastati cinque anni per prosciugare quello che è diventato un invaso di acqua termale e procedere alla posa della piattabanda cementizia di fondazione del futuro maxi parcheggio. Preziosa come il pane, l’area di sosta degli autoveicoli a Ischia Ponte è diventata come l’araba fenice: tutti l’aspettano con ansietà, ma invano,  ricordando i vantaggi e i benefici per il commercio e per la vivibilità del borgo del preesistente parcheggio, ricavato negli anni Settanta nel vigneto di Francesco Scalfati, fra alberi di limoni e uva malvasia: gli ultimi avanzi di un’area verdeggiante sacrificata dall’egoismo degli uomini, ma anche dalle necessità di…mercato!

L’opera che si fregiava della roboante destinazione (stando alle scritte sui cartelli posti al di fuori del cantiere) “ Parcheggio pluripiano interrato e sala polifunzionale a vocazione culturale”, ottenne un robusto cofinanziamento di oltre 4 miliardi e mezzo di vecchie lire dell’Unione Europea e doveva essere completato nel 2015. Ma tutti avevano fatto i conti senza l’oste, ovvero senza tener conto del profondo scavo praticato nel bel mezzo del bacino idrotermale della Fonte dei Sassi, menzionata da Giulio  Iasolino fin dal 1588 nel suo trattato “De Rimedi Naturali…” Le ruspe erano andate a raspare nella sorgente, svegliando dal suo sonno geologico il rivolo sulfureo che secoli addietro sgorgava fra gli scogli di Terrazappata. L’area di seimila metri quadrati si riempì in un battibaleno di acqua termale: una probatica piscina all’aperto che mandò a carte quarantotto il baldanzoso progetto, facendosi beffe dei committenti, dei tecnici, delle pompe idrovore che entrarono in azione per prosciugare l’invaso e di quanti attendevano speranzosi il parcheggio, tanto importante per Ischia Ponte.

Come fu, come non fu, ci persero la testa i geologi, gli strutturisti, le maestranze della Impresa costruttrice e i Santaroni, che pure vantavano un nome di peso fra i… beati del paradiso! Ma ad onta di tali benemerenze, il Cielo si rifiutò di accogliere le calde preghiere di don Mario, ma  cedette a una piccola concessione: rese possibile–miracolosamente- la realizzazione della “sala conferenze”: un parallelepipedo di cemento, che, allo stato, senza aree di sosta, è una cattedrale nel deserto!

Passano gli anni, inesorabilmente, con le idrovore in azione perenne e il pantanellum di pliniana memoria colmo d’acqua, che non accenna a prosciugarsi malgrado gli scavi “torno-torno” delle ruspe e lo scarico di terreno di riporto che tenta, invano, di avere ragione di quella maledettissima acqua termale in piena attività di servizio!

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Siamo giunti al 2019 e i turisti tornati per le festività natalizie all’amato Borgo interrogano i nativi: ”Ma ancora a far guerra all’acqua? Perché non tagliate l’istmo della spiaggetta e ne fate un bel porticciolo turistico?” L’idea non è poi tanto malvagia. Sandro Petti, nella sua fertile fantasia, ne aveva creato uno – colossale- fra l’Antico Mulino e il Pontile Aragonese, distruggendo (in sogno!) uno degli angoli più suggestivi di Ischia. Naturalmente non se ne fece nulla, ma il vecchio leone fu ben pagato da Enzo Mazzella, mentre i rotoli acquerellati finirono nel bidone della spazzatura!

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L’abbiamo buttata sul faceto, ma, attenzione, la questione è maledettamente seria. Ci sono in ballo i soldi pubblici dell’Europa, i progetti da esaminare alla luce dei risultati geologici, le autorizzazioni rilasciate dagli Enti Territoriali, i danni arrecati all’ambiente, la cloaca massima a cielo aperto da cinque anni, un parcheggio perduto, che bene o male assolveva al compito suo, e, forse, i soldi, finiti nella sorgente dei Sassi in seculaseculorum. Un appello a quei minchioni di Bruxelles è d’obbligo:” Ma la finite una buona volta di sperperare il denaro pubblico in tempi così calamitosi per l’economia comunitaria?

Chi investe per tornaconto personale, deve metterci i soldi propri. Se va bene, ci guadagna e se va male, fallisce. Legge di Mercato….naturalmente non quello Europeo!

Alla prossima.

 

 

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